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Five Days At Memorial 1×01 – Day OneTEMPO DI LETTURA 4 min

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Five Days At Memorial 1x01 recensioneSono passati esattamente 17 anni da quel fatidico agosto 2005, eppure in America l’impatto lasciato dall’Uragano Katrina è ancora più vivo che mai. E come potrebbe essere altrimenti. Uno tra i cinque peggiori uragani della storia americana, Katrina ha lasciato dietro di sé una fittissima rete di devastazione e morti. Con la Costa del Golfo degli Stati Uniti investita in pieno, le conseguenze peggiori sono state registrate soprattutto in Mississippi (238 morti) e Louisiana (addirittura 1577 morti, oltre l’inondazione dell’80% di una città del calibro di New Orleans). Un disastro a livello umano, economico e ambientale che ha segnato profondamente l’America intera.
Non a caso, dunque, anche a livello mediatico il ricordo di questa catastrofe non si è mai spento, prendendo spesso in considerazione l’Uragano Katrina come potenziale protagonista di diversi adattamenti. Un’attenzione apparentemente morbosa che, invece, appare utile per non dimenticare le drammatiche conseguenze lasciatesi dietro da questa calamità naturale. Elementi ancor più da non sottovalutare in un periodo in cui il pericolo dei cambiamenti climatici è più forte che mai.

“This is the storm some have long feared.”

UN PROGETTO A LUNGO ATTESO


Five Days At Memorial è una miniserie composta da 8 episodi che mette in scena l’adattamento del libro di Sheri Fink, “Five Days At Memorial: Life And Death In A Storm-Ravaged Hospital”, pubblicato nel 2013. Un libro che in realtà è un’estensione di un articolo scritto dalla stessa giornalista e pubblicato su The New York Times Magazine nel 2009, che è valso alla Fink il Premio Pulitzer nella categoria Giornalismo Investigativo. L’articolo, così come il libro stesso, raccontano e analizzano le drastiche decisioni prese dal personale medico del Memorial Medical Center Hospital di New Orleans nei cinque giorni in cui l’Uragano Katrina ha invaso la città intrappolando migliaia di persone senza elettricità all’interno dell’ospedale.
Con un incipit così forte, non sorprende che sia subito nata l’idea di trasporre questi drammatici eventi su schermo. Ma la strada che ha portato al progetto non è stata semplice. La prima idea nasce subito dopo la pubblicazione del libro, quando il produttore Scott Rudin ne acquista i diritti per l’adattamento di un film che tuttavia non vedrà mai la luce. Anni dopo, i fan di American Crime Story ricorderanno i tentativi della rete FX e di Ryan Murphy di produrre una stagione incentrata proprio sull’Uragano Katrina, progetto che in un primo momento viene posticipato e in seguito abbandonato.
Si arriva così a settembre 2020 quando finalmente la miniserie Five Days At Memorial viene ordinata ufficialmente da Apple TV+ con John Ridley e Carlton Cuse come ideatori, scrittori e registi del progetto.
Nonostante il lungo processo di formazione, come al solito Apple TV+ non delude le aspettative, proponendo un drama duro ed efficace, coadiuvato da un cast di tutto rispetto. Tra i personaggi principali spiccano soprattutto le attrici Vera Farmiga (qui nei panni della dottoressa Anna Pou, una dei protagonisti reali dell’emergenza al Memorial Center) e Cherry Jones. Completano il cast poi, Cornelius Smith Jr., Robert Pine, Adepero Oduye, Julie Ann Emery e Michael Gaston.

IL PRIMO GIORNO DI KATRINA


Five Days At Memorial è composto da otto episodi totali ma il metodo di narrazione scelto non è lineare. La storia principale è ovviamente ambientata nei cinque giorni in cui il Medical Center è rimasto senza elettricità e “prigioniero di sé stesso”. “Day One” racconta così il primo giorno in cui l’Uragano Katrina arriva a New Orleans e inizia a creare i primi disagi. Da questo punto di vista, il pilot svolge un egregio lavoro nel presentare al meglio la situazione in cui versa l’intera costa americana, l’ospedale e i character principali, per una descrizione che può apparire un po’ lenta ma che, favorita dal contenuto minutaggio del primo episodio, svolge al meglio il suo ruolo introduttivo.
Come detto, però, la narrazione non risulta lineare, avvalendosi di due diverse timeline: mentre gli eventi in ospedale appaiono come flashback, il presente si svolge ben 13 giorni dopo il passaggio di Katrina e porta con sé svariati strascichi etici e politici. Qui va infatti in scena un’indagine su ciò che è realmente accaduto in quei fatidici cinque giorni nel Medical Center, ponendo sotto la lente d’ingrandimento gestione, organizzazione e conseguenze.
Il pilot dona da subito uno sguardo alla strutturazione del piano d’emergenza dell’ospedale, sottolineando un’impreparazione di fondo e inadeguati strumenti di evacuazione. Ma il primo episodio si ferma qui, alle questioni tecniche, mentre saranno le prossime puntate quelle che alzeranno il livello emotivo della serie. La cronaca relativa al caso del Memorial Medical Center durante l’Uragano Katrina ha infatti lasciato dietro di sé dibattiti etici e morali importanti che, dopo la visione del primo episodio, non si fatica a credere la serie di Apple TV+ riuscirà a portare degnamente in scena.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Immagini di repertorio funzionali sia a livello narrativo che emotivo
  • Metodo di narrazione diviso tra l’indagine del presente e gli eventi durante l’uragano
  • Buona presentazione del pericolo in arrivo, dell’inadeguatezza del piano d’emergenza e dei protagonisti
  • Pilot forse un po’ lento (ma che in realtà ben si presta al contesto drammatico)

 

Dopo svariati tentativi, l’Uragano Katrina finalmente riesce ad ottenere il suo adattamento televisivo. Una rappresentazione che non mira a mostrare solo i danni materiali, ma riporta in auge un dibattito etico e morale di estrema complessità legato a questa catastrofe che forse non tutti conoscono.

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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