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Young Royals 1×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione Young Royals 1x01Young Royals è la nuova serie estiva di Netflix che forse non c’era bisogno di produrre.
La trama, molto scontata, vede il principe Wilhelm, erede della casa reale di Svezia, immortalato dai social durante una rissa in discoteca. Per sopperire alla vergogna provata, la famiglia lo spinge a fare pubblicamente un discorso di mea culpa alla nazione dopo quella notte brava, costringendolo anche ad una punizione (che rimane comunque regale): terminerà i suoi studi al collegio cristiano di Hillerska.
Come si vede dai primi istanti di questo pilot, il carattere da teen drama della serie emerge subito. L’ambientazione principale, che sarà poi lo scenario presumibilmente anche dei prossimi episodi, è il collegio di Hillerka, scuola esclusiva per super ricchi e nuova nobiltà dove le cose non cambiano particolarmente rispetto ad un classico collegio di meno ricchi.
Durante la visione, l’attenzione dello spettatore viene subito meno per le assurdità proposte in questo pilot che, in generale, non convince assolutamente. Il problema principale non risulta tanto la costruzione, comunque da manuale, piuttosto il suo protagonista, il principe, che viene rappresentato senza alcun tipo di carisma o vera personalità, mostrando continuamente la sua inettitudine. E per tutta la durata del primo episodio, la sua figura rimane scontata e poco interessante.
Man mano che passano i minuti, la domanda che ci si pone visionando questo prodotto è sempre la stessa: perché puntare sulla quantità e non sulla qualità?

C’ERA DAVVERO BISOGNO DI QUESTA STORIA?


Niente di nuovo sotto il sole con Young Royals che presenta, dunque, il solito teen drama con la solita storia, le solite dinamiche seppur con un principe protagonista. Un prodotto che si configura come ennesima serie Netflix di cui non si sentiva la necessità.
Gli autori propongono situazioni così assurde che a confronto addirittura un prodotto come Riverdale, ad esempio, acquista più senso. Su tutte spicca la modalità di accoglienza messa in scena. La posizione sociale del principe dovrebbe prevedere una serie di procedure e protocolli in caso di trasferimenti improvvisi come questo, tuttavia, per poca cura gli autori se ne infischiano e fanno prevalere l’aspetto teen sul dato realistico, che non avrebbe comunque stonato. Non ci si aspettava di certo un corteo o un’accoglienza da Coming to America ma nemmeno l’informalità da bar mostrata in questo contesto.
Oltre a questo, poi, va aggiunto come i personaggi nelle mani degli autori diventano meri strumenti per far progredire la descrizione della situazione a discapito della loro personalità: troppo facilmente lo sfigato povero e mischiato con la malavita entra nel gruppo forte del collegio e, ovviamente, vi arriva con uno scopo ben preciso.
In più, oltre al giovane attore svedese Edvin Ryding nei panni del principe Wilhelm, il cast sembra troppo forzatamente multietnico e l’eccessiva libertà sessuale sbattuta in faccia allo spettatore stona davvero.
In generale, il tutto sembrerebbe più un’inutile riflessione sulla popolarità dei principi e sulla loro vita ai tempi dei social, senza molto di nuovo da dire.

ESSERE NEL PROPRIO AMBIENTE


August: “Your only mistake that night was being around the wrong people. I get that you wantes to feel normal, go to an ordinary school, meet ordinary girls and go to ordinary parties, but how did that work out? Ordinary people will never accept you as one of them. Here, you’re among equals. We could murder someone, and no one would say a word. I swear. Who wants to be ordinary anyway?”.

Chiave di volta di quel poco che gli autori volevano esprimere è dato dal discorso di August a Wilhelm in cui esprime parole molto chiare sulla visione che i privilegiati hanno del mondo: ma c’era davvero bisogno di dirlo? Forse no. In definitiva, l’unico tratto davvero nuovo dell’intera serie rimane la presentazione del principe come omosessuale. E si spera in una ripresa maggiore della sua caratterizzazione nei prossimi episodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Poco da segnalare se non che nel complesso, data la curiosità suscitata sul finale e la durata di soli 6 episodi, lo spettatore è portato a continuare con la visione
  • Incongruenze e assurdità che non si vedevano dai tempi di Riverdale

 

Nel complesso si stenta ad arrivare alla fine dell’episodio ma, proprio sul finale, si intravede appena una scintilla e sembra quasi che la visione possa continuare, in qualche modo, e risollevarne le sorti.

La notte sognivaga passeggia nel cielo ed il gufo, che mai dice il vero, sussurra che sono in me draghi ch'infuocano approdi reali e assassini seriali, vaghi accenti d'odio feroce verso chiunque abbia una voce e un respiro di psicosfera che rende la mia indole quanto mai nera. Però sono simpatica, a volte.

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