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Hunger Games La Ballata Dell'Usignolo e del Serpente recensione
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Hunger Games – La Ballata Dell’Usignolo E Del Serpente

Il ritorno nell'universo di Hunger Games consegna un film non epocale o miracoloso, ma avvincente e convincente.

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Prequel della saga Hunger Games, questo film segue principalmente la formazione del futuro presidente Coriolanus Snow, all’epoca in cui i Giochi assumevano piano piano la forma definitiva.

Quando, nel 2020, Suzanne Collins diede alle stampe La Ballata dell’Usignolo e del Serpente, nuovo capitolo della saga Hunger Games, diversi sagaci e lungimiranti booktubers capirono subito che ne sarebbe stato tratto un film. L’indizio principale stava, secondo loro, nel gran numero di canzoni in cui si esibiva la protagonista (usignolo, appunto, perché canta), belle pronte per una sceneggiatura.
L’annuncio della produzione della pellicola, comunque, non è stato accompagnato da manifestazioni di giubilo, anzi.
Il rischio di voler solo allungare il brodo, realizzando un prodotto mediocre per campare di rendita sul successo di un marchio, era concreto.

UN MINUZIOSO LAVORO STILISTICO


La storia è ambientata qualche decennio prima degli eventi in cui si trova coinvolta Katniss Everdeen, protagonista della trilogia principale.
Scenografie e costumi, quindi, richiamano un po’ gli anni ’50 e ’60 del ventesimo secolo. In particolare, c’è un certo sapore di gotico stalinista, molto adatto ad una nazione appena uscita da una guerra feroce.
Lucy Gray, protagonista femminile, è invece membro di una comunità di nomadi. I suoi abiti sono perciò in stile gitano. La ragazza, inoltre, è abituata ad esprimersi con la musica. Canta canzoni folk in cui mette il suo vissuto personale, come una piccola Joan Baez.
I momenti musicali, tuttavia, non fanno di questo film un musical. Il mondo degli Hunger Games non deve essere gioioso. Questo però non impedisce a Rachel Zegler di esprimersi di più e forse anche meglio rispetto al classico musical West Side Story, rivisitato da Steven Spielberg, in cui era la giovane eroina Maria.

POCO E BENE DAL PUNTO DI VISTA CONTENUTISTICO


Le decisioni in ambito contenutistico, invece, si reggono su due semplici pilastri principali.
Primo l’inclusività, parametro importantissimo al giorno d’oggi: c’è ma non si vede.
Se fra i giovanissimi Tributi ci sono una bimba down, un ragazzo senza un braccio e uno senza un occhio, lo spettatore ne ricava principalmente l’idea di un’epoca in cui i Giochi erano ancora in fase embrionale. Non c’è traccia di distretti che mandano i loro ragazzi più belli e palestrati, specificamente allenati da una vita. Dev’essere effetto della copertura mediatica e questo dà da pensare. Hunter Schafer di Euphoria, attrice trans, interpreta un personaggio cis, ma soprattutto ha il look giusto per preannunciare Effi Trinkett.
Peter Dinklage di Game Of Thrones, invece, porta il giusto mix di autorevolezza e tormenti alla figura del rettore Casca.
Il secondo pilastro, invece, è che l’amore non sempre basta a redimere una persona. Il serpente di cui nel titolo resta sempre pericoloso.

RITRATTO DEL PRESIDENTE DA GIOVANE


Coriolanus Snow viene presentato come un giovane uomo ambizioso, profondamente segnato dalla storia della sua famiglia. Vuole vendicare gli stenti patiti durante la guerra e farla tornare agli antichi splendori.
Lucy Gray gli capita fra capo e collo. Gli mostra un altro mondo, con altri principi.
Il momento fanservice lascia un po’ il tempo che trova. Fa piacere risentire la canzone The Hanging Tree, sapere che Katniss è il nome di una pianticella selvatica e amenità simili. Però, per capire certe reazioni di uno Snow ormai anziano davanti alla Ragazza di Fuoco, basta sapere che Lucy Gray, come Katniss, viene dal 12° distretto.
L’importante è che, nonostante l’amore, il futuro presidente non devia dai binari su cui si è lanciato. Anche dopo la scomparsa della ragazza, preannunciata dal suo nome, resta pronto a uccidere ed elimina chi ritiene un ostacolo su suo cammino.


Francis Lawrence torna in cabina di regia dopo aver diretto tre dei quattro film dedicati agli Hunger Games. Accetta una scommessa non partita con aspettative altissime e la vince. Il risultato non è epocale o miracoloso, ma avvincente e convincente. Un grande merito va al ruolo del “cattivo”, sapientemente dosato tra lo stesso protagonista Tom Blyth e una magistrale Viola Davis. Quest’ultima riesce a presentare la follia della dottoressa Volumnia Gaul tenendola rigorosamente sotto controllo.
Chi non ha visto nessun film della saga, naturalmente, non potrà fare confronti e godrà solo la metà. Si troverà però davanti ad un film compiuto in se stesso e fruibile.

 

TITOLO ORIGINALE: The Hunger Games – The Ballad Of Songbirds And Snakes
REGIA: Francis Lawrence
SCENEGGIATURA: Michael Lesslie, Michael Arndt

INTERPRETI: Tom Blyth, Rachel Zegler, Hunter Schafer, Peter Dinklage, Viola Davis
DISTRIBUZIONE: Medusa Film
DURATA: 157′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 15/11/2023

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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