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The Following 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 6 min

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Se c’è una cosa che ho sempre odiato quando andavo a scuola è sicuramente lo sforzo compiuto dai critici letterari nel ritrovare delle anologie e dei pensieri all’interno delle opere, siano essi romanzi, poesie, sonetti o quant’altro. Il dover per forza sviscerare fino al midollo una frase non è sempre il modo migliore per capire ciò che lo scrittore volesse dire e ancor meno lo è se effettivamente non vi è alcun significato oltre a quello che ha ad una prima lettura. Molti professoroni e molti critici questo non lo hanno capito e anzi si arrogano il diritto di attribuire all’autore dei pensieri che non gli si addicono solo per poter dire di “aver studiato l’opera”. Ecco noi non ci sforzeremo minimamente di trovare analogismi e filosofie personali degli sceneggiatori all’interno di The Following, così come non commenteremo la scelta di applicare le tematiche di Poe ad un thriller.
Di Edgar Allan Poe si possono dire tante cose: che fosse 3/5 genio e 2/5 cialtrone (non lo dico io ma James Russel Lowell), che sia stato il padre della fantascienza (lo sostiene Hugo Gernsback) e che fosse identico ad Hitler ma con il parrucchino diverso (lo dico io). Una cosa non la si può dire però: che volesse essere utilizzato così a sproposito in un telefilm. Il creatore della serie che ha avuto la così poco brillante idea di utilizzare Poe è Kevin Williamson, forse ve lo ricorderete per essere stato il creatore di serie con un taglio più adolescenziale come Dawson’s Creek o The Vampire Diaries e per i ben più celebri Scream e I Know What You Did Last Summer. Ad ogni modo l’idea viene da lui e questo background vi è di certo utile per capire come funziona la sua mente quando non lavora per The CW. Perchè vi elenco le sue creature? Semplicemente perchè almeno sul versante horror dei suoi prodotti c’è sempre una costante: il tentativo di rivoluzionare un genere.
La FOX ha pompato talmente tanto questo show che se fosse risultato un flop come Alcatraz (cosa che per fortuna non è), che ricordiamo essere stato pompato in modo uguale per poi dimostrarsi un freak degno della cancellazione, probabilmente qualcuno avrebbe cominciato a porsi qualche domanda sulla qualità dei serial di Williamson visto che Hidden Palms e The Secret Circle non hanno fatto una buona fine.
La geniale idea di Scream era quella di stilare una lista delle “leggi” che si devono rispettare nei film dell’orrore per poi farle applicare ad un serial killer, ai suoi seguaci e vittime. Se queste sono state le premesse poi drasticamente rovinate nei vari sequel, in The Following si fa un passo avanti ulteriore dettando nuove regole per il thriller:
  1. il killer è noto a tutti;
  2. il killer necessita di un antagonista, meglio se è un detective in cerca di redenzione con problemi con l’alcol;
  3. il killer ha dei seguaci che lo emulano;
  4. il killer è (ovviamente) un freddo calcolatore ed ha un piano che sta attuando in cui tutti quanti sono delle pedine nella sua scacchiera e lui è l’unico giocatore al tavolo da gioco;
  5. deve esserci lo scontro tra le forze del bene e del male
  6. dev’esserci una donna da amare per il protagonista (che il buono se la sia già bombata a dovere e che la suddetta donna fosse l’ex moglie del killer sono quisquilie)
Il killer nel nostro caso è un ex insegnante di letteratura inglese ed un accanito fan del vecchio E.A.Poe che utilizza come “motivazione” nei suoi omicidi per i quali si contraddistingue anche per la peculiarità di togliere gli occhi alle vittime. Joe Carroll è ossessionato da Poe per chi non lo avesse ancora capito ed è ossessionato anche da Ryan Hardy ma in un altro modo. Durante tutto il pilot ci viene mostrato a più riprese come e quando Hardy ha arrestato Carroll e mano a mano che ci viene delineato il suo piano e la sua strategia vediamo come Hardy passa dall’essere il suo persecutore ad essere il suo animaletto di compagnia. Era una minaccia fino a quando non lo ha catturato impedendogli di ammazzare Sarah Fuller poi, nella sua mente da psicotico, lo status quo del detective si è modificato passando da nemico a mero burattino del suo grande gioco, il tutto ovviamente non prima di riuscire ad ammazzare la Fuller però…
