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Indiana Jones e il Quadrante Del Destino recensione
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Indiana Jones E Il Quadrante Del Destino

Indiana Jones e il Quadrante Del Destino è un film godibile, che vive di ricordi e citazioni, ma Harrison Ford è talmente innamorato del suo personaggio che il film risulta essere una degna conclusione per una saga meravigliosa.

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Nell’ultima avventura della saga, Indiana Jones (Harrison Ford) si trova ancora una volta braccato dai nazisti mentre cerca di recuperare un manufatto antichissimo: l’Antikytera o Quandrante del Destino. Ad accompagnarlo nelle fughe rocambolesche tra Manhattan, Tangeri e Siracusa c’è la sua figlioccia Helena Shaw (Phoebe Waller-Bridge). Un viaggio tra passato e presente in compagnia dell’archeologo più affascinante e famoso del mondo.

Indiana Jones e il Quadrante del Destino è un progetto ambizioso, in quanto deve necessariamente regalare una degna conclusione alla saga iniziata nel 1981 con I Predatori dell’Arca Perduta.
Harrison Ford, infatti, in svariate interviste ha ribadito come questa avventura sarebbe stata l’occasione per dare l’addio definitivo al personaggio che lo ha consacrato nel firmamento di Hollywood (assieme ad Han Solo).
Dopo più di quarant’anni e con l’età che avanza, Ford ha capito come fosse giusto appendere cappello e frusta al muro e salutare il fedele pubblico con una pellicola conclusiva.
Il quarto capitolo, infatti, uscito nel 2008 con il titolo Indiana Jones e il Regno Del Teschio Di Cristallo, nonostante un successo al botteghino, aveva suscitato critiche contrastanti per via della tematica (esseri senzienti sovrannaturali) e dei dialoghi non proprio all’altezza. Più che sacrosanto, dunque, uscire di scena in maniera brillante, senza far rimpiangere ai fan l’aver dato fiducia ad Indiana Jones ancora una volta.

Non credo nella magia, ma talvolta nella mia vita ho visto delle cose che non riesco a spiegare. E ho capito che non è a cosa credi il punto… ma con quanta forza ci credi!

TRA RIMANDI AL PASSATO E CITAZIONI


Indiana Jones E Il Quadrante del Destino è il primo film della saga a non essere diretto da Steven Spielberg, bensì da James Mangold (Ragazze Interrotte, Walk The Line, Le Mans ’66).
Nonostante questo cambio importante in cabina di regia – alcuni fan della prima ora potrebbero storcere il naso – Mangold riesce a ricreare, in maniera sapiente e dignitosa, l’atmosfera di Indiana Jones.
Azione, inseguimenti, scazzottate, giri per il mondo, tranelli ed una buona dose di ironia e comicità sono gli ingredienti giusti per riportare la saga ai fasti di un tempo.
La pellicola, comunque, non è esente da difetti: dalla durata eccessiva, alla troppa CGI utilizzata – che fa perdere quel gusto retrò e artigianale al franchise – fino alla mancanza di una spalla forte (Phoebe Waller-Bridge convince solo a metà).
I primi tre film della saga sono diventati dei veri e propri cult, pieni di sequenze memorabili e dialoghi che ancora adesso vengono citati, basti pensare al fenomenale battibecco tra Indiana Jones e suo padre, interpretato da uno strepitoso Sean Connery.
Questo quinto capitolo non brilla altrettanto per capacità e profondità di scrittura, preferendo vivere di rimandi e omaggi ai film precedenti e, proprio per questo, il potenziale della Waller-Bridge non viene sviluppato del tutto.
Harrison Ford, dal canto suo, ce la mette tutta per risultare ancora credibile nei panni di Indiana Jones e ci riesce perfettamente, proprio per l’amore che mette in questo personaggio.

IL FINALE CHE IL PUBBLICO SI MERITA MA DI CUI NON HA BISOGNO ADESSO


Mai citazione fu più azzeccata per descrivere in poche parole lo spirito di Indiana Jones 5: un film che non aggiunge nulla di nuovo, che non colpisce in quanto ad originalità, ma che il fan si merita per salutare l’eroe dall’iconico cappello.
La trama è molto semplice e, per certi versi, sembra riproporre situazioni già viste e vissute, come passaggi sotterranei infestati da insetti giganti ed un nazista che vuole comandare il mondo.
Il film si apre con un flashback ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale che vede un quarantenne Indiana Jones lottare contro i suoi odiatissimi nazisti e recuperare il primo pezzo del Quadrante.
Per l’occasione si è deciso di utilizzare Fran, l’intelligenza artificiale in grado di ringiovanire Harrison Ford prendendo come modello moltissimo materiale d’archivio della Lucasfilm. Impossibile, infatti, pensare di utilizzare un altro attore per un Indiana Jones più giovane, come era successo per il compianto River Phoenix in Indiana Jones e l’Ultima Crociata.
Il risultato è pazzesco e dimostra ancora un volta il potenziale del progresso tecnologico applicato alla settima arte.

GLI ALTRI PERSONAGGI


Se il talento e l’interpretazione di Harrison Ford sono fuori discussione, quello che delude è la caratterizzazione dei personaggi secondari. Phoebe Waller-Bridge riesce a reggere il confronto con Ford solo in pochissime occasioni e la sua comicità non sembra fondersi perfettamente con lo spirito del film.
Antonio Banderas appare solo per pochi minuti, anche se lascia il segno in maniera positiva, John Rhys-Davies viene riesumato solo per far emozionare lo zoccolo duro dei fan, Boyd Holbrook rimane troppo sullo sfondo.
L’unico personaggio altrettanto carismatico è il sempre bravissimo Mads Mikkelsen (Hannibal), che riveste i panni dell’ufficiale nazista Jurgen Voller. Con il suo sguardo glaciale, l’espressione impenetrabile e mai un capello fuori posto, Mikkelsen non fa rimpiangere René Belloq o Walter Donovan.
I due uomini si sfidano e si rincorrono per venticinque anni, su e giù tra la Germania, Manhattan, le stradine strette di Tangeri, il blu profondo della Grecia e le grotte di Siracusa. Fino ad arrivare addirittura indietro nel tempo, durante l’assedio della città siciliana.
Il film si chiude in maniera forse troppo frettolosa e romantica (c’è chi avrebbe preferito che Indy fosse rimasto con Archimede), ma la scena finale fa battere il cuore proprio perché sancisce l’addio ad un grande personaggio e ad un grande pezzo di storia cinematografica.


Indiana Jones E Il Quadrante Del Destino è un film piacevole e godibile che chiude la saga in maniera degna e senza strafare. James Mangold non fa rimpiangere del tutto Steven Spielberg, anche se la conclusione troppo frettolosa e da “finale aperto” delude le aspettative.
Il film riceve un generoso “thank them all” per la sua capacità di intrattenere, per l’amore di Harrison Ford per il suo personaggio e per le lacrimucce versate dai fan di fronte alla fine di un’era.

 

TITOLO ORIGINALE: Indiana Jones And The Dial Of Destiny
REGIA: James Mangold
SCENEGGIATURA: Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, David Koepp, James Mangold
INTERPRETI: Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas, John Rhys-Davies, Mads Mikkelsen, Toby Jones, Boyd Holbrook, Ethann Isidore
DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios Motion Picture
DURATA: 154′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 28/06/2023

 

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Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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