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Palm Springs recensione film
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Palm Springs – Vivi Come Se Non Ci Fosse Un Domani

Nyles e Sarah si incontrano durante un matrimonio, nella soleggiata Palm Springs. Nyles è il fidanzato di una delle invitate, mentre Sarah è la sorella della sposa, damigella d’onore e soprattutto pecora nera della famiglia. Il ragazzo corre in suo aiuto salvandola da una figuraccia quando la famiglia esige a gran voce il suo brindisi. I due passano il resto della serata insieme, appartandosi lontani da occhi indiscreti, quando all’improvviso Nyles viene colpito da una freccia, scagliata da un misterioso uomo di nome Roy, rifugiandosi in una grotta e intimando a Sarah di non seguirlo. Preoccupata per le sue condizioni, la ragazza non l’ascolterà, svegliandosi la mattina dopo all’inizio di quella stessa giornata. Scopre quindi di essere rimasta intrappolata in un loop temporale, costretta a rivivere per sempre quel 9 novembre e senza la parvenza di una via d’uscita, come le fa subito presente il ragazzo, imprigionato come lei praticamente da una vita intera. 

 

Presentato con successo al Sundance Film Festival ed osannato dalla critica all’ultima Festa del Cinema di Roma, il lungometraggio d’esordio di Max Barbakow è infine approdato su Amazon Prime Video, dopo una brevissima quanto sfortunata permanenza nelle sale italiane, partita il 22 ottobre, presto cancellata dalla seconda ondata dell’epidemia e quindi dalla successiva chiusura nazionale dei cinema. Uno spostamento che di certo non ne limiterà la diffusione al grande pubblico, almeno a livello di popolarità, visto che proprio su una piattaforma streaming ha segnato il record per il film più visto di sempre nel primo weekend di “programmazione”. In questo caso su quella di Hulu.
Successo che non stupirà affatto chi avrà visto la pellicola, visto che Palm Springs è la prova di come una buona idea non muoia mai; se si ha una visione precisa e personale, se si trova e (soprattutto) si persegue un giusto focus narrativo, si può ancora raccontare qualcosa di nuovo (o che almeno sembri tale). Ed è così che dopo il sci-fi con Edge Of Tomorrow, l’horror con Auguri Per La Tua Morte, anche la commedia può annoverare la sua moderna, altrettanto inquadrata e più che riuscitissima rivisitazione dell’ormai iconico Ricomincio da Capo, che in fondo era proprio il genere originario, sancendo quindi una sorta di circolare “rientro alla base”.
Ed il film di Max Barbakow ha proprio il merito di ridarne nuova linfa, in una versione che pesca a piene mani dalla tradizione, in un ibrido divertito (e tanto divertente) di più generi, aggiungendoci qualcosa di suo. Un po’ come hanno fatto, nel recente passato, tante simili e felici produzioni provenienti dal cinema indipendente, capaci di compensare la naturale mancanza di mezzi con una scrittura ispirata ed una calibrata cifra tecnica.
Il caso di Palm Springs, in questo senso, può per esempio ricordare quello di Los Cronocrimenes di Nacho Vigalondo, altro fulminante esordio datato 2007 (made in Spagna, rinominato all’estero Timecrimes), che spiccava proprio per la genialità e l’assoluta originalità con cui maneggiava una materia tanto sviscerata come quella del viaggio nel tempo, a fronte di un budget perlopiù irrisorio (2,6 milioni contro i 5 del film di Barbakow), specie se messo a confronto con quello dei grandi blockbuster. Se poi s’inserisce questa sana follia creativa all’interno delle “regole” della commedia surreale, che se trattata con mestiere permette di rendere verosimile anche le derive più assurde, si riesce a raggiungere quel grado di piacevolezza intelligente e irresistibile, un po’ in stile Questione Di Tempo (in questo caso del ben più navigato Richard Curtis, non a caso).

