The Twisted Tale Of Amanda Knox 1×01 – 1×02 – Amanda – Ci vediamo Più TardiTEMPO DI LETTURA 5 min

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The Twisted Tale Of Amanda Knox 1x01 recensione Tutti gli italiani (e non solo) hanno sentito parlare di Amanda Knox e di Meredith Kercher almeno una volta.
Chi scrive queste righe fa parte di quella folta platea che si ricorda un susseguirsi spasmodico e a tratti malato dei vari reportage giornalistici sul TG5 o il TG1 dal 2007 in poi, il tutto in un modus operandi morboso e simile ai casi di Maria Franzoni a Cogne o dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi ad Erba. Sono state spese centinaia di ore sul caso, specialmente vista l’evoluzione, o per meglio dire l’involuzione, del caso giudiziario che è durato fino al 2015.
Qualcuno potrebbe anche pensare che, di conseguenza, The Twisted Tale Of Amanda Knox sia quindi la prima serie tv/film ad occuparsi del caso, e invece no perchè nel 2011, in piena delibera giudiziaria, uscì il film per la tv Amanda Knox – La Storia Senza Fine con Hayden Panettiere (Heroes) nei panni della Knox; a seguirlo nel 2014 arrivò Meredith – The Face Of An Angel diretto da Michael Winterbottom con protagonisti Kate Beckinsale e Daniel Brühl ma non nei panni di Sollecito o di Amanda in quanto il film era solo “basato sugli eventi” di Perugia. E nel 2021 uscì anche La Ragazza Di Stillwater, film con protagonista Matt Damon, anch’esso ampiamente ispirato dalla morte di Meredith Kercher, tanto da aver ricevuto la denuncia da parte di Amanda Knox per averla rappresentata in maniera fuorviante.
Questo dal lato cinematografico e seriale, lato documentaristico invece il documentario che forse ha più notorietà per via della sua distribuzione è quello di Netflix, datato 2016.
Non è quindi una sorpresa l’uscita di The Twisted Tale Of Amanda Knox, miniserie in otto episodi creata da K.J. Steinberg (già produttrice e sceneggiatrice di This Is Us), ma lo è invece il fatto che la serie sia nata dal desiderio di Amanda Knox stessa di riprendersi il controllo della propria storia, tanto che sia lei che Monica Lewinsky hanno prodotto la miniserie insieme a 20th Television e The Littlefield Company. Le due produttrici, che condividono un passato segnato dal linciaggio mediatico, hanno chiaramente voluto trasformare questa esperienza comune in un progetto che ribalta la narrazione sensazionalistica che per anni ha dominato il caso, concentrandosi su pregiudizi, distorsioni culturali ed errori giudiziari più che sulla “caccia al colpevole”.

The Twisted Tale Of Amanda Knox 1x02 recensioneGRACE VAN PATTEN È LA NUOVA MARGARET QUALLEY


In fase di lavorazione c’è stato anche un cambio importante di protagonista visto che Grace Van Patten ha preso il posto di Margaret Qualley, costretta a lasciare il progetto nel 2024 per impegni concomitanti.
Van Patten ha lavorato a stretto contatto con Amanda Knox per restituire autenticità emotiva e psicologica al personaggio, soprattutto nelle scene più intense, come l’interrogatorio con la polizia italiana, girato in due giornate e vissuto dalla stessa Knox come un momento emotivamente travolgente. E a tal proposito la resa scenica è ottima e sicuramente è ancora più apprezzabile se si è italiani e si mastica un po’ di inglese visto il lungo sovrapporsi dei dialoghi in italiano e delle risposte in inglese della Knox. Sicuramente uno dei momenti più intensi di questi primi due episodi che dimostra una certa attenzione sia alla resa scenica, sia al modus operandi degli inquirenti italiani che vengono palesemente esposti per il loro modus operandi che definire “incorretto e coercitivo” è quasi un complimento.
Sul fronte interpretativo, Grace Van Patten si impone con una performance intensa e calibrata, capace di reggere il peso emotivo di un personaggio che vive ancora all’ombra di una condanna mediatica. La messa in scena è di alto livello, con una cura visiva che va oltre le aspettative per una produzione Hulu e senza il bisogno di grandi star internazionali per catturare l’attenzione.
Dal lato italiano per ora emerge un ottimo Giuseppe De Domenico nei panni di Raffaele Sollecito mentre dal lato della polizia ci sono diversi character secondari che non offrono un’interpretazione degna di nota. Anzi. E sicuramente è anche dovuto alla scrittura dei personaggi, però si poteva fare decisamente meglio

RITORNO A VIA DELLA PERGOLA 7


La struttura della serie (almeno nei primi due episodi) alterna scene nel “presente” a flashback, mantenendo un ritmo che unisce introspezione e tensione drammatica, pur con il taglio tipico di una produzione americana (che non è assolutamente una critica, specie se messa in contrapposizione ad una qualsiasi fiction italiana Mediaset o Rai).
Questi primi due episodi si distinguono per la capacità di creare empatia verso Amanda senza scadere nell’agiografia. Le ricostruzioni drammatiche e i salti temporali permettono di alternare momenti di umanità a scene che denunciano senza mezzi termini il modus operandi della polizia e le falle del sistema giudiziario italiano. La rappresentazione degli interrogatori, priva di traduttori e con una Knox costantemente in svantaggio linguistico e legale, suscita indignazione e condanna, pur mettendo in luce anche l’ingenuità della giovane nell’affrontare interrogatori senza un avvocato.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Performance intensa e credibile di Grace Van Patten
  • Equilibrio tra introspezione e denuncia
  • Interessante l’approccio alternato tra presente e passato
  • Ricostruzioni visive e drammatiche di alto livello
  • Ottima gestione italiano/inglese a livello di linguaggio
  • Recitazione di alcuni personaggi secondari/terziari non all’altezza
  • Bisogna accettare una certa “patina” registica essendo una miniserie creata da Amanda Knox, quindi non ci sono altre “versioni” dei fatti

 

Il risultato è una miniserie che, almeno in queste prime due puntate, riesce a unire testimonianza personale, qualità produttiva e un forte impatto emotivo. Una partenza solida e coinvolgente che lascia intravedere il potenziale per un racconto capace di aggiungere prospettiva e profondità a una storia che il pubblico credeva di conoscere ma che, evidentemente, è e rimarrà uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi decenni.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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