Peacemaker 2×05 – Back To The SutureTEMPO DI LETTURA 3 min

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Peacemaker 2x05 recensioneA metà del suo percorso stagionale, Peacemaker continua a dare l’impressione di un treno che procede dritto sui binari senza mai deragliare. E il problema è proprio questo: un treno che non devia mai non sorprende nessuno. “Back To The Suture” è un episodio che fa esattamente quello che deve — porta avanti la trama orizzontale, tiene in moto i personaggi, piazza qualche scena d’azione — ma lo fa con un livello di prevedibilità che mal si sposa con l’anima dissacrante e anarchica che aveva reso unica la serie al debutto.
La storyline principale è lineare, quasi scolastica: Chris prende la decisione di trasferirsi nell’universo alternativo dove è un supereroe amato, rispettato e con una Emilia Harcourt pronta ad amarlo. Un finale scontato per una scelta scontata. Il problema non è la decisione in sé — è coerente con il percorso del personaggio — ma il modo in cui ci si arriva. Dall’inizio della puntata è chiaro dove si andrà a parare, e il fatto che tutti sappiano già che Peacemaker non troverà davvero la felicità nell’universo alternativo toglie peso emotivo a ogni singola scena. Si tratta di un cliché narrativo troppo evidente, quasi pigro, soprattutto in una serie che dovrebbe essere imprevedibile per vocazione.

EBBASTA


E se la prevedibilità della trama principale non bastasse, anche lo scontro tra Peacemaker e Rick Flag Sr. conferma questa tendenza alla piattezza. Al di là dell’odio personale che il sottoscritto nutre per Frank Grillo (e ci può stare), il loro confronto è solo un pretesto visivo: tanto pestaggio, zero impatto reale sulla trama. Non cambia nulla, non rivela nulla, non aggiunge niente. È la perfetta rappresentazione del problema di fondo di questo episodio: qualche scena superficiale per annebbiare l’opinione dello spettatore ma gran poca sostanza.
A peggiorare la situazione contribuisce l’attenzione ingiustificata dedicata a Red St. Wild. Un personaggio secondario che riceve un minutaggio sorprendentemente generoso solo per finire trucidato da un branco di aquile poco dopo. Una scelta che potrebbe voler essere ironica e provocatoria, ma che in realtà mette solo in evidenza quanto poco materiale narrativo ci sia in 36 minuti di episodio. Una storyline che non lascia traccia, un diversivo di cui non si sentiva il bisogno.

TUTTO MOLTO AL RALLENTATORE


Anche la messa in scena riflette questo squilibrio. Le scene al rallentatore — un marchio di fabbrica di James Gunn — abbondano e funzionano visivamente, ma alla lunga diventano un riempitivo elegante più che un reale strumento narrativo. La colonna sonora, come sempre, è impeccabile: Gunn difficilmente sbaglia su questo fronte. Le canzoni accompagnano ogni momento con precisione chirurgica e danno all’episodio un ritmo sonoro che spesso sopperisce alla mancanza di ritmo narrativo.
Eppure, nonostante i difetti, “Back To The Suture” non è un episodio inguardabile. È un episodio sufficiente, un “compitino” ben confezionato che fa avanzare la storia senza mai affondare ma è anche il tipo di episodio che, in una serie come Peacemaker, pesa di più: quando lo standard è la follia anarchica, l’ordinario non può essere considerato sufficiente.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Colonna sonora perfetta, come sempre con James Gunn
  • Buona fluidità visiva e ritmo tecnico costante
  • La decisione di Chris è coerente con la sua evoluzione personale (anche se scontata)
  • Trama principale prevedibile dall’inizio alla fine
  • Lo scontro con Rick Flag Sr. è privo di peso narrativo
  • Tempo sprecato su personaggi secondari irrilevanti
  • Episodio complessivamente poco incisivo e poco coraggioso

 

“Back To The Suture” è, in sostanza, un episodio di transizione privo di scintille. Funziona, scorre, non annoia del tutto ma in una serie che vive di esagerazioni e colpi di scena fuori dagli schemi, “funzionare” non è abbastanza. E con il finale di stagione serie che si avvicina, Peacemaker ha decisamente bisogno di ritrovare la sua anima più folle e imprevedibile.

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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