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Prey

La storia ruota attorno a Naru, una giovane guerriera indigena, che protegge la sua tribù dei Comanche da un predatore alieno altamente evoluto.

La storia ruota attorno a Naru, una giovane guerriera indigena, che protegge la sua tribù dei Comanche da un predatore alieno altamente evoluto.

 

Prey è il quinto capitolo della serie cinematografica Predator e ne rappresenta il prequel. Un film che riporta indietro nel tempo lo spettatore, ai fasti del primo Predator (1987) con un action fatto con una certa logica ed accuratezza, unitamente ad un’analisi dei personaggi abbastanza accurata. È scontato che il minutaggio più elevato è relativo alle scene action dei vari combattimenti, ma Naru (Amber Midthunder), il contesto storico della narrazione ed il legame con i famigliari sono tutti argomenti che ricevono la giusta attenzione. Si tratta di un passo avanti notevole rispetto a The Predator (2018) in cui il lato splatter aveva avuto il sopravvento rispetto all’intera storia. Volendo velocemente approfondire le distanze qualitative tra la pellicola del 2018 e Prey c’è poi da considerare la gestione della storia ed il pathos calmierato, cosa che The Predator non era riuscito minimamente a fare risultato un tour de force action-splatter in cui allo spettatore non veniva dato modo di prendere una boccata d’ossigeno e rifiatare da ciò che stava accadendo on screen.
Prey, dal canto suo, centellina le scene di Naru puramente psicologiche e riflessive ma riesce a sfruttarle per diluire l’action e la caccia all’uomo del Predator.

A long time ago, it is said, a monster came here.

Come si diceva la pellicola è un prequel. La storia infatti narra del 1719, dove una tribù Comanche si imbatte in un Predator approdato da poco sulla Terra e con il quale dovrà misurarsi per poter sopravvivere. Verso metà film verranno poi introdotti un altro nucleo di personaggi, rappresentato da esploratori francesi con cui sia i Comanche, sia il Predator entreranno in contatto con risultati sanguinolenti.
È da lodare l’accuratezza storica con cui i Comanche sono stati trasposti sia per quanto riguarda le usanze sociali (suddivisione dei compiti tra maschi e femmine all’interno della comunità), sia per quanto concerne i rapporti con le altre popolazioni (i coloni francesi).
Accurati sono anche i rimandi alle precedenti pellicole della serie cinematografica:

  • la pistola consegnata a Naru recante la scritta “Raphael Andolini 1715” è la medesima che Mike Harrigan (protagonista di Predator 2, 1990) riceve da un anziano yautja;
  • la maschera indossata dal Predator è lo scheletro di un River Ghost (Predators, 2010);
  • il “do it, do it” gridato da Naru per incitare l’ultimo famelico attacco del Predator è un richiamo alla stessa frase pronunciata da Arnold Schwarzenegger in Predator (1987);
  • la tecnologia del Predator è stata accuratamente “invecchiata” per renderla più in linea con il contesto storico del film;

If it bleeds, we can kill it.

Il regista Dan Trachtenberg (10 Cloverfield Lane, Black Mirror, The Boys) ha presentato Prey come un film basato su una storia “alla Davide e Golia”. Una cosa assolutamente vera e che rende la pellicola di grande intrattenimento, specialmente perché diversamente da The Predator, pellicola della saga più vicina temporalmente essendo stata rilasciata nel 2018, la comparsa dell’alieno non è immediata e lascia spazio al pubblico di conoscere la protagonista e la sua vita. Prima che tutto precipiti in un mare di sangue.
Se proprio si volesse appuntare qualche difetto, visto che si è fatta menzione di The Predator, Prey mantiene lo stesso identico problema del film di Shane Black riguardo al sangue. Anche qui, infatti, ogni singolo personaggio che viene lanciato o colpito dal Predator sembra quasi scoppiare in una pozza di sangue all’istante. Fanno eccezione, ovviamente, i protagonisti principali (Naru e Taabe), apparentemente immuni dalla ferocia dell’alieno. Uno schema narrativo di cui si comprende il senso, ma che non può far sorridere quando, all’ennesimo attacco sortito da Taabe, il Predator reagisce scaraventandolo lontano senza sventrarlo con la stessa cattiveria con cui attacca tutti gli altri personaggi senza nome cha compaiono sul campo di battaglia.
Altra sequenza che richiede allo spettatore un blackout di logica è la fuga di Naru dal Predator, quando la ragazza si dilegua in una manciata di secondi da un alieno che, è bene ricordarlo, ha una percezione dei rumori e del calore dei corpi. Eppure la ragazza svanisce nel nulla e riesce a trarsi in salvo giusto il tempo per architettare la propria vendetta in tutta calma.

You bled my brother. So now you bleed. You think that I am not a hunter like you. That I am not a threat. That is what makes me dangerous. You can’t see that I’m killing you. And it won’t either.


Considerate le premesse la valutazione attesa forse era più alta, ma a Prey sembra mancare qualcosa. Forse una gestione della ferocia del Predator più articolata e giustificata; forse un minutaggio più alto con ancora più action. Fatto sta che Prey si avvicina moltissimo a livello di intrattenimento al Predator originale, del 1987. E, anzi, basandosi sui pareri della critica e degli aggregatori di recensioni si tratta del miglior film della saga, nonché premiere più vista su Hulu di sempre tra tutti i film e serie tv presenti in catalogo. La votazione più onesta, forse, si sarebbe dovuta attestare tra un Save ed un Thank, tuttavia non avendo a disposizione i “mezzi voti” si è rimasti leggermente più bassi.
Tuttavia, le premesse per vedere un futuro più roseo del franchise Predator sembrano esserci tutte. Basta che si segua la strada intrapresa da Prey senza passi falsi (The Predator e Predator 2, sì, si sta parlando di voi in particolar modo).

This is as far as you go. No more. This is it.

 

TITOLO ORIGINALE: Prey
REGIA: Dan Trachtenberg
SCENEGGIATURA: Patrick Aison, soggetto Jim&John Thomas
INTERPRETI: Amber Midthunder, Dakota Beavers, Dane DiLiegro
DISTRIBUZIONE: Disney+
DURATA: 100′
ORIGINE: USA, 2022
DATA DI USCITA: 05/08/2022

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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