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The Flash 6×13 – Grodd Friended MeTEMPO DI LETTURA 3 min

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E’ tutto cambiato dopo la Crisi e The Flash non perde occasione di ripeterlo, di sottolinearlo e di enfatizzarlo in ogni singolo istante di vita. D’altra parte poco resta della trama ora che il vero mistero della serie (la scomparsa di Flash, elemento introdotto già nella primissima stagione) si è liquefatto come neve al Sole.
Peccato che non esistano linee narrative corposamente valide oltre a quella conclusasi con la Crisi: le differenze crono-temporali createsi reggono solo fino ad un certo punto. Anzi, aggiungono un’ulteriore gradazione a quella sensazione di deja-vù seriale che sta iniziando ad accompagnare da troppo tempo.
La noia e la proceduralità sembrano ormai essere di casa a Central City e si fatica a scorgere una funzionalità valida e credibile alla sottotrama (o trama principale? Si fatica a comprendere) riguardante Iris, ormai bloccata dentro lo specchio da tempo e che inizia a puzzare di stantio. Cosa decidono bene, quindi, i creatori per smuovere un po’ le acque? Un bel ritorno al passato: ecco quindi Grodd in tutta la sua vomitevole CGI.
Della porzione riguardante l’inusuale alleanza Barry-Grodd c’è ben poco da dire dal momento che la trama è praticamente nulla: il gorilla per sopravvivere si allea con Barry e si riscopre buono, gli viene concessa la libertà vigilata e tutti vissero felici e contenti. Semplice, di una banalità discutibile e l’episodio viene portato a casa senza nemmeno faticare in quanto la trama di redenzione è talmente abusata che la storia deve essere stata scritta in cinque minuti di tempo, probabilmente mentre lo sceneggiatore di turno attendeva la metro o il bus. O stava facendo pausa bagno prima di tornare in ufficio.
La cosa che però sconvolge e fa sorridere è come, dopo la crisi, ci siano miliardi e miliardi di variazioni di qualsiasi tipo: il cimitero in cui i genitori di Barry sono stati sepolti è scomparso; i treni corrono in binari prima inesistenti; e soprattutto gli amici di un tempo ora sono acerrimi villain.
In tutto questo rimescolamento di idee, però, Grodd non è cambiato. Sono cambiati trilioni di elementi ma lui no. L’axis mundi di The Flash ha il volto di un gorilla e si chiama Grodd. L’unica vera certezza, unitamente allo scempio di computer grafica che accompagna la visione.
Gli ascolti sembrano risollevarsi leggermente rispetto alle precedenti settimane di continua decaduta e la ricomparsa di Sherloque Wells (o sarà invece il buon Eobard Thawne?) sembra poter far sperare in una certa positiva evoluzione della narrazione. Ma il punto di domanda forse più grande è relativo a dove esattamente ora The Flash voglia andare a parare. Privato del suo enigma principale cosa resta della serie? Gran poco e questi episodi lo stanno dimostrando settimana dopo settimana.
Anche Arrow faceva ruotare la propria narrazione non attorno ad un vero e proprio enigma bensì attorno al desiderio di redenzione Oliver ed al suo percorso per arrivarci: la proceduralità divenne parte del cammino e permise allo spettatore di conoscere, apprezzare ed approfondire l’eroe di Star City (e l’uomo che si celava dietro la maschera). Ma la sceneggiatura di Arrow era più matura e risulta quindi difficile che The Flash possa portare in scena una capacità espositiva di questo calibro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il finale, ma diciamo che dopo quaranta minuti sarebbe risultato tra gli “up” anche lo spettacolo di un prestigiatore fosse andato in scena, tanto si sentiva la necessità di un colpo di scena, di un qualcosa in grado di rompere gli indugi
  • L’episodio con Grodd

 

Poteva l’episodio con personaggio centrale Grodd riuscire a risollevare le sorti dell’umana stirpe? No. E infatti così è andata: The Flash confeziona l’ennesimo episodio di dubbia utilità, senza senso e con la chiara sensazione di improvvisazione scenica. Manca una trama e la puntata (così come la serie) ne risente sotto ogni singolo aspetto.

 

A Girl Named Sue 6×12 1.10 milioni – 0.2 rating
Grodd Friended Me 6×13 1.17 milioni – 0.9 rating

 

Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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