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Animali Fantastici - I Segreti di Silente: recensione
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Animali Fantastici – I Segreti Di Silente

A differenza di quanto professa il suo (vero) protagonista stesso, la saga di Animali Fantastici sceglie ciò che è più facile, e non ciò che sarebbe più giusto per questo terzo capitolo, cercando di rimediare agli errori del passato, ma nel suo caso non riuscendoci del tutto.

A Guilin (Cina), nel 1932, Newt Scamander assiste al parto di un qilin, una creatura magica che può scrutare nell’anima e nel futuro. I seguaci di Gellert Grindelwald, guidati da Credence, attaccano e uccidono la madre e rapiscono il cucciolo. A sua insaputa, tuttavia, il qilin ha dato alla luce un altro cucciolo gemello, così Newt decide di salvarlo. Incapace di combattere Grindelwald a causa di un patto di sangue, Albus Silente recluta quindi Newt, suo fratello Theseus, l’insegnante di Incantesimi di Ilvermorny Lally Hicks, il mago franco-senegalese Yusuf Kama, l’assistente di Newt, Bunty Broadacre, e il no-mag Jacob Kowalski per contrastare il piano di Grindelwald per il dominio del mondo.

Dopo il flop commerciale, ma soprattutto di critica e pubblico, de I Crimini di Grindelwald, nonché la sofferta e tanto chiacchierata sostituzione di Johnny Depp, per le note (e attualissime) vicende processuali, con Mads Mikkelsen (che, va detto, non lo fa affatto rimpiangere), torna a distanza di ben quattro anni la saga spin-off di Animali Fantastici. Si riparte dalle ultime grandi rivelazioni del secondo capitolo, si riparte da Albus Silente e dal suo, in questo caso sì, inossidabile interprete.

Tu non hai sete di potere. Ti chiedi solo se una cosa è giusta.

L’ASCESA DI UN DITTATORE


Quasi a volersi “togliere subito il dente”, il film presenta presto un confronto, solamente “verbale”, tra il “nuovo” Grindelwald e Albus Silente (nonché tanto discusso, per via delle censure in Cina, sui riferimenti espliciti del passato amoroso tra i due). Il patto di sangue sigillato nel loro passato in comune, rivelato sul finale del secondo capitolo, che impedisce ad Albus di affrontarlo direttamente è così immediatamente reintrodotto, a fungere da cardine narrativo della storia.
Per salvare la popolazione magica (e non) dalle mire di conquista di Grindelwald, infatti, il “più potente mago del mondo” sarà nuovamente costretto a rivolgersi a sotterfugi e, soprattutto, ad una squadra di alleati fidati quanto “sottovalutati” dalla loro comunità (e non), in cui chiaramente si distingue il massimo esperto di “animali fantastici”, Newt Scamander. Quasi a voler ricordare che in fondo sarebbe lui il protagonista della saga, insieme alle sue “fantastic beasts” appunto, l’apertura della pellicola è tutta affidata alla ricerca del “qilin“, ossia il raro animale che per via della sua incredibile capacità può decidere le sorti delle elezioni.
Attorno ad esso e al suo “gemello”, di cui Grindelwald risulta all’inizio ignaro, ruota tutto il complotto del malvagio mago per ambire alla carica di Supremo Pezzo Grosso e, chiaramente, la controffensiva del primo vero “Esercito di Silente”. Mai come in questo capitolo, probabilmente, la Rowling preme il focus sulla componente politica della saga e, di riflesso, sull'”espansione” del punto di vista spettatoriale sul mondo magico. Un’operazione molto simile a quella fatta da George Lucas per la trilogia prequel di Star Wars, nonché la parte più interessante o quantomeno più “nuova” della saga (anche se, a giudicare dal riscontro del pubblico, altrettanto osteggiata).
E così dopo gli USA e la Francia, stavolta Newt & co. sbarcano in Germania, anche se solo per una visita abbastanza fugace, almeno rispetto alle precedenti ambientazioni. Così come per l’uso gli “animali fantastici”, infatti, il confine tra mero pretesto narrativo ed infinita inventiva dell’autrice è sempre piuttosto sottile (e che si fa sottilissimo nella lunga scena del salvataggio di Theseus ad opera del fratello Newt.

