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Esterno Notte 1×05 – 1×06 – Eleonora – La FineTEMPO DI LETTURA 4 min

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Il punto di vista del quinto episodio è quello di Eleonora, la moglie di Aldo Moro.
Le tocca un compito difficilissimo, ai limiti delle umane possibilità. Deve, infatti, continuare a tenere unita la famiglia mentre si trova a gestire, da un lato l’ansia e il dolore per la sorte del marito, dall’altro la pressione politica e mediatica.
Le sue scelte sono sempre improntate alla massima riservatezza, anche quando, per un istante, medita di fare una scenata incatenandosi davanti ai palazzi del potere.
Una Margherita Buy sempre sul pezzo attraversa scene di alta intensità emotiva, come quelle in cui il suo personaggio deve identificare gli agenti di scorta, trucidati in via Fani. La lotta più dura è però contro i democristiani, quelli che avevano già dato per morto il loro presidente, anche quando lo si poteva ancora salvare. Particolarmente agghiacciante, poi, è vedere la famiglia Moro decidere le proprie mosse prendendo spunto dal sequestro Sossi, avvenuto qualche anno prima.

ANNI DI PIOMBO


Sembra quasi normale avere il rapimento di un famigliare da gestire. Quelli, d’altronde, erano i cosiddetti anni di piombo, funestati da stragi e atti terroristici.
Anche il presentare una troupe cinematografica che sta facendo un film sul sequestro contribuisce a dare l’idea di un clima assurdo.
Dopo aver visto questa fiction, comunque, ci si ritrova a chiedersi seriamente se ci facciano peggior figura le Brigate Rosse o i politici d’alto rango.
Marco Bellocchio non intende minimamente giustificare o concedere pietà ai terroristi. A loro viene concesso il tempo minimo indispensabile per pronunciare i loro discorsi deliranti. Lo spettatore, vedendoli agire e sentendoli parlare, non è certo portato a tifare per loro.
Bersaglio dei giudizi più duri sono però Giulio Andreotti e, in secondo luogo, Francesco Cossiga.
A pronunciare la sentenza sono lo stesso Aldo Moro e sua moglie, quando definiscono Andreotti “tortuoso come un serpente“, “regista di tutta l’operazione, senza un briciolo di pietà umana”.
Chissà se regia e sceneggiatura hanno osato tanto perché ormai i personaggi in questione sono tutti morti.

PRINCIPE DEL GATTOPARDO


Il giudizio su Cossiga, invece, è altrettanto negativo, ma più sfumato.
Qui l’allora Ministro degli Interni viene dipinto come una figura tratta dal romanzo “Il Gattopardo”. A sentirlo parlare, ricorda molto il principe di Salina, il quale si lamentava di non aver mai visto “neanche l’ombelico” della moglie, nonostante 35 anni di matrimonio e la nascita dei figli.
Gli si addice anche il motto “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è“, il più famoso del libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Cossiga sembra, in diversi momenti, cercare sinceramente di evitare la morte dell’amico e mentore Aldo Moro, ma non trovare il coraggio necessario per farlo veramente.
Il verdetto per lui è uno sprezzante “ciclotimico“. Di sicuro, comunque, dare questo taglio al personaggio ha fornito ottimo materiale per quelle scene oniriche e allucinatorie, usate lungo il dipanarsi delle vicende, per fornire commenti e illustrazioni in modo conciso e assai penetrante.
Una citazione speciale per la scena in cui la mappa si riempie di sangue, degna di nota e sicuramente peculiare.

FACCE DI BRONZO


Trattandosi di eventi realmente accaduti, il finale è dedicato a spiegare brevemente come conclusero la loro vicenda terrena diversi personaggi coinvolti nella storia narrata.
Prima però, c’è spazio per un momento veramente desolante nella sua freddezza e spietatezza. La famiglia di Aldo Moro ha scelto funerali privatissimi, negandosi ad ogni coinvolgimento in discorsi pubblici, commemorazioni ufficiali e quant’altro.
La Democrazia Cristiana ha organizzato un funerale, ovviamente senza il feretro, in San Giovanni in Laterano, facce di bronzo di proporzioni epocali.
A proposito di funerali, viene usata la tecnica di mescolare vere riprese d’epoca a quelle realizzate per l’occasione, con gli attori del cast, espediente che qui da un ottimo risultato come spesso accade.
Fa riflettere inoltre vedere Cossiga eletto Presidente della Repubblica (e pensare a tutti i “sassolini” che si sarebbe “tolto dalle scarpe”) nonostante le dimissioni e gli avvenimenti del caso Moro, ennesimo segno di come l’Italia in realtà non cambi mai, anche dopo tanti proclami.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Margherita Buy
  • Sequenze onirico – allucinatorie
  • Sequenze dove immagini di repertorio si mescolano alle immagini girate per la serie
  • Andreotti

 

Maria Fida Moro si è espressa negativamente su questa miniserie, quanto al suo contenuto. Dal punto di vista stilistico e narrativo, tuttavia, essa segna un bel rinnovamento della fiction all’italiana. Il merito va soprattutto all’uso sapiente delle sequenze oniriche e allucinatorie. Marco Bellocchio, comunque, a 83 anni non deve dimostrare più nulla a nessuno e questo prodotto televisivo lo dimostra a pieno.

Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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