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Mayans MC 3×06 – You Can’t Pray A LieTEMPO DI LETTURA 3 min

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Mayans MC 3x06 Recensione Se dopo un lento scaldare i motori si arriva al giro di boa della stagione con un attentato al protagonista; se tale importante evento avviene per mano di gente dello stesso gruppo motociclistico; se tutto ciò lascia intravedere all’orizzonte una guerra intestina tra bande; se anche con queste premesse si arriva a un episodio con la maggior parte del minutaggio dedicato a drammi familiari e amori vari, allora forse le speranze verso un cambio di rotta di questa terza stagione si vanno affievolendo.

GABY E LA METATELEVISIONE


Nel corso di “You Can’t Pray A Lie” c’è un momento lunghissimo in cui EZ inizia a raccontare un episodio della vita di San Francesco raccontatogli dalla povera madre defunta, una storia lunghissima che lascia immaginare allo spettatore una separazione tra EZ e Gaby perché amore troppo rischioso e impossibile. Da applausi scroscianti come la ragazza riporta quel fesso del suo neofidanzato giù sul pianeta Terra dicendogli “sì ok, bella questa storia, ma ti avrebbero sparato, possiamo concentrarci su questa cosa?”.
Allo stesso modo, si potrebbe sognare che Gaby stesse rompendo la quarta parete, uscendo dallo schermo e interrogandosi di fronte al team creativo sul perché ci si stesse soffermando su storie di santi, oltretutto nello stesso universo narrativo di Sons Of Anarchy.
Tutto ciò sta all’interno di un’ulteriore macro-trama che prende una gran porzione di minutaggio per arrivare ad un punto specifico: EZ porta Gaby al mare. Dopo che gli hanno sparato. E consumano in spiaggia.

BISHOP E LE TRAME CONVERGENTI


Quello che accade nella vita familiare di Bishop, ma anche di Galindo, è una parentesi per cui si fatica a trovare un perché. Ovvio che, come show del genere hanno già insegnato, tutti i semi piantati sono destinati a fiorire e a creare risvolti di trama determinanti. La rabbia del capo della gang nei confronti della ex moglie è, alla fine, la causa scatenante di una delle sequenze che valgono l’episodio, ovvero dell’ordine della ritorsione che indubbiamente porterà alla tanto agognata guerra intestina.
Il problema sta nella percentuale di minutaggio dedicata a questi momenti, resa ancora più inutile dalla consapevolezza dello spettatore che non comprende l’utilità di trame che ben poco hanno a che vedere con le gang di motociclisti.
Volendo tirare le somme di questo sesto episodio e tracciare un piccolo schema, si può arrivare alla seguente conclusione:

  • Ez se la cava dopo lo sparo e gli viene detto di portare Gaby lontano;
  • dopo un po’ di indecisione, Bishop commissiona la vendetta ad Angel;
  • Coco continua con la sua tossicodipendenza.

Tutto questo però avviene in più di 50 minuti di episodio. Minuti infarciti di vicende laterali come sopra citato. Le conseguenze nella trama saranno pure favolose, questo per ora non è dato saperlo, tuttavia il ritmo al momento ne risente non poco.

COCO E BASTA


Coco da personaggio divenuto marginale nelle dinamiche della gang si è ritagliato anche la sua personalissima e marginalissima sottotrama. Le intere sequenze nel campo fricchettone avranno, anche in questo caso, conseguenze importanti ai fini della trama. Allo stato attuale, però, è un unico momento sopra le righe che aggiunge la sola possibilità di un conflitto futuro ma che crea uno spin-off interno costellato da personaggi grotteschi di cui non si sentiva troppo il bisogno.
La ripetitività di dinamiche cui si è già assistito nella serie madre non fa altro che diminuire la curiosità per i risvolti di questa singolare parentesi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sequenza finale e le promesse che da questa derivano
  • La speranza che molte trame, allo stato attuale inutili, abbiano interessanti risvolti
  • Gaby che, all’interno della scena, riporta la questione dell’attentato al centro del discorso, a discapito dell’interessantissima storia su San Francesco
  • Tanto minutaggio sprecato
  • La solita prevalenza di trame a sfondo familiare o romantico

 

La salvezza per un episodio del genere arriva semplicemente per le aspettative che crea e per il “minimo sindacale” che concede dal punto di vista crime. Ormai però le aspettative sono quelle che sono.

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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