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R.I.P. (Recenserie In Peace) – Harper’s IslandTEMPO DI LETTURA 3 min

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Una delle regole primarie per una serie è quella di avere un solido gruppo di attori protagonisti che devono sapersi far amare, o perfino odiare, dal pubblico. Ci vogliono characters che in pratica sappiano far breccia nel cuore dello spettatore e che, nel bene e nel male, lo rendano partecipe della serie di sfighe e di gioie che gli sceneggiatori hanno in serbo per loro. Questa di norma, ma Harper’s Island non è la norma, è un esperimento televisivo che ha funzionato alla grande e che si fa beffa di questa legge non scritta.
Dietro il nome apparentemente innocuo di questo telefilm si cela in realtà un’anima cinica appartenente al genere cinematografico degli slasher movie, ovvero tutti quei film come Scream e Nightmare che cominciano con un nutrito gruppo di amici e terminano con un folto numero di cadaveri ammazzati dallo stesso serial killer. Harper’s Island è questo, uno slasher movie riconvertito in forma seriale per la bellezza di quasi 9 ore di omicidi in un’isola che è stata completamente isolata dal resto del mondo, sia telefonicamente che fisicamente per un intero weekend.
La trama è presto detta: c’è un matrimonio da festeggiare e da Seattle si parte tutti per andare nell’isola di Harper dove ci sarà una 3 giorni di pranzi, cene e delitti non inseriti nello scheduling degli invitati. L’idea che il serial killer sia sempre la persona più impensabile è più che valida in Harper’s Island, anzi, c’è di più, è un elemento in più che è stato sfruttato all’ennesima potenza dagli sceneggiatori perchè, oltre a giocarci molto a livello di trama, questo diverrà il vostro chiodo fisso che vi porterà ad analizzare ogni singola parola degli invitati al matrimonio quasi come se foste con loro davanti alla macchina della verità. Ad Harper tutti hanno segreti, figuriamoci se non ne hanno, e tutti fanno cose all’oscuro di tutti, l’unica cosa certa è che alla fine di questa 3 giorni i becchini avranno molto lavoro da fare e voi avrete svelato tutti gli altarini che c’erano da svelare e, credetemi, ce ne sono quasi troppi.
L’elemento in più di questo slasher series è il fattore “indovina chi”, inutile negarlo. E’ quel qualcosa che vi abbaglia e che vi porterà a chiudervi in casa 9 ore senza mangiare e bere per scoprire il prima possibile la vera identità del serial killer perchè, credetemi, è un prurito che non riuscirete a grattare via. In 13 puntate non c’è invitato, sposo, sposa, genitori della sposa o prete su cui non punterete il dito sogghignando “è lui il killer!”, e per 13 o più volte verrete smentiti alla grande. Il cast di attori è talmente nutrito e ben congegnato da rendere questa caccia un insano e divertente passatempo, vi farà scoprire nuove sensazioni che non pensavate di possedere, un istinto di caccia all’uomo che non credevate possibile e alla fine vi lascerà con un ricordo indelebile ed un appagamento che raramente può darti una serie di soli 13 episodi. Come a dire che a volte è inutile trascinare la questione oltre la 1° stagione perchè il meglio è già stato dato.
Ad ogni modo l’idea che si ha una volta finita la visione di tutti gli episodi è che il plot non fosse stato concepito per dar luce a più di una stagione, anche per evidente scarsità di persone da mandare al macello. Anche per questo motivo è un po’ inutile introdurvi in questa sede quella trentina di personaggi che hanno dato vita a questa serie, alcuni spariranno subito e per tutti gli altri ci sarà davvero troppo poco tempo per affezionarsi vista la spada di Damocle che pende sopra la loro testa. Quello che vi serve sapere è che ne rimarrà solo uno nessuno è esente dalla minaccia di morte che incombe su questo matrimonio, i clichè verranno smantellati cadavere dopo cadavere e la vostra sete di conoscenza salirà in maniera esponenziale. Se non l’avete mai visto, prendetevi un giorno di ferie, datevi malati a lavoro e spegnete il telefono. Le prossime 9 ore le passerete isolati su Harper’s Island.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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