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His Dark Materials 3×05 – 3×06 – No Way Out – The AbyssTEMPO DI LETTURA 4 min

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His Dark Materials 3x05 recensioneA due episodi dal termine dell’adattamento dei romanzi di Philip Pullman usciti tra il 1995 ed il 2000, si constata come lo showrunner Jack Thorne (Enola Holmes) proceda pedissequamente in una riproposizione senza troppi cambiamenti della storia di Pullman, una riproposizione che però è vittima del tempo e mal si adatta ad una fruizione nel 2023.
L’apprezzamento di His Dark Materials è ovviamente dettato dall’età della persona che si approccia alla sua visione: chi è più giovane potrebbe trovarlo sicuramente interessante, chi è più “datato” e ha già nel suo curriculum decine di serie tv o film fantasy invece non potrà che essere infastidito da certe dinamiche banali e da alcune moltissime forzature di trama.
Chi scrive queste righe non fa assolutamente parte della prima categoria.

ALTRE DUE ORE DI VITA PERSE GUARDANDO UNA PROTAGONISTA EGOISTA


Uno dei motivi che affossa il giudizio generale sia di “No Way Out” che di “The Abyss” è la mancanza di coerenza. Molto, se non tutto, accade perché la trama deve muoversi in una certa direzione e non tanto perché i personaggi siano mossi da un qualche spirito d’iniziativa sensato.
Si prenda Lyra, la protagonista, la salvatrice, Eva, un character che quando entra in scena dovrebbe catalizzare tutte le attenzioni del pubblico che empatizza pienamente con lei ma che risulta invece un personaggio infantile, egoista e viziato. In “Lyra And Her Death“, Thorne (spinto dal copia/incolla ossessivo dai romanzi) rompe il legame indissolubile tra Lyra e Pan, una rottura che è traducibile in un tradimento insanabile e comunque ingiustificabile visto che la motivazione è semplicemente quella di andare a chiedere scusa a Roger che è morto. Una scelta estemporanea che si riflette nel breve periodo ma con conseguenze nel lungo termine a cui, ovviamente, Thorne e Pullman ovvieranno in qualche modo visto che la storia di Lyra deve avere un happy ending.
La scrittura è banale, il character protagonista non affronta un percorso di crescita e, anzi, è costantemente idolatrata da tutto e tutti come la salvatrice quando, in realtà, è mossa da intenti egoistici e non dalla volontà di salvare il multiverso o anche solo di rispettare un legame indissolubile come quello con il proprio demone. Un legame ed un’empatia che si sono rotti anche con il pubblico.

His Dark Materials 3x06 recensioneCOSE A CASO


Sfortunatamente per lo spettatore, la gestione di trama e personaggi non migliora quando si guarda oltre Lyra perché Will in queste due puntate si dimostra particolarmente inutile e risulta paragonabile ad una delle tante comparse messe buttate in scena in questa specie di Purgatorio. Una caratura che non si addice veramente moltissimo ad un co-protagonista nella sua stessa serie.
Chi tenta di tenere alta l’asticella sono James McAvoy e Ruth Wilson, due ottimi attori che si sono molto probabilmente pentiti troppo tardi di aver accostato il proprio nome ad una produzione sulla carta attraente ma rivelatasi sempre più imbarazzante. Se Asriel è un character che ha una sua morale ed un obiettivo chiarissimo da raggiungere che non è mai cambiato nel tempo (distruggere The Authority), Marisa Coulter è cambiata ma sarebbe forse sbagliato dire che si sia “evoluta” perché, a dispetto di certe azioni, la mancanza di comunicazione e di esternazione del suo pensiero, che magari avveniva sotto questa forma nei romanzi, qui semplicemente non c’è. Thorne muove il character come una mina vagante facendola ripetutamente tradire prima Asriel e poi Hugh, come lo chiama lei, per poi ritornare da Asriel. Questo legame e questa fiducia che Asriel continua ad ostentare di avere con lei non è giustificato dalle sue azioni e non è costruito sullo schermo per uno spettatore che, di fatto, osserva i due character senza porsi più troppe domande. Tanto la sceneggiatura è un po’ quello che è.
A chiudere il cerchio dei personaggi bistratti da Thorne ci pensa Mary Malone, ormai relegata a mera comparsa per tutta questa stagione fino a “No Way Out” dove arriva nel mondo dei Mulefa e, improvvisamente senza troppi sforzi, riesce a diventare esperta in “mulefaiano” da sola. È ancora poco chiaro quale sia il suo scopo e perché all’improvviso le sia stato dedicato così tanto minutaggio ma non c’è da porsi troppe domande considerato il livello di scrittura.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • James McAvoy e Ruth Wilson sono l’unico barlume di luce di questi episodi
  • Piacevole ritorno di un paio di guest star
  • Tantissimi buchi nella sceneggiatura
  • Forzature presenti in tutta la trama
  • Le motivazioni di Lyra non sono giustificabili ma poi con un colpo di coda diventa la salvatrice
  • Le azioni di Marisa Coulter vengono offuscate dalla sua ambiguità che, in realtà, è frutto di una scrittura scialba
  • Non una novità ma la recitazione degli interpreti di Lyra e Will è sempre di basso livello
  • I Mulefa vengono introdotti a caso
  • Mary già B2 di “mulefaiano” da autodidatta in poche settimane, certo

 

Anche questi due episodi di quest’ultima stagione di His Dark Materials sono una sofferenza da vedere, ascoltare e digerire. Il tempo ha invecchiato moltissimo un prodotto adolescenziale che non viene adattato a distanza di decadi e che è anche afflitto da una sceneggiatura scialba e piatta, colpa non tanto di Pullman quanto di Thorne che si è limitato a fare il suo mero compitino senza riflettere troppo sul risultato e la qualità.
Almeno mancano solo due episodi alla fine di tutto.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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