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Mayor Of Kingstown 1×01 – The Mayor Of KingstownTEMPO DI LETTURA 5 min

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Mayor-Of-Kingstown-1x01“This is never what I wanted. Never where I thought I’d be. But then I’d never been anywhere else. Even when they sent me away, they just sent me right back here. Every member of my family fights this fight in one way or another. And so does every family who calls Kingstown home. So do a lot of families who will never call it home, but they live here anyway. Waiting. Always waiting.”

Taylor Sheridan continua il proprio rapporto lavorativo con Paramount presentando l’ennesimo drama dal carattere di mob movie (Yellowstone aveva aperto la strada, 1883 Yellowstone dovrebbe seguire a breve). Mayor Of Kingstown è solo l’ennesimo show del regista, sceneggiatore e produttore americano. Un prodotto che può vantare un cast per cui non si è badato a spese: Jeremy Renner (The Hurt Locker, Arrival, senza contare il ruolo di Hawkeye all’interno dell’universo Marvel), Dianne Wiest (Footloose, Edward Scissorhands, Synecdoche New York, The Mule) Kyle Chandler (Argo, Zero Dark Thirty, The Wolf Of Wall Street, First Man, Bloodline), Hugh Dillon (The Killing, The Expanse, Yellowstone, nonché co-creatore della serie e co-regista di questo primo episodio), Aidan Gillen (The Wire, Game Of Thrones, Peaky Blinders).
Nomi dal passato (e dal presente) eccellente che si ritrovano ad essere dirette dalle abili mani di Sheridan che in contesti narrativi di questo tipo riesce quasi sempre a regalare ottimi prodotti. Per l’appunto: quasi.

TEAM MCLUSKY


Mayor Of Kingstown, almeno da questo pilot, non riesce a catturare fin dall’inizio diversamente da quanto accaduto, invece, con Yellowstone.
La serie segue la potente famiglia McLusky che a Kingstown, in Michigan, si ritrova a ricoprire il ruolo di intermediario tra polizia e criminali visto e considerato che l’unico business fiorente sono i vicini carceri. I temi trattati spaziano dal razzismo all’imperante corruzione, dall’ineguaglianza alla ricchezza osannata in modo disturbante. Il tentativo di portare ordine (e riceverne il conseguente riconoscimento) dei McLusky ricorda i Barksdale della prima stagione di The Wire, prima che l’impero lentamente crollasse; oppure, più recentemente, alla famiglia Wallace di Gangs Of London, serie decisamente più simile al prodotto Paramount.
Il “mayor” richiamato dal titolo è Mitch McLusky (Kyle Chandler) così soprannominato per il ruolo di capofamiglia e quindi colonna portante dell’intero ecosistema su cui si basa la città. L’immobilità della puntata sottolinea l’imminente rottura degli equilibri che si manifesta nel preciso istante in cui, per portare a termine una rapina, un improbabile manigoldo qualunque fredda all’interno del suo ufficio Mitch.
L’intero paradigma narrativo fin lì presentato crolla inesorabilmente e dovrà essere riassemblato pezzo dopo pezzo dai prossimi episodi oppure, esattamente come accaduto in Gangs Of London, smembrato malamente.

MITCH O MIKE? QUESTO È IL DILEMMA


E allora perché si è aperta la recensione sottintendendo che questo show sarebbe una macchia (almeno per ora) su quanto fin qui prodotto da Sheridan?
Molti sono gli elementi che disturbano la narrazione.
Prima di tutto l’eccessiva velocità con cui la famiglia McLusky riesce a vendicare il proprio capofamiglia disintegrando la tensione crescente che si era alimentata via via dopo la crudele uccisione nell’ufficio. Lo show cambia focus (Mitch-Mike) all’interno di uno stesso episodio; e di questo cambio se ne percepiva già la necessità dal momento che Mitch continuava ad essere presentato come il personaggio più importante in scena nonostante opening e voce fuori campo fossero unicamente di proprietà di Jeremy Renner.
La vendetta, inoltre, doveva rappresentare un momento catartico per Mike, ma vista la rapidità e l’insipida esecuzione ben poco rimane a fine episodio della rapida chiusura dell’arco narrativo sul potere del “mayor” a Kingstown. Anche se la catarsi, Mike, sembra averla percepita più nell’incontro con l’orso grizzly.

TRA ORSI E SPOGLIARELLISTE


Orsi a parte, anche altre scene e sequenze lasciano abbastanza interdetti.
Su tutti va citata la sequenza del ballo all’interno del night club in cui si consuma l’incontro ravvicinato tra l’uomo che assassinerà poi Mitch ed una spogliarellista, contatto di Milo Sunter.
La sequenza ha del grottesco, nonostante se ne percepisca il tentativo di essere usata come mezzo per accrescere il livello di tensione all’interno della puntata, fino al successivo scoppio.
Dianne Wiest viene lasciata momentaneamente ai limiti della narrazione entrando solo per pochi attimi in contatto con gli altri membri della famiglia McLusky. Una scelta discutibile, anche se considerato il peso dell’attrice ed il ruolo per la famiglia i prossimi episodi verteranno su un suo maggiore e meglio articolato approfondimento.
Difficile, inoltre, riuscire a comprendere la perdita di calma di Bunny e del suo clan quando Mike si ripresenta la mattina dell’incidente: nessuno sembra fidarsi di lui, minacciandolo addirittura con una pistola. Comprensibile che quanto accaduto all’interno della prigione abbia fatto saltare alcuni piani, ma una così bassa fiducia verso una famiglia (McLusky) che sembra regnare incontrastata da tempo sembra nel complesso poco credibile e decisamente accentuata per accrescere ulteriormente il già citato stato di tensione in cui la narrazione è calata.

“Now it’s up to me to keep the rats in the cage content. And the keepers from becoming rats, themselves. This is a company town and the business is incarceration. Seven prisons in a 10-mile radius. 20,000 lost souls with no hope, no future. And I’m their link to a world that doesn’t want them. I’m the life raft. I’m the mayor of Kingstown.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il cast
  • Jeremy Renner
  • Mitch e Mike
  • Il colpo di scena all’interno dell’ufficio del mayor
  • Il personaggio di Mike: l’unico della famiglia McLusky che avrebbe voluto andarsene da quella città si ritrova a dover ricoprire un ruolo che non ha mai sentito suo. Una sorta di Kayce non in salsa ranch
  • Clima da The Wire e Gangs Of London
  • Tensione crescente
  • La grottesca sequenza allo strip club
  • Il momento catartico con l’orso e non con la vera vendetta
  • L’inutilizzo di diversi personaggi
  • La poca fiducia verso la famiglia McLusky eccessivamente accentuata
  • Troppo rapida la vendetta
  • Cambio di focus tra personaggi repentino
  • Post strip club a casa della spogliarellista decisamente surreale

 

Jeremy Renner, alias Mike, raccoglie l’eredità di Mitch, “mayor of Kingstown” e dovrà non solo riuscire a mantenere gli equilibri di una città che ha disperato bisogno di un mediatore, ma dovrà anche tentare di risollevare il livello dello show con un personaggio in grado di mostrare un’evoluzione a tutto tondo. Il materiale e le potenzialità per farlo ci sono tutte.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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