“Attenzione, attenzione.
Questo è un messaggio dell’esercito argentino. La nazione sta combattendo un nemico sconosciuto. Un attacco senza precedenti ha gettato le nostre strade nell’oscurità e nel silenzio. Ma non siamo stati sconfitti.
La Resistenza è viva.
Chiediamo a tutti i sopravvissuti di raggiungere Campo de Mayo. Ripeto. Chi riuscirà a raggiungere Campo de Mayo troverà riparo e protezione.
Non siete soli. Insieme siamo forti. Questo messaggio verrà ripetuto ogni cinque minuti. Se lo ascoltate, diffondetelo.
Viva la Resistenza! Viva l’Argentina!”
L’Eternauta si conclude con un enorme cliffghanger, ben noto ai lettori del fumetto e già palesato nei precedenti episodi. Il racconto cambia piano narrativo, si proietta verso qualcosa di diverso e giustifica la bontà dei cambiamenti (o almeno parte di essi) fin qui portati in scena, partendo proprio dalla struttura dei “nemici” fin qui mostrati.
Rinnovata per una seconda stagione, che probabilmente potrà contare su otto episodi, The Eternaut si è mostrata ben solida dal punto di vista narrativo, nonostante alcune pecche siano abbastanza evidenti; oltre al fatto che alcuni grossi plot twist con cui questo show dovrà scendere a patti sembrano voler già essere inseriti a forza in questo finale. O, quanto meno, vengono lasciati in sospeso dopo essere stati citati in dialoghi del tutto casuali: si veda per esempio il dialogo finale di Juan Salvo che ammette di essere già stato allo stadio e di aver già vissuto tutto quello che sta osservando. Si tratta di un appiglio narrativo chiaramente collegato alla seconda stagione, ma che ora appare più un qualcosa di malamente inserito nella sceneggiatura per amplificare il lato sci-fi.
Ma a parte questo il finale della prima stagione di The Eternaut convince: 70 minuti circa di intrattenimento che, nonostante un denso minutaggio legato all’attacco alla torre radio, non annoia.
LA GUERRA PER PROCURA
Quella raccontata in questi primi sei episodi è una guerra indiretta, in cui la forza nemica resta costantemente nell’ombra, manipolando pedine umane e non per raggiungere i propri obiettivi.
Il primo atto dell’invasione è segnato dall’uso della “neve mortale”, un’arma biologica diffusa a livello globale, capace di annientare ogni forma di vita con cui entra in contatto. Questa mossa ricorda le tattiche di guerra batteriologica o chimica, in cui l’obiettivo non è il confronto diretto, ma la distruzione lenta e inesorabile del nemico attraverso agenti invisibili e implacabili (come gli agenti tossici utilizzati durante la Prima Guerra Mondiale): la neve è simbolo di un’invasione silenziosa, capace di cancellare la vita umana in modo spietato e sistematico, destabilizzando le strutture sociali e militari senza colpo ferire.
Superata questa prima fase di “bonifica” della Terra, l’attacco si intensifica con l’invio di unità subalterne: i Gurbos (il termine tecnico del fumetto, dove erano di diversa fattezza tuttavia), creature simili a insetti giganti. Essi rappresentano una forza d’urto semplice ma letale, utilizzata per seminare il caos tra i sopravvissuti e abbattere ogni forma di resistenza organizzata. Qui si riscontra un approccio simile alle tattiche di assalto meccanizzato, dove forze numerose e sacrificabili vengono mandate in prima linea per logorare il nemico. I Gurbos agiscono senza coscienza, guidati da istinti predatori (una volta uccisi, gli altri si gettano sul corpo per cibarsi), e sono perfetti per un’invasione che non richiede diplomazia o controllo, solo devastazione.
Il passo successivo è l’introduzione degli “Hombres-Robot”, esseri umani trasformati in automi senza volontà, automi. Questa fase rappresenta un’evoluzione strategica: gli invasori non solo attaccano, ma corrompono e utilizzano le risorse umane contro gli stessi sopravvissuti. È una forma di guerra psicologica e di manipolazione delle forze nemiche, simile alle operazioni di infiltrazione e controllo mentale sperimentate durante la Guerra Fredda.
