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Twin Peaks 1×03 – Zen, Or The Skill To Catch A Killer – Lo Zen, Oppure L’Abilità Di Catturare Un KillerTEMPO DI LETTURA 4 min

in Recensioni/Twin Peaks by

 

23 Gennaio 1991

Nell’oscurità di un futuro passato, il mago desidera vedere, non esiste che un’opportunità tra questo mondo e l’altro, fuoco cammina con me.
Noi viviamo tra la gente, tu lo chiameresti un negozio conveniente. Noi ci viviamo sopra, proprio così com’è, come lo vedi tu. Anch’io sono stato toccato dall’essere infernale. Un tatuaggio sulla spalla sinistra. Ah, ma il giorno che vidi il volto di Dio, divenni un altro, e mi staccai da solo il braccio intero. Il mio nome è Mike e il suo è Bob.


Through the darkness of futures past, the magician longs to see, one chants out between two worlds, fire walk with me.
We lived among people, I mean it like it is, like it sounds. I too have been touched by the devilish one. Tattoo on the left shoulder. Oh, but whan I saw the face of God, I was changed. I took my entire arm off. My name is Mike, his name is Bob.

Che qualcosa di storto aleggiasse nell’aria di Twin Peaks era abbastanza ovvio. Un normale omicidio – se così si può dire – sembra nascondere misteri sempre più avvincenti e accattivanti.
Se da un lato questo terzo episodio porta avanti in maniera lineare tutte le vicende di ogni singolo personaggio, dall’altro catapulta lo spettatore in un ambito che sembra marchiare definitivamente questa serie: quello onirico. Si capisce da subito che si vira verso il bizzarro, da quando l’agente dell’FBI Dale Cooper decide di mostrare ai suoi nuovi collaboratori il suo metodo nel portare avanti l’indagine.
L’intera sequenza che prevede l’utilizzo di lavagna, sasso e bottiglia, oltre a evidenziare l’eccentricità che la serie può raggiungere, è utile a mostrare, per chi non se ne fosse reso conto, un elemento comune. Laura nel suo diario parlava di un misterioso J. Abbastanza palese come gran parte dei personaggi che sono stati mostrati inizino con la lettera J, nel nome o nel cognome che sia. Evidenziare sempre più il profilo dei personaggi, nelle diverse linee di trama, è come un monito per lo spettatore, utile a ricordargli la domanda cardine che bisogna avere stampata in testa durante la visione di questo telefilm: chi ha ucciso Laura Palmer?
Questo continuo peregrinare da un personaggio all’altro, accentuandone difetti, vizi e manie, lo si riscontra sin dalle prime battute, grazie alla presentazione del fratello di Benjamin Horne. I due fratelli decidono di interrompere una cena in famiglia per dedicarsi ad attività di tutt’altro genere.
La morte di Laura sembra essere quindi solo un incidente di percorso nella vita degli abitanti di Twin Peaks: Nadine continua nella sua attività con le tende, con nuove sensazionali scoperte, Leo Johnson fa scherzi notturni a quelle cime di Bobby e Mike, Dana e James si abbandonano definitivamente all’amore.
La morte di Laura non è assolutamente un incidente di percorso solo per i genitori. Qualcosa di disturbante aleggia in quella casa e solo gli occhi più attenti potranno notare alcune similitudini con la sequenza finale (Leland che cerca di battere il tempo schioccando le dita).
Insomma, a Twin Peaks c’è del marcio, e questo si capisce. Ciò che però Lynch vorrebbe farci saltare all’occhio è che, se da parte dei vari personaggi ci si muove in un “marcio” totalmente umano, in casa Palmer aleggia qualcosa di estremamente anomalo.
Come detto, le indagini si scostano da una via tradizionale, bottiglia e sassi a parte. Vediamo l’introduzione di un nuovo – eccentrico – personaggio dell’F.B.I. Soprattutto armonizziamo la deriva zen e olistica delle indagini di Cooper grazie anche al primo vero stacco stilistico verso una dimensione onirica, disturbante, straniante.
Con la onnipresente musica jazz sullo sfondo (Audrey che aziona il juke-box, Leland che prova a ballare, Cooper che alla fine schiocca le dita), prende forma una sequenza destinata a fare la storia. Entriamo direttamente nei sogni di Dale e allo stesso tempo entriamo in un ambiente circondato da ermetismo e inquietudine. Chiunque avrà fatto un incubo in cui la figura più spaventosa dello scenario si trovava di spalle. In questo caso vediamo un nano ballare (toh, come Leland e Audrey), delle tende rosse (introdotte nel locale dove vanno i fratelli Horne?), un pavimento a scacchi, un Dale Cooper invecchiato e… Laura Palmer. L’uomo con un braccio solo pronuncia il monologo sopra riportato. Qualcosa di molto strano sta accadendo, soprattutto perché a fine episodio sembra che il caso sia già risolto.
Piccola postilla sul doppiaggio: i sottotitoli in inglese presenti durante i discorsi del nano e di Laura, entrambi caratterizzati da una voce metallica e inquietante, fanno pensare a una versione originale in cui i due esprimessero qualcosa di incomprensibile. Nel doppiaggio italiano, invece, si capisce ciò che dicono. Cosa è successo?

 

LATI POSITIVI:
  • Intera sequenza finale
  • Disperazione tangibile da parte dei genitori di Laura
  • Nuovi metodi di indagine
  • Albert
  • Il fratello di Benjamin Horne
  • Audrey (perché sì)
LATI NEGATIVI:
  • Leo è un cattivone, