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Moonhaven 1×01 – The PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Moonhaven 1x01 recensioneOrmai sembra non esserci più scampo: la moda degli episodi dal lungo minutaggio ha preso ufficialmente piede. Un elemento che sicuramente ha le sue radici nell’elevata qualità raggiunta dai prodotti televisivi sempre più simili a veri e propri film. Fatto sta che approcciarsi ad una serie tv ormai non risulta più una semplice “toccata e fuga”, bensì un impegno ben più oneroso.
Rientra in pieno in tale descrizione anche l’ultimo prodotto di casa AMC, Moonhaven, una sci-fi di sei episodi creata da Peter Ocko (ideatore con alle spalle una lista notevole di lavori: da The Office a The Leftovers, da Elementary a Black Sails, fino a Lodge 49).

Maite Voss: “But history doesn’t always repeat.”
Indira Mare: “It’s a pretty safe bet with our kind.”

SALVIAMO IL PIANETA TERRA


Alla base di Moonhaven vi è un tema che nei decenni passati ha sempre fatto parte di un ambito realmente fantascientifico ma che ultimamente si ritrova sempre più al limite con la realtà. La fine del mondo, tra malattie, guerre e crisi climatiche prende così il sopravvento nelle trame andando a colpire ancora più a fondo data la crisi attuale in cui versa realmente il pianeta.
Ed è proprio da qui che parte Moonhaven: un mondo destinato al collasso, dove messe da parte le mascherine chirurgiche si è passati direttamente alle maschere a gas, con la promessa di salvezza riposta nella Luna. La trama della serie, infatti, si disloca interamente sul satellite dove l’essere umano ha stabilito una propria colonia governata da un’entità tecnologica che mira a creare un nuovo prototipo di vita sano da esportare presto sulla Terra. Tra sacro e profano e tra serietà e ironia, gli elementi descritti spaziano da una realtà orwelliana ad impianti GPS sottocutanei (il 5G!!1!), per una serie che nonostante la sua caratterizzazione sci-fi dimostra di aver preso abbastanza spunto dall’attualità. La colonia sulla Luna si pone così come speranza/illusione di salvataggio che ben presto, però, riporta in auge la solita natura dell’essere umano che non può fare a meno di complotti, giochi politici e di potere.
Un quadro generale comunque complesso da cui si dirama una narrazione ancora più discordante con sé stessa. Al problema della Terra e il relativo collegamento con la colonia lunare, infatti, si uniscono sin da subito l’elemento mystery con omicidi da risolvere, segreti da svelare e protagonisti a cui dare credito senza aver prima ricevuto una degna caratterizzazione. Ed è qui che nascono i problemi.

UN PILOT SOPORIFERO


Come si sottolineava ad inizio recensione, anche per Moonhaven si ripropone il problema del minutaggio. Il pilot, infatti, è lungo ben 60 minuti, per una narrazione che si diluisce in maniera eccessivamente lenta e pedante. I personaggi non hanno il tempo di essere presentati che già si lanciano in sermoni e dibattiti eccessivi, non dando modo allo spettatore di capire quale sia la base della serie stessa e aggredendolo con questa lenta litania continua.
Ma anche gli altri elementi che esulano dalla fine del mondo e dai giochi politici all’interno della colonia non riescono a bucare lo schermo. La storyline inerente l’omicidio e i protagonisti che vi gravitano intorno, infatti, risultano vuoti e non capaci di attirare la curiosità dello spettatore. Da questo punto di vista, non convincono neanche i due protagonisti di tali vicende, ossia il pilota Bella Sway (interpretata da Emma McDonald) e il detective Paul Sarno (a cui dà il volto il più noto Dominic Monaghan di Lost). Due personaggi stereotipati che, vittime della poca incisività generale, non riescono a creare il giusto feeling con il pubblico e, di conseguenza, risulta difficoltoso mantenere alto l’interesse per le prime strane situazioni in cui restano coinvolti.
I misteri e le domande che gravitano intorno ai personaggi e che permeano l’intero pilot, infatti, non mancano di certo, ma vengono presentati in modo confuso e disordinato senza che si comprenda bene dove la serie voglia andare a parare. Elementi che uniti all’eccessiva lentezza narrativa creano il mix perfetto per una bella dormita.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Buon comparto tecnico
  • Somiglianza e critica alla situazione mondiale attuale che non guasta mai
  • 60 minuti interminabili
  • Una narrazione lenta che si perde in infiniti e noiosi dialoghi
  • Luoghi e personaggi stereotipati
  • Trama senza una direzione e caratterizzazione dei personaggi ancora poco incisiva

 

Davvero consigliato… per chi soffre d’insonnia.

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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