Tutto questo approccio ricorda le strategie di guerra per procura (proxy war), in cui le grandi potenze si scontrano indirettamente, utilizzando eserciti locali o fazioni paramilitari per evitare di esporsi direttamente. In L’Eternauta, l’effetto è quello di un conflitto permanente e senza volto, dove i veri nemici non sono mai visibili, rendendo impossibile combatterli con le tecniche militari tradizionali.
“Qualcuno vuole danneggiare la fondazione.”
UN PLOT TWIST TELEFONATO?
Il plot twist di fine episodio, con i Manos intenti a controllare gli altri alieni, colpisce per il chiaro motivo di vedere qualcosa di inaspettato, nonostante alcuni dialoghi e dettagli mostrati abbiano fatto sorgere più di qualche domanda nel corso degli episodi.
I Gurbos (insetti) non hanno mai ucciso degli umani, ma li hanno sempre avvolti in tele (creando dei bozzi) e trascinati nelle loro “tane”, sottoterra. Era facile immaginarsi, quindi, un “utilizzo” degli umani in un certo tal senso.
Nell’ultimo episodio (“Orizzonte“) al pubblico vengono mostrate sia la sequenza della sparatoria al centro commerciale (totalmente ingiustificabile, se chi sta sparando è un umano), sia la sequenza di un umano che entra in una delle tane degli insetti, passando vicino ad essi, in totale disinvoltura e incolume.
Difficile immaginarsi dei traditori o dei collaborazionisti, eventualità scartata anche dai protagonisti stessi durante l’episodio. A cosa sono quindi di fronte Juan Salvo e CO.?
Tutti questi dettagli, così come il fatto che lo stadio sia illuminato a giorno, rappresentano tante piccole briciole che portano il plot twist ad essere telefonato, ma si nota meno nel momento in cui l’episodio punta all’incertezza generale verso ogni singolo personaggio.
Fatta eccezione per Juan Salvo, tutti gli altri vengono costantemente lasciati in qualche situazione di pericolo o, quanto meno, dubbia. E l’episodio è ben costruito sulla base di una guerra che si percepisce imminente, ad una tensione crescente e che non svanisce nemmeno quando, arrivati alla torre radio, nessun “nemico” si palesa di fronte ai protagonisti. Anzi, la semplicità con cui l’operazione viene portata a compimento è sintomo di qualcosa di grave che sta per accadere. La fragilità del momento è palpabile e il pubblico la può percepire con facilità.
SAN GIORGIO E IL DRAGO
L’immagine di San Giorgio che combatte il dragone, ricorrente nella serie, è un simbolo di resistenza, speranza e lotta contro un nemico apparentemente invincibile. Questo riferimento non è casuale e si presta a una lettura profonda, soprattutto considerando il contesto narrativo e storico dell’opera.
Tradizionalmente, San Giorgio rappresenta il cavaliere coraggioso che affronta il mostro per liberare la città dal terrore. Il drago non è solo un nemico fisico, ma incarna un pericolo più grande, un male oscuro e opprimente che minaccia la comunità. Una metafora della lotta umana contro le forze oppressive, siano esse politiche, sociali o, come in questo caso, aliene.
C’è anche una lettura più universale legata alla resistenza individuale e collettiva: l’immagine del cavaliere che affronta il drago rimanda alla perseveranza umana nel combattere le avversità, anche quando sembrano insormontabili. In questo senso, San Giorgio simboleggia la speranza e il sacrificio che permettono alla resistenza di sopravvivere, nonostante la disfatta apparente.
Inoltre, il drago rappresenta il caos e la distruzione. La neve letale che copre Buenos Aires è una manifestazione tangibile di questo male che si diffonde senza controllo, mentre gli uomini-robot e gli insetti Gurbos sono strumenti del dominio alieno, proprio come le fiamme del drago che devastano la città medievale.
“Ora ricordo dove ti ho visto. Sono già stato qui. L’ho già vissuto.”
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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L’Eternauta si maschera dietro ad un solido prodotto sci-fi per cercare di far luce sull’animo umano che affronta le avversità più estreme, cercando di sopravvivere come collettività. La prima stagione convince, nonostante parte del racconto del fumetto sia stato stravolto (il periodo storico in primis).
Ma la solidità del messaggio, i personaggi e l’abnegazione per lottare contro un nemico ancora difficile da inquadrare permettono allo show di farsi apprezzare.
La parte del fumetto più “complicata” sarà quella che peserà sulle spalle della seconda stagione, quindi la riuscita della serie nella sua totalità dipenderà molto anche da quella.
