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Winning Time: The Rise of the Lakers Dynasty 1×02 – Is That All There Is?TEMPO DI LETTURA 4 min

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Winning Time The Rise Of The Lakers Dynasty 1x02 RecensioneSe “The Swan” non l’avesse messo in chiaro, Winning Time: The Rise of the Lakers Dynasty non è una serie come le altre. No, non a causa del titolo insolitamente lungo, qui si parla del livello artistico e la mole produttiva in gioco. HBO quando fa qualcosa, la fa bene, e per farla chiama personalità del calibro di Adam McKay.
Alla fotografia il convincente semi-esordiente Todd Banhazl (dal mondo dei videoclip musicali) e, soprattutto, al montaggio, elemento chiave nelle produzioni firmate McKay, Hank Corwin (Don’t Look Up). Da sottolineare anche il super-cast, composto da star affermate (John C. Reilly, Jason Clarke, Brett Cullen, Michael Chiklis e Sally Field, finora) perfettamente mescolate con attori alla prima vera esperienza, come Solomon Hughes e la sorpresa Quincy Isaiah.

PACKAGING


Ciò che colpisce subito della risposta al fenomeno The Last Dance sponda L.A. è la confezione, l’aspetto formale. In più di un’occasione lo spettatore potrebbe sentirsi talmente trascinato dalla messa in scena al punto da pensare di assistere ad un documentario, un vero dietro le quinte grazie anche alla somiglianza degli attori.
Winning Time sembra girato con i mezzi degli anni ’70, applicando però il linguaggio visivo moderno. Un qualcosa di sperimentato brevemente anche nell’originale WandaVision, che però qui rappresenta una costante. Una caratteristica che contraddistingue una serie realistica da un’imitazione artefatta.
Se lo show di Borenstein e Hecht fosse girato con la classica fotografia “à la Netflix”, piena di bokeh, rapporti focali bassi e immagini nitide, il pubblico di oggi si sarebbe perso uno spettacolo per gli occhi e per i fan del “gioco”. Anche Jonah Hill (Maniac), che subentra in cabina di regia a McKay, sembra perfettamente calato nel linguaggio che parla Winning Time, che ogni tanto si lascia andare anche ad inquadrature sgranate e fuori bolla, come se fossero immagini di repertorio.

BUSINESS PLAN


La nascita della “Lakers Dynasty” che dà il titolo alla serie, però, coincide anche con un altro momento cruciale nella storia dell’NBA. I Lakers di Kareem, Magic, Nixon e Pat Riley sono stati la chiave per rendere la National Basketball Association un vero e proprio business miliardario, grazie anche alle intuizioni di Jerry Buss. Fortunatamente gli autori non trascurano mai il gioco fuori dal parquet, e in “Is That All There Is?” ciò è più evidente che mai.
La visione imprenditoriale, ingrediente segreto dello show, diventa fulcro dell’episodio. A partire dalle idee rocambolesche proposte a Magic dai suoi amici, per investire i primi stipendi milionari che guadagnerà in California, fino ad arrivare a situazioni più serie. Ne è un esempio Jerry West, coach dei Lakers, per cui è giunto il momento che ha sempre sognato, di mettere nero su bianco tutto ciò che avrebbe sempre voluto per vincere. Un’occasione da non farsi scappare, se non fosse per la paura di non farsi trovare all’altezza nel momento in cui non si hanno più scuse.

LEGACY


Tuttavia il più grande esempio di business plan presente finora è proprio quello perseguito da Jerry Buss. Un’opera imponente e visionaria, a partire dal roster per arrivare fino al The Forum. In particolare, viene dato ampio respiro al personaggio di Claire Rothman, pioniera nel rendere i palazzetti sportivi luoghi d’intrattenimento. Il personaggio interpretato da Gaby Hoffmann viene “promossa” dalla contabilità, ufficio scomodo per il tycoon, per approdare al ruolo che l’ha consegnata alla storia.
Per fare tutto ciò Buss prova comunque a prendere esempio dai migliori, confrontandosi con Red Auerbach. Le scene con Reilly e Chiklis sono una ciliegina sulla torta, prove di recitazione fin troppo strette per i canoni del piccolo schermo. In pochi minuti viene resa su pellicola (sul serio però) tutta l’essenza della rivalità tra Celtics e Lakers, preludio alla competizione tra lo showtime di Magic, Kareem & co. contro Larry Bird.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutti i comparti tecnici: regia, fotografia e montaggio di un livello superiore
  • Tutto ciò che riguarda la forma del prodotto
  • La nascita del business moderno nell’NBA
  • Ogni scena di Magic in Michigan
  • Il rapporto tra Earvin e la madre
  • La triste parabola di Jerry West
  • La nascita del The Forum e lo show-biz nei palazzetti
  • Buss vs Auerbach
  • Nulla da segnalare

 

Winning Time si conferma una serie dal potenziale spaventoso, con personaggi perfettamente calati nella parte al punto da confondere lo show con scene found footage. Un Thank Them All che sta forse anche un po’ stretto, ma di questo passo verrà presto il tempo dei Bless.

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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