
Un ritorno feroce e disturbante che abbandona ogni residuo di satira indiretta e mostra un mondo in cui propaganda, potere e violenza coincidono ormai senza più filtri.
La creatura di Eric Kripke torna e lo fa senza alcuna intenzione di alleggerire il colpo.
Tra combattimenti, sangue, fisicità disturbante e annunciate morti improvvise, il primo episodio della quinta stagione non introduce ma rilancia.
E lo fa spostando il baricentro della serie da satira del potere a rappresentazione diretta del potere stesso, ormai privo di qualsiasi filtro, in un contesto altamente riconoscibile.
COME LA PROPAGANDA DIVENTA POTERE E LO STATO SI TRASFORMA IN VOUGHT
Nella premiere della sua quinta stagione, The Boys mostra definitivamente come la disinformazione non sia più uno strumento collaterale ma il sistema operativo del potere.
La campagna orchestrata da Sister Sage infatti non si limita a manipolare il consenso perché l’effetto diretto è quello di produrlo.
Meme, narrazioni distorte, etichette ideologiche come “Starlighter marxisti” diventano armi linguistiche che sostituiscono la realtà e piegano la verità.
In questo contesto, l’ascesa di Ashley Barrett a vicepresidente segna un passaggio decisivo: la fusione tra corporation e Stato non è più implicita.
Si tratta di una vera e propria dichiarazione.
Discorso a parte meritano i “campi di libertà”, che il linguaggio ufficiale cerca di normalizzare, e che funzionano come luoghi di repressione perfettamente integrati nel sistema.
Ora non c’è più bisogno di nascondere la violenza perché basta rinominarla.
Ed è proprio in quel luogo in cui sono rinchiusi Hughie, Frenchie e MM da ormai oltre un anno.
Uno scenario disturbante, con uomini e donne con divise grigie e stampe di Homelander, riproduzioni programmate di film della Vought e una vita dedicata alla riprogrammazione fino alla morte.
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HOMELANDER MOSTRA UN POTERE CHE HA BISOGNO DI ESSERE AMATO PER ESISTERE
Homelander resta il centro gravitazionale della serie, ma la sua evoluzione è ormai completa.
Non è più semplicemente instabile: è coerente.
Il suo bisogno di devozione non è una debolezza psicologica, è la logica stessa del suo potere.
Essere amato diventa una condizione di esistenza, e chi non ama diventa automaticamente un nemico.
La sequenza nel campo di libertà della Vought in cui sono rinchiusi parte dei Boys, culminata nel confronto con Hughie, è emblematica.
La violenza non è più una perdita di controllo ma una dimostrazione.
Patriota non punisce, elimina.
Anche il suo rapporto con gli altri Super come Abisso o Black Noir si svuota di qualsiasi dinamica relazionale per diventare semplice verifica di fedeltà.
IL CORPO E L’ORRORE PER RACCONTARE UN MONDO SENZA LIMITI MORALI
Il corpo in The Boys è sempre stato un vero e proprio campo di battaglia, usato e riutilizzato fino a diventare un qualcosa di distintivo per la serie: un linguaggio.
Le sequenze più disturbanti, da The Worm che scava un tunnel fino allo scontro di MM con Love Sausage, non sono semplice provocazione visiva, ma una traduzione fisica del mondo che la serie racconta.
Un mondo in cui tutto può essere penetrato, deformato e violato.
Questa estetica dell’eccesso non è gratuita ma coerente con un universo narrativo in cui anche la verità viene manipolata e attraversata senza resistenza e il corpo diventa l’ultimo spazio su cui si imprime questa logica in cui i limiti biologici smettono di esistere.
THUMBS UP 👍
- Propaganda, potere e violenza che convergono senza dispersioni
- Homelander sempre più centrale e inquietante
- Fusione Vought-Stato resa esplicita e credibile
- La parabola di A-Train: forse ha davvero imparato qualcosa
THUMBS DOWN 👎
- La satira sta diventando dichiarazione
- Il conflitto morale si semplifica e buoni e cattivi diventano più rigidi
- Starlight ridotta a macchietta e lampadina all'occorrenza
- Riferimento cursorio alle vicende di Marie Moreau







