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Kin 1×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 3 min

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Kin 1x01 recensione Leggendo la lista di nomi noti presente in Kin viene un po’ di bava alla bocca: Aidan Gillen, Charlie Cox, Clare Dunne, Maria Doyle Kennedy, Emmett J. Scanlan, Sam Keeley, Ciarán Hinds. Soprattutto i primi due Gillen e Cox sono sicuramente i più noti al pubblico, vuoi per il ruolo di Ditocorto in Game Of Thrones (e non quello che ritorna spesso negli incubi di Project Blue Book) del primo, vuoi per il costume da supereroe cieco di Hell’s Kitchen del secondo. Nomi altisonanti che fanno sicuramente un certo clamore, soprattutto perché affiancati ad una produzione irlandese di RTÉ (Raidió Teilifís Éireann), l’equivalente irlandese della RAI praticamente.
Non deve però sorprendere che tutti questi attori facciano parte di Kin essendo irlandesi loro stessi, ad eccezione di Charlie Cox che, pur essendo nato a Londra, è riuscito perfettamente ad adattare il suo modo di parlare all’accento degli altri membri del cast. La sua presenza, tra le altre cose, è dovuta anche al ruolo della moglie Samantha Thomas nel ruolo di executive producer dello show visto il suo ruolo come EVP agli Bron Studios che producono Kin.

Whatever they were feeding you in there, you look well on it.
In there. Yeah. It’s probably a diet of cock.

Kin può essere un nome strano da dare ad una serie, soprattutto considerando l’esistenza di un’altra serie chiamata Kin ma made in Singapore e di un film del 2018 con protagonisti, tra gli altri, Zoë Kravitz, Carrie Coon, Dennis Quaid e James Franco. Il nome della serie è ovviamente collegato al nome della famiglia mafiosa protagonista, ovvero i Kinsella, ma sembra anche non così casuale visto che recentemente (dal 2015 al 2019), la Kinahan gang ha avuto una certa notorietà anche grazie alla faida con un’altra cosca di Dublino, ovvero gli Hutch.
E guardando alla trama della serie, ovvero una rivalità proprio tra due famiglie criminali di Dublino, trarre alcune conclusioni da questi due indizi non è così sbagliato. Peter McKenna e Ciaran Donnelly, i due showrunner della serie, sembrano quindi aver preso ampiamente spunto da questi fatti di cronaca.

QUELLA STRANA SENSAZIONE DI GIÀ VISTO


Tutto molto interessante fino a qua, se non fosse che i 50 minuti della series premiere si muovono ad una velocità piuttosto lenta per un pilot che dovrebbe agganciare lo spettatore e fargli salire la fame di nuove puntate.
Chiaramente si capisce la necessità (e non la si discute) di McKenna e Donnelly di presentare i vari personaggi e costruire l’universo narrativo che li ospiterà, ci sono infatti molti preamboli e l’occasione migliore per far partire la storia principale è quella dell’uscita di prigione di Michael “Micky” Kinsella, ovvero il character di Charlie Cox. Il ritorno graduale ad una vita normale, pur essendo all’interno di una famiglia criminale, ha il suo perché e non si può negare, tuttavia “Episode 1” si ritrova subito farcito di stereotipi e situazioni già viste che, ovviamente, ne minano in parte la qualità.
Il vero momento saliente del pilot arriva sullo scoccare del finale ed è il vero plot twist che inaugura la serie portandola definitivamente nel territorio sanguinolento che ci si aspettava sin dall’inizio. Un territorio ampiamente presentato in questi 50 minuti iniziali tra cene di famiglia, giri in auto ed insulti variegati. Tutto carino ma non nuovo ad uno spettatore con un minimo di esperienza. Probabilmente ci vorrà almeno un altro paio di episodi prima di ingranare veramente la marcia.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Cast notevole
  • Plot twist finale
  • Dublino ha sempre il suo fascino, accentuato anche dalla guerra tra cosche mafiose
  • Ritmo piuttosto blando che si accende solo nel finale
  • Un po’ di confusione, o se si preferisce mancanza di chiarezza, sul ruolo dei vari membri della famiglia Kinsella

 

Dando una valutazione complessiva, Kin non è un prodotto malvagio ma, allo stesso tempo, non è nemmeno un qualcosa di rivoluzionario. La scena criminale irlandese è sicuramente uno spaccato che non capita di vedere tutti i giorni, ma il dramma che ruota intorno ad una delle famiglie criminali del luogo, con annessa guerra tra cosche, è piuttosto classica. Se a questo si aggiunge il fatto che la miccia che farà accendere veramente la narrazione arriva negli ultimi minuti, si capirà perché non si può dare più di un Save Them All.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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