Keep Breathing 1×01 – ArrivalsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Keep Breathing 1x01 recensioneSin dal suo arrivo su Netflix, lo scorso luglio, Keep Breathing si è da subito mantenuta stabile nella Top 10 delle serie più viste della piattaforma streaming. Una stabilità che ha fatto crescere la curiosità nei confronti di un prodotto arrivato quasi in sordina, senza proclami particolari. Ma si sa, la fiducia nei confronti di Netflix inizia pericolosamente a scarseggiare e la presenza in classifica non è sempre indice di buona qualità, anzi.
Il dubbio, quindi, porta almeno alla visione del pilot, per un primo episodio che, con un minutaggio facile da digerire (appena 35 minuti), ad una prima occhiata si presenta decisamente gestibile.

TUTTA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA


Keep Breathing si presenta come una miniserie di genere survival drama composta da appena sei episodi. Creata da Martin Gero e Brendan Gall, che fungono anche da produttori esecutivi del progetto, la serie nasce nel febbraio 2021 con il titolo Breathe, per poi essere rinominata con il titolo definitivo poche settimane prima del suo rilascio ufficiale. Prodotta da Warner Bros. Televisione Studios, tutti gli episodi sono stati girati a Vancouver, per una scelta di location vicina a quella narrativa.
La storia, infatti, è ambientata prevalentemente nel bel mezzo del Canadian wilderness che diventa protagonista della storia quando l’elicottero con a bordo l’avvocato Liv Rivera precipita nel bel mezzo di questa natura selvaggia. A conti fatti, la trama principale mostra essenzialmente questo: con una Liv sola, dispersa e impossibilitata a comunicare con il mondo esterno, la serie sembra ridursi ad una mera questione di sopravvivenza.
Tuttavia, gli input lanciati nel corso del pilot non mancano, lasciando emergere sin da subito altri elementi che, nel corso dei restanti episodi, andranno ad integrare la trama cercando di mantenerla viva. Il plot presentato da questa prima puntata, infatti, porta con sé sia pregi che difetti. Da un lato c’è il mistero dietro il personaggio di Liv, apparsa sin da subito con un bagaglio emozionale tutto da scoprire e che, nei minuti finali del pilot, aggiungerà ulteriore sostanza a quanto lasciato intendere finora. Da questo punto di vista va detto che “Arrivals” non svolge un gran lavoro, soprattutto perché i ricordi di Liv vengono quasi buttati a caso nella narrazione attraverso flashback non sempre mostrati al momento giusto e senza alcuna cognizione di causa apparente. Elementi che sicuramente i prossimi episodi dovranno approfondire in maniera più adeguata ma che, per ora, lasciano un po’ perplessi per la loro presentazione.
Da un altro lato, però, è la parte survival a catalizzare sin da subito maggiormente l’attenzione. Il personaggio di Liv si ritrova infatti da sola dispersa su un’isola deserta, riportando alla memoria tutti i film/serie tv dello stesso genere che hanno sempre suscitato una certa curiosità nell’arte del sopravvivere. Più dei problemi personali del personaggio, risulta quindi accattivante la complessa situazione del character e delle avversità che dovrà affrontare.

MELISSA BARRERA E COS’ALTRO?


L’avvocato Liv Rivera funge dunque da unico fulcro della serie. Seppur attraverso i flashback non mancano gli intervalli con altri personaggi, la maggior parte della narrazione ruota intorno alla solitudine di questa donna costretta a sopravvivere e, allo stesso tempo, ad affrontare sé stessa. Fortunatamente, la scelta del casting è risultata giusta per questa particolare occorrenza. Il ruolo della protagonista è infatti interpretato dall’attrice Melissa Barrera che, almeno per il pilot, svolge un buon lavoro nel presentare il suo character, riuscendo a catturare l’attenzione del pubblico e creare un minimo di empatia per la situazione in cui si ritrova.
Un elemento fondamentale per una scelta narrativa del genere che non è detto riesca a mantenersi a galla fino alla fine. Con sei episodi a disposizione incentrati su una protagonista in solitaria, infatti, le possibilità di perdere verve narrativa sono altissime e, questione di sopravvivenza a parte, se i flashback non aumenteranno d’intensità la serie sembra già destinata ad autodistruggersi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Buon lavoro di Melissa Barrera
  • Curiosità per le chance di sopravvivenza sull’isola
  • Flashback presentati in maniera un po’ troppo discordante dalla narrazione
  • Un solo personaggio a reggere la trama sembra un piano destinato a fallire 
  • Solite situazioni create ad hoc per raggiungere obiettivi narrativi scontati

 

Gli elementi da survival drama, uniti ad un minutaggio decisamente contenuto, rendono Keep Breathing una visione apparentemente gestibile. Tuttavia, i campanelli d’allarme iniziano già a suonare per una serie che non sembra davvero in grado di reggere con quei pochi elementi che ha messo in scena.

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Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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