Il momento tanto atteso è finalmente arrivato ma, come ogni evento carico di speranze e aspettative, Daredevil: Born Again non è riuscito a reggere.
Dopo cinque episodi in cui lo spettatore si è chiesto se questo show si dovesse intitolare piuttosto “Matt Murdock: Born Again”, si giunge al fatidico momento del cambio d’abito.
L’avvocato cieco toglie la giacca in favore del caschetto da diavolo e riprende i panni del vigilante tormentato. Purtroppo, però, questo passaggio è così veloce che probabilmente lo spettatore meno attento potrebbe averlo perso mentre guardava le notifiche sul cellulare.
DI NUOVO IN COSTUME
La decisione repentina di rimettere gli abiti di Daredevil appare, giunti a questo punto, assolutamente affrettata. Sarà che la cara vecchia serie Netflix aveva abituato a momenti epici sottolineati da una sceneggiatura sempre molto coerente e montaggi da pelle d’oca, oltre a interpretazioni magistrali, ma qui la sensazione che ne viene fuori è di una minestra riscaldata, con aggiunta di acqua. L’epicità della scelta di tornare a essere Daredevil si consuma in meno di cinque minuti; pochi passaggi ed ecco Matt Murdock di nuovo all’opera per salvare l’innocente di turno.
Il problema che sorge in questo episodio (ma che si può tranquillamente trasportare all’intera serie) è che non c’è stata coerenza sul target di riferimento. Per introdurre Daredevil ai nuovi spettatori forse sarebbe stato più opportuno creare un prodotto nuovo, non andare a ripescare tra le glorie del passato. Di fatto, un nuovo spettatore che non ha mai visto la serie Netflix non può comprendere fino in fondo il motivo per cui Matt Murdock ha abbandonato le sue attività notturne perché di Foggy non sa nulla. Dall’altra parte, però, chi ha visto e amato la serie Netflix non può che storcere il naso di fonte alla schizofrenia di Matt, il quale certamente ha maturato la decisione nel corso degli episodi ma non è stato supportato dalla produzione che ha fatto apparire questo passaggio così cruciale una decisione di pancia.
Invece, il personaggio di Wilson Fisk appare ben posizionato nella sua linea narrativa: la sequenza finale in cui tira fuori il mostro e torna a essere Kinpin fa uscire da quello strano sogno in cui era solo il sindaco di New York. Anche qui, però, si torna alla critica centrale allo show: le lacune per certi spettatori che non hanno visto gli altri prodotti MCU in cui il personaggio precedentemente appare.
MUSE, IL NEMICO DI CINQUE MINUTI
E neanche il personaggio del serial killer Muse è esente da critiche, altro tasto dolente nella realizzazione della serie. Chi scrive non è a conoscenza dei fatti narrati nei fumetti ma ciò che si vede in “Excessive Force” non è altro che un raffazzonamento, prodotto finale di una serie scritta, girata, riscritta e rimontata. Un “cattivo” presentato nei primi episodi che rispunta fuori al momento opportuno e appositamente per far rivestire i vecchi panni del vigilante a Matt è quanto di più triste si possa vedere.
La domanda che quindi sorge spontanea è: si poteva fare di meglio? La risposta appare scontata, ma non si potrà mai sapere. Quel che è certo è che si DOVEVA fare di meglio, a dimostrazione che molto spesso è meglio chiudere quando si è all’apice.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Un episodio che avrebbe potuto dare tanto ma che non ha lasciato granché. Il Diavolo di Hell’s Kitchen meritava di più e anche gli spettatori, vecchi e nuovi, che a questa serie hanno dato una possibilità. Si spera in una risalita in vista del rush finale.