It’s one of those infinite time loop situations you might have heard about…

È proprio questa la caratteristica principale dello script di Andy Siara: il suo giocare, lucido e consapevole, con i meccanismi ereditati dalla tradizione, portandoli anche all’estremo, mantenendo comunque la funzionalità della storia agli occhi di uno spettatore smaliziato. Un doppio movimento perfettamente impersonato dal protagonista Nyles, a partire dalla sua spiegazione del timeloop alla sconvolta Sarah (che appunto quasi bypassa con uno stile rapido e conciso tutte le ripetitività del caso), fino alla costruzione stessa del personaggio, la vera intuizione innovativa della pellicola, con la sua “prigionia” che dura da tempo immemore, al contrario di tutti gli altri “eroi” che l’hanno preceduto, costretti a scoprirne le conseguenze (nel bene e nel male) insieme allo spettatore.
Alle consuete riflessioni che lo stratagemma narrativo del time-loop contiene, sulla caducità del tempo, sull’aver sprecato la propria vita o semplicemente aver sottovalutato la bellezza della sua straordinaria imprevedibilità, il film ha il merito di offrire una diversa prospettiva, oltremodo opposta a quanto già visto finora. L’assenza di rischio e responsabilità che da Bill Murray in poi è sempre stata sì una fascinazione, ma solo passeggera, stavolta diventa un vero e proprio principio esistenziale per Nyles che è bloccato nello stesso giorno da talmente tanto tempo da non ricordarsi neanche la sua vita precedente.
Ed il personaggio di Sarah, nel suo essere quella compagnia giusta che gli serviva per trovare finalmente la serenità (e arrivare a pensare di volersene andare via), è tanto la sua salvezza quanto la sua condanna, perché lei il suo passato se lo ricorda eccome e perché per quanto terribile possa essere ne rimane ancora legata. E qui le due “vecchie” conoscenze seriali, Andy Samberg (Brooklyne Nine-Nine) e Cristin Milioti (How I Met Your Mother), spalleggiati dalla solita sicurezza J. K. Simmons, fanno un lavoro sublime nell’alternare la commedia al dramma, attraverso questa suggestiva evoluzione “inversa”, regalando diverse e per nulla banali sfaccettature al perenne conflitto filosofico e morale su come passato, presente e futuro possano definire l’integrità di una persona e la sua intera esistenza, appunto.
Palm Springs è allora tutti i suoi illustri predecessori ed al tempo stesso qualcosa di sorprendentemente fresco e originale, tanto che anche quegli sviluppi e quei retroscena, della trama e dei personaggi, magari piuttosto prevedibili, risultano comunque convincenti ed efficaci ai fini di una narrazione pressoché impeccabile. Se la ripetizione in Edge of Tomorrow rimandava all’avventura sci-fi e videoludica, qui tutto è a favore di una comicità tanto incredibile quanto meravigliosamente “umana”, fino ad un finale che è la perfetta sintesi tra le due anime della messa in scena: la ragione ed il sentimento.
Una conclusione che acquista maggior valore proprio nel suo paradosso interno, a conferma dell’assoluta destrezza nell’uso del linguaggio cinematografica da parte del suo autore: perché è nell’incontrare la sua deriva più fantascientifica che questa ragionata costruzione ad orologeria scopre tutto il suo lato delicato, tenero e deliziosamente romantico. Un incrocio che ricorda un altro di quei finali (forse ancor più clamoroso, in questo senso) che innalzava all’inverosimile la cifra dell’intero film, quello di Safety Not Guaranteed, altro piccolo gioiellino del cinema indipendente che non a caso lanciò la carriera dell’allora esordiente Colin Trevorrow.
E visti i percorsi fin qui piuttosto altalenanti dei suoi citati predecessori, ancora in attesa della giusta consacrazione (Vigalondo più che Trevorrow, che l’opportunità l’ha avuta, pur fallendola, con Jurassic World), non resta che augurare a Barbakow una maggior fortuna.


Nonostante le sfortune distributive, Palm Springs può essere il film perfetto per una visione casalinga in pieno lockdown, lo strumento in cui far catalizzare tutte le nostre frustrazioni verso la “prigione” della monotonia e della ripetizione. D’altronde l’approdo su Amazon Prime è avvenuto il 9 novembre, ovvero proprio la data che Nyles e Sarah rivivono all’infinito sullo schermo, a dimostrazione di come l’intera operazione sia caratterizzata da una lucidità estrema. Ma oltre i meriti extra-filmici del presente, oltre la conoscenza assoluta della tradizione passata, questo brillante esordio ha anche e soprattutto una rassicurante anima proiettata al futuro, specie nel suo provare che qualcosa di nuovo si può ancora creare, nonostante tutto.

 

TITOLO ORIGINALE: Palm Springs
REGIA: Max Barbakow 
SCENEGGIATURA: Andy Siara
INTERPRETI: Andy Samber, Cristin Milioti, J. K. Simmons, Peter Gallagher 
DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures
DURATA: 90′
ORIGINE: USA, 2020
DATA DI USCITA: 22/10/2020

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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