Fargo 5×06 – The Tender TrapTEMPO DI LETTURA 3 min

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5x06 The Tender Trap FargoL’ebrezza del potere è al centro di questo nuovo episodio di Fargo. Un argomento messo in relazione a quanto possa essere effimero tale sentimento quando vengono fuori le spinte motivazionali di alcuni personaggi. In questo caso ad emergere è la figura di Lorraine Lyon.

LORRAINE LYON


Nel cosmo di Fargo, molte la maggior parte delle situazioni sono volutamente grottesche. Per scelta narrativa, raccontare una storia sopra le righe è un modo per porre la stessa narrazione su un piano diverso, fortemente distorto verso l’eccesso al fine di enfatizzare quelle caratteristiche di solito stra-abusate in altri contesti.
Va da sé che anche i personaggi ne vengano investiti. Tolti alcuni ruoli ricorrenti (essenzialmente l’elenco delle forze dell’ordine senza troppi poteri), la maggior parte sono macchiette esilaranti e/o cattivi oltremisura. Inseriti in un contesto dove tutto sembra normale quando invece pochi elementi si rivelano tali (la neve che li nasconde?).
Lorraine rientra tra questi. Interpretata da una bravissima Jennifer Jason Leigh, immediatamente è risultata respingente al pubblico e finora non aveva avuto l’opportunità di esprimere la sua complessità nella maniera distorta a cui Fargo ha abituato.

MOMENTI TOPICI


Lungo l’episodio, ci sono stati due momenti in cui la personalità granitica di Lorraine ha vacillato, mostrando due reazioni a differenti strati di profondità.
Nel confronto che avviene nella sua villa con il deputy Indira Olmstead, si comprende quanto brami (e ne sia affascinata) la necessità di avere un qualcuno che possa dirle di no, o meglio, che sappia confrontarsi ad armi pari nonostante un divario di rango ed economico non indifferente che le separi.
Capire di avere davanti qualcuno che, pur di raggiungere il proprio obiettivo (in questo caso di alta caratura morale), non teme alcuna ritorsione, la vede costretta a “comprarsela” e farla sua. Valevole molto di più di tutta una pletora di persone che la circondano ma che per lei non hanno alcun valore. Oltretutto, nel secondo momento importante dell’episodio (sul finale), vedere come la sua idea di Dot cambi alla luce delle violenze subite e della reazione della fuggitiva alla vita avversa, le rivelano come nel mondo ci siano persone meritevoli di attenzioni per quello che fanno e non solo gente che cade “in tenere trappole” rendendosi ricattabili. Non è poco nel mondo di affari loschi come il suo.

LA TRAMA AVANZA COME DOVREBBE


L’altra caratteristica di Fargo è di non essere necessariamente imprevedibile nello sviluppo delle trame. In questo caso, il fulcro della narrazione è la fuga e la possibile cattura di Dot. Risolto questo punto, non importa profetizzare la morte imminente di due personaggi chiavi di questa trama: il predicatore e rancher dalle botte facili Roy Tilman e il sicario centenario mangiatore di anime Ole Munch. Nella loro “rappacificazione”, pianificano la cattura di Dot ben sapendo che questa li porterà alla rovina, confermando come in Fargo il destino riveste un ruolo centrale, disturbato però da qualche ventata di fondamentale imprevedibilità.
I momenti cringe non mancano, soprattutto quando coinvolgono il figlio di Roy, Gator, palesemente inadatto come erede del padre e forse incarnazione del caos più di ogni altro personaggio. L’interrogatorio del falso Wayne Lyon ne è la prova, finendo nella maniera più spietata, in puro stile Fargo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lorraine Lyon e le sue espressioni facciali
  • La stratificazione motivazionale dei personaggi
  • I necessari momenti cringe della narrazione
  • Gator…
  • Manca all’appello ancora una caratterizzazione più stratificata del personaggio di Jon Hamm
  • … o Gator?

 

Fargo gira la boa e comincia a sistemare le carte per il finale piazzando anche un tema contemporaneo importante (le violenze domestiche) in maniera non didascalica ma anzi arricchendone la profondità narrativa. Un ottimo modo per regalare una piacevole visione di queste serie antologica finalmente tornata più interessante che mai.

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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