GIUSTO O FACILE


D’altronde, non è un caso, se le emozioni più intense, nel corso della visione, le regalano sempre il ritorno a Hogwarts, con annessa ripresa, da parte del compositore James Newton Howard, del tema ormai immortale firmato da John Williams, fino ai riferimenti alla “lore” del mondo creato dalla Rowling, legata al tragico passato di Silente e della sua famiglia. Perché l’altra grande rivelazione del secondo capitolo è stata quella di “Credence Silente“, appunto, anch’essa tanto discussa e che qui, con l’ennesima trovata salvifica della navigata autrice, trova una sua quadra più che accettabile e anche significativa.
Dalla comparsa di Aberforth, con un inaspettato ruolo centrale nella vicenda, al tanto atteso approfondimento su Ariana, la loro sorella scomparsa, i diversi accenni che ingiustamente non avevano trovato spazio nella saga “originale” diventano qui motore della storia, dando, almeno in questo, una valida ragione di esistere a questa “espansione”, quantomeno per i lettori più affezionati. Perfino la celebre e tanto potente frase sulla scelta tra “ciò che è giusto e ciò che è facile”, pronunciata da Silente a Harry Potter subito dopo la rinascita di Lord Voldemort, diventa la base stessa della guerra a Grindelwald. Una dicotomia che per Albus differenzia, nella sua visione del mondo lucida e al tempo stesso profondamente tormentata dal suo oscuro passato, un’anima corrotta da una più pura. Come Harry, appunto, o come, in questo caso, Newt.
Da questo punto di vista appare più che dovuto l’aver affidato a J.K. Rowling la sceneggiatura della saga, perché l’unica a possedere la conoscenza e la capacità di cogliere e rappresentare tali sfumature dei suoi personaggi e del suo mondo, chiaramente. D’altra parte, pur apparendo stavolta meno confusa e macchinosa de I Crimini di Grindelwald (non a caso, è stata affiancata per la prima volta da Steve Kloves, ossia lo sceneggiatore della maggior parte dei film di Harry Potter), la sua scrittura rimane forse poco adatta al medium cinematografico.
Certo, non aiuta la solita, piatta e fredda regia di David Yates, la cui ennesima conferma è certamente la decisione più inspiegabile di tutta la linea editoriale della produzione, considerando che di tutti i film del Wizarding World che ha diretto fin qui, l’unico davvero notevole è proprio quello più introspettivo, e paradossalmente più lontano dal mondo magico stesso (ossia I Doni della Morte Parte I). Emblematico, a tal proposito, che l’unica scena veramente memorabile, a livello visivo, si può individuare a metà film, quindi più che distanti dal climax finale.

UNA TRILOGIA APERTA


L’ultimo atto è nuovamente l’anello debole dell’opera. Più pulito, sicuramente, ma tremendamente prevedibile, a parte per lo sviluppo legato alla figura di Silente stesso, che risulta alla fine della fiera e senz’alcun dubbio, il personaggio più riuscito, nonché interpretato meglio dal solito impeccabile Jude Law. I personaggi secondari, infatti, sono molto meno coinvolti dei film precedenti, o perlomeno più nel ruolo di esecutori che di protagonisti attivi. Su tutti Jacob, che dopo una studiata evoluzione dei primi due, si “limita” stavolta alla sola “chiave comica” e solo sul finale viene ripreso quanto sedimentato finora, per regalare una degna chiusura al suo arco narrativo Il quale però, proprio per questo, non può che arrivare piuttosto scarico di emotività.
Così come non appassiona la stessa chiusura di questa trilogia, o sarebbe meglio dire “prima parte”, dato che rispetto ai piani iniziali mancano all’appello gli ultimi due film. Eppure, se non fosse che appunto la guerra a Grindelwald manca del suo atto più sanguinoso (e magari, chissà, stavolta davvero appassionante), rimane la sensazione che si potrebbe anche finirla qui, con un finale amaro, spento eppure illuminato da una fioca luce malinconica e rassicurante. Proprio come il più potente mago del mondo che cammina verso l’oscurità, condannato alla solitudine, ma che da lontano continuerà a vegliare su tutta l’umanità, affinché quella luce rimanga comunque sempre accesa, per quanto flebile.


A differenza di quanto professa il suo (vero) protagonista stesso, la saga di Animali Fantastici sceglie ciò che è più facile, e non ciò che sarebbe più giusto per questo terzo capitolo, cercando di rimediare agli errori del passato, ma nel suo caso non riuscendoci del tutto. Quantomeno ha il merito di chiudere i suoi diversi archi narrativi, regalando ai due capitoli finali, se si faranno visto che anche al box-office non vuole saperne di ingranare, l’opportunità di ricominciare dall’inizio e magari chiudere in crescendo. Vedremo se sarà colta o meno.

 

TITOLO ORIGINALE: Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore
REGIA: David Yates
SCENEGGIATURA: J.K. Rowling, Steve Kloves
INTERPRETI: Eddie Redmayne, Jude Law, Mads Mikkelsen, Ezra Miller, Dan Floger, Alison Sudol, Callum Turner
DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Pictures
DURATA: 142′
ORIGINE: USA, UK, 2022
DATA DI USCITA: 13/04/2022

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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