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The Gray Man Recensione
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The Gray Man

Il mercenario più abile reclutato dalla CIA, noto come Court Gentry alias Sierra Six, scopre accidentalmente dei segreti dell’agenzia e per questo diventa il bersaglio dell’ex collega psicopatico Lloyd Hansen e di diversi assassini in tutto il mondo.

Tratto dall’omonimo romanzo di Mark Greaney, The Gray Man segna il ritorno al cinema dei fratelli Russo, dopo il flop di Cherry con protagonista Tom Holland, preceduto però dalla fortunatissima parentesi Marvel, con i due episodi di Captain America ma, soprattutto, con i due campioni d’incassi da record Avengers: Infinity War e Endgame. Pur se neanche lontanamente paragonabile ai citati film corali, pure stavolta i due fratelli-registi non si risparmiano un cast d’eccezione, dai divi del momento, Ryan Gosling e ancor di più Ana De Armas, all’ormai loro “feticcio” Chris Evans, stavolta nei panni dell’antagonista (più che cattivo, davvero “cattivissimo”), fino alla star di Bridgerton Regé-Jean Page e al veterano Billy Bob Thornton.
Con tutti questi notevoli nomi in ballo, The Gray Man è il nuovo tentativo di Netflix, dopo le esplosioni di Michael Bay e l’universale ironia di Ryan Reynolds, di avvicinarsi ai blockbuster dell’action movie da sempre monopolio di Hollywood. Distribuito nelle sale in uscita limitata il 13 luglio, il film è stato infatti rilasciato sulla piattaforma il 22, guadagnandosi subito un discreto successo, tanto da aggiudicarsi l’annuncio di un prequel e di uno spin-off.

Il mio ego è un po’ ammaccato!

TRA DE PALMA E BAY: LA GIUSTA SINTESI


Non è difficile capire perché The Gray Man possa essere piaciuto tanto. Lo si può dire subito, è la storia di spionaggio mista ad azione delle più classiche, che muove direttamente dai fasti di Mission: Impossible, col protagonista-agente segreto Sierra Six (Gosling) che si ritrova invischiato in un complotto orchestrato dalla sua stessa agenzia. Tutta la pellicola lo vedrà in fuga dai suoi stessi datori di lavoro (Page), tentare poi di smascherare il loro piano, cercando intanto di salvare la sua vita e quella del suo mentore (Thornton) e, soprattutto, della sua piccola nipote. C’è allora davvero poco di nuovo in quest’ultima fatica dei Russo, tra caratterizzazioni stereotipate (su tutte, il già citato “Cattivissimo Evans”), battute “cazzute” figlie del genere (come quella sopra, su tutte), seguite da catastrofiche esplosioni, tante (tantissime) pallottole e del girl power che non guasta mai, quasi tutto in mano alla De Armas e un po’ a Jessica Henwick (specie nel finale), anch’essa ben conosciuta in questi lidi (e in casa Marvel) per il suo ruolo in Iron Fist.
Perché, quindi, tanto successo? L’ago della bilancia dell’intrattenimento è tutto dalla parte dei Russo, professionisti e maestri delle riprese d’azione (Captain America: Winter Soldier è ormai un cult in tal senso), che si posizionano esattamente a metà tra l’autorialità di un Brian De Palma (regista del primo indimenticabile episodio della saga con Tom Cruise) e la follia senza freni di Michael Bay. Riescono così a rendere la visione, comunque priva di sorprese e di particolari plot twist, assolutamente divertente e goduriosa, dando al pubblico del genere esattamente ciò che si aspetta. Va detto, a tal proposito, che ciò rispecchia in toto la filosofia della casa madre Netflix, la quale non intende affatto porsi come rivoluzione linguistica o narrativa, al massimo solamente distributiva. Perciò se il confronto con i blockbuster di Hollywood resta ancora abbastanza impietoso, specie pensando proprio agli ultimi Mission: Impossibile (senza scomodare l’impressionante sequel di Top Gun), si registra quantomeno un passo avanti in termini puramente tecnici e visivi.

L’ASSASSINO DAL CUORE D’ORO


Detto del lato registico, unica vera colonna portante del film, a reggere azione, trama e “sentimenti” è il volto straordinariamente espressivo, vista la sua quasi assoluta impassibilità, di Ryan Gosling. D’altronde se registi come Refn o Villenueve lo hanno scelto per i loro personali blockbuster “d’autore” un motivo ci sarà. E non può che essere altrettanto perfetto per il personaggio di Sierra Six, il classico assassino spietato ma con traumi alle spalle e, naturalmente, un gran “cuore d’oro”, come testimoniano i flashback che mostrano il suo legame con la piccola Claire.
Ancora una volta, nulla di nuovo, certo, ma con un casting così azzeccato (accompagnato, chiaramente, da un’interpretazione impeccabile) anche un personaggio scritto tanto tradizionalmente può scatenare l’empatia dello spettatore più smaliziato. Così come risulta altrettanto perfetto l’aver chiamato Evans per il ruolo del pazzo antagonista senza scrupoli, il quale, pur evidentemente sopra le righe, ha il merito di farsi odiare quanto basta, in vista dello scontato scontro finale a suon di sangue e cazzotti.
Entrambi, allora, rappresentano l’emblema dei pregi e difetti della pellicola, capace di divertire, farsi seguire dal cosiddetto punto A al punto B con emozione e trasporto, ma senza superare mai il confine dell’esperienza “usa e getta”. Eppure, un lavoro orchestrato così bene vale il prezzo del biglietto (o dell’abbonamento), e per un prodotto che si presenta in questa maniera, ossia così trasparente e senza voler illudere nessuno, può considerarsi assolutamente una vittoria.


Il nuovo tentativo di Netflix di avvicinarsi ai grandi prodotti dell’industria Hollywoodiana segna, riassumendo, sì un deciso passo avanti, ma restando ancora ben lontano da un traguardo quantomeno memorabile. Ma in fondo, come detto, non è detto che voglia farlo, né che tutti i film del genere debbano per forza proporre qualcosa di nuovo. Insomma, grazie soprattutto al mestiere dei Russo e del loro ottimo cast, senza infamia, sì, ma con lode.

 

TITOLO ORIGINALE: The Gray Man
REGIA: Anthony e Joe Russo
SCENEGGIATURA: Joe Russo, Christopher Markus e Stephen McFeely
INTERPRETI: Ryan Gosling, Chris Evans, Ana De Armas, Jessica Henwick, Regé-Jean Page, Billy Bob Thornton
DISTRIBUZIONE: Lucky Red, Netflix
DURATA: 129′
ORIGINE: USA, 2022
DATA DI USCITA: 13/07/2022

 

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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