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The Queen’s Gambit 1×06 – AdjournmentTEMPO DI LETTURA 4 min

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Con “Adjournment” The Queen’s Gambit compie il suo ciclo e, ad una sola puntata dalla fine, ricongiunge l’attuale narrazione alla breve introduzione presentata nel pilot. Da lì in poi, infatti, la storia era stata portata in scena tramite un enorme flashback che aveva raccontato la vita di Beth sin dal suo soggiorno in orfanotrofio. In questa penultima puntata, dunque, ci si ritrova catapultati nuovamente a Parigi ma, contrariamente a quei pochi minuti assaporati nel primo episodio, adesso si ha il quadro completo riguardo le condizioni in cui Beth si presenta al torneo. E ciò che emerge ha un sapore ancora più amaro di ciò che si poteva inizialmente pensare.
E dire che l’episodio era partito con tutte le migliori premesse per la partita più importante della protagonista. L’accoppiata con Benny Watts si è rivelata molto più proficua di quel che si poteva pensare sia a livello personale che professionale, con l’ex campione che si è posto come punto di riferimento stabile e affidabile e un maestro perfetto. Anche sullo schermo la coppia ha funzionato nel miglior modo possibile: le loro continue e ripetute esercitazioni con gli scacchi, o le loro discussioni a riguardo, non sono mai risultate tediose e non hanno mai creato momenti morti all’interno della narrazione. Ovviamente il merito va anche alla sceneggiatura e soprattutto alla regia, in grado di conferire dinamicità alle sequenze di gioco, mantenendo alto l’interesse anche in momenti che altrimenti potevano facilmente scadere nel ripetitivo. Benny Watts si è quindi rivelato essenziale nel cammino di Beth e, in questa fase della sua vita, è stato anche una sorta di ago della bilancia, portando la ragazza sulla strada della concentrazione assoluta e lontano dai vizi che fino a quel momento la stavano distraendo.

 

Beth: “At night, I stay in my room and study mr. Borgov old games.”
Giornalista: “Including the one against you in Mexico City?”
Beth: “Especially that one.” 

 

Non è un caso, dunque, che Beth, sola a Parigi, si lasci influenzare finendo sulla via del declino. Questa porzione di episodio è forse quella più frustrante di tutta la serie. Gli sforzi di Beth per rimanere sobria fino a quel momento erano sotto gli occhi di tutti, e lo spettatore sa benissimo anche quanto sia importante questa partita/rivincita con Borgov. Ma per quanto avvilente possa essere la sconfitta, soprattutto per il modo in cui è arrivata, non si può certo dire che ciò che ne consegue giunga come una sorpresa. L’equilibrio già precario della giovane subisce infatti il colpo di grazia.
Nelle recensioni precedenti, ma anche nella stessa serie, si è più volte sottolineato come l’importanza degli scacchi per Beth sia vitale da un punto di vista personale. La sua vita sempre in bilico da orfana ha trovato riparo all’interno della sicurezza della scacchiera e, come dice lo stesso Borgov in “Middle Game”, gli scacchi sono tutto ciò che la Haromn ha nella sua vita. Senza di quelli non è niente. Un messaggio di desolazione che viene ripreso in questo episodio anche tramite la casa dei Wheatley. Per Beth quel luogo è ormai diventato casa sua, acquistando un valore sentimentale importante, per questo il ritorno in scena del signor Wheatley in tutta la sua meschinità segna un altro passo verso l’abisso per la ragazza. Da sola e senza più neanche la spinta datale finora dalla sua passione per gli scacchi, piombare nel tunnel della dipendenza non è mai stato così facile.
Fortunatamente per Beth, la riapparizione della sua amica dei tempi dell’orfanotrofio Jolene – evento che ha il sapore di deus ex machina narrativo – può essere quella spinta per riportare Beth sulla retta via. E chissà che nel suo percorso futuro non sia compresa finalmente una rivincita con Borgov.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rapporto tra Beth e Benny sia a livello personale che “professionale”
  • A costo di essere ripetitivi: regia, fotografia, musica e cast sempre perfetti
  • Il bellissimo modo in cui vengono rese in scena le partite a scacchi, anche quelle ripetitive 
  • Declino di Beth reso in maniera organica e messo in scena in maniera eccellente
  • Il ritorno di Jolene con un retrogusto da deus ex machina (ma va bene lo stesso)

 

Si dice che bisogna toccare il fondo per poter risalire… speriamo sia così anche per Beth Harmon.

 

Sara M.

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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