Carroll gioca al gatto col topo come nei migliori thriller e bisogna dare atto a Williamson che il pilot è confezionato a dovere per farci restare in tensione sul divano per 40 minuti di fila. L’intricata macchina messa in moto con la fuga di Carroll e la sua successiva incarcerazione sono solo “il prologo del romanzo che lui e Hardy scriveranno insieme”, un prologo dannatamente sanguinolento e fottutamente eccitante. L’eccitazione deriva principalmente dalla sorpresa di non potersi fidare di nessuno, nemmeno dei vicini di casa gay o della babysitter, tutti messi al loro posto per un fine superiore che è stato mostrato loro da Carroll via internet. Ora, diffidate delle recensioni scarse e fuorvianti date da giornali inutili come La Repubblica in cui se non si inserisce la parola “Twitter” in un articolo automaticamente questo vale meno di zero, e prendete invece per buono l’utilizzo da parte di Joe di forum e chat pro-Carroll per creare la sua linea di “followers”.
Per approcciarsi a The Following nella giusta maniera bisogna chiudere un occhio riguardo ad un paio di cose come la stupidità di polizia, FBI e guardie carcerarie varie ed eventuali che non controllano assolutamente nulla per esigenze di trama oppure come la forzata stereotipicità di alcuni personaggi, vedasi (e qui comincia un doveroso elenco) il detective Hardy, l’ex moglie di Carrol alias Dr. Claire Matthews che non sospetta nulla, il fan del detective Mike Weston, la nuova partner seria e dura Jennifer Mason, il capo dell’FBI che odia il detective e lo intralcia nelle indagini, l’afroamericano messo li solo per essere un afroamericano ed infine il bambino che viene rapito. Ai personaggi stereotipati si aggiungono ovviamente le situazioni stereotipate, una per tutte “il detective che per raggiungere il killer deve agire necessariamente da solo perchè l’FBI lo intralcia”.
Se siete sopravvissuti a tutto questo e apprezzate ancora il pilot, oltre a farvi i complimenti, vi dirò anche che oltre a questa classicità di personaggi e situazioni vi sono anche una serie di lati positivi che garantiscono allo show di discostarsi dal thriller classico per meritarsi una chance di essere visto. Sto parlando ovviamente della cerchia di seguaci e discepoli che lavorano per Carroll che li ha plasmati a dovere per il suo gioco, ma mi riferisco anche al rapporto amoroso che si è consumato tra il detective e l’ex moglie di Carroll perchè, come ammette il killer stesso, in ogni romanzo importante dev’essere presente una storia d’amore.
In summa Williamson crea The Following raggruppando tutta la classicità del genere thriller shakerandola con follia e culti creati via web dando vita ad un prodotto sicuramente degno di essere visto nonostante alcune pecche che i più pignoli e amanti del genere non gli perdoneranno. Noi lo continueremo a vedere di sicuro.
PRO:

  • Mancava qualcosa del genere nel panoramana telefilmico attuale
  • Apporta qualcosa di nuovo al genere thriller
  • Interessante il futuro sviluppo del rapporto tra Hardy e l’ex signora Carroll
  • I discepoli di Carroll sono i più insospettabili
CONTRO:
  • Kevin Bacon sottotono
  • Abuso di personaggi stereotipati
  • Coprotagonisti imbarazzanti ad eccezione di Claire Matthews e Mike Weston

 

Come pilot è sicuramente da pollice in alto nonostante navighi nei clichè e per discostarsi da essi si utilizzino escamotage di dubbia fattura, per il resto è tutto ben scritto e ponderato bene nella tempistica. Dispiace non aver visto un Kevin Bacon ispirato a dovere ma ci sarà tempo e modo per vederlo.

 

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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