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The Drowning 1×01 – Episode OneTEMPO DI LETTURA 4 min

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The-Drowning-1x01Jodie: “Hello. Excuse me?”
Guard: “Miss…Err, can I help?”
Jodie: “My son, he was abducted nine years ago. I know where he is.”
Guard: “Coroner’s report. No proof of life found throughout, no suggestion of third party involvement. Concluded that he’s suffered a tragic accident and drowned. I’m sorry.”
Jodie: “They dredged the lake, he wasn’t there.”
Guard: “He wasn’t found. In almost ten years, nothing.”
Jodie: “Until now. You think I wouldn’t recognise my own son?”

Una serie thriller, un (apparentemente) forte comparto psicologico, produzione made in UK e BBC: tutti questi elementi solitamente portano lo spettatore ad approcciarsi alla visione con il preconcetto di riuscire a trovare un prodotto degno di questo nome, coinvolgente, carico d’ansia al punto giusto. Probabilmente The Drowning rappresenta il famigerato caso su cento in cui il predetto preconcetto fallisce miseramente. Ed è un enorme dispiacere perché la tematica della “scomparsa” (messa in dubbio dalla protagonista, interpretata da Jill Halfpenny) rappresentava un ottimo punto di partenza per poter esporre svariate altre problematiche: l’approccio della madre (Jodie); la reazione del padre (Jason) e la rottura tra i due; il crollo psicologico; la rappresentazione reale dei fatti avvenuti. Purtroppo però, dopo questo primo episodio, rimane ben poco allo spettatore e soprattutto l’interesse legato al prodotto stesso crolla drasticamente.

CI FOSSE STATA AMY ADAMS…


A mancare fin dal principio è la caratterizzazione della protagonista principale (Jodie) per permettere al pubblico di entrare in empatia con il personaggio considerata la dolorosa perdita capitatale. La presentazione è fumosa, una scelta logica se si considera la possibilità di approfondire questo aspetto con le restanti tre puntate (la miniserie infatti è composta da soli quattro appuntamenti), ma che zavorra il resto della narrazione che si collega a doppio filo all’attaccamento che viene a crearsi tra il pubblico e Jodie.
In Arrival, Amy Adams riusciva fin da subito a conquistare il pubblico con una manciata di scene rendendo la sequenza del pianto per la prognosi di malattia di Hannah tremendamente angosciante anche per il pubblico. Ed il tutto nei primi due minuti e mezzo di film. Ma lei era Amy Adams, dietro la camera c’era Denis Villeneuve e a fare da corollario con la propria musica c’era Max Ritcher (per la precisione On The Nature Of Daylight), un parallelo forse esagerato ma utile per appuntare che con la dovuta qualità il risultato poteva essere decisamente diverso. Si sarebbe potuto decidere di presentare la scena della scomparsa in maniera più chiara e nitida: decidere di puntare su una sequenza visivamente offuscata non è sicuramente stata una brillante idea. C’è un’aggiunta di mistero? Può darsi, ma a che prezzo?

THAT ESCALATED QUICKLY


The Drowning rispetta le aspettative quanto meno dal versante “psicologico” mostrandosi come un prodotto introspettivo, dosando i dialoghi e preferendo giocare con sguardi, piccoli gesti e frasi non dette. Forse l’unico aspetto positivo visto e considerato che approcciandosi alla trama, il tutto diventa a tratti oscenamente grottesco: Jodie, intravisto per strada un ragazzo che assomiglia al figlio annegato (da tenere presente il flashforward iniziale di nove anni), decide di seguirlo e di diventare insegnante di musica (tra l’altro proprio del corso che il giovane segue) all’interno della scuola che il ragazzo frequenta. Tempo di falsificare la propria pregressa abilitazione ed è in aula a stringere amicizia con il giovane tanto da presentarsi a casa dello stesso in conclusione di puntata. Come direbbe Will Ferrell in Anchorman: “Boy, that escalated quickly!”. E risulta difficile non dargli torto.
A fare da contorno c’è la presentazione – approssimativa e di dubbia utilità – delle forti tensioni familiari tra Jodie ed il resto della famiglia (in particolar modo con la madre): un aspetto sì importante per poter empatizzare con il personaggio, ma presentato con una sequenza gettata all’interno della puntata abbastanza alla rinfusa, quasi fosse un riempitivo, e che non può far altro che far storcere il naso allo spettatore.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Spunto di partenza
  • Quantomeno l’aspetto psicologico permane
  • La musica (quando c’è effettivamente)
  • Personaggi
  • Presentazione della storia
  • Capacità di depotenziare un ottimo spunto narrativo: un plauso alla produzione
  • Insegnante di musica con uno schiocco di dita

 

The Drowning, pur partendo da uno spunto narrativo potenzialmente interessante, svilisce nei suoi quaranta minuti circa quanto di buono avrebbe potuto presentare. Il risultato finale è un pilot debole dal punto di vista della narrazione, dei personaggi, della logica. Gli elementi che si salvano sono ben pochi, sparsi e non sufficienti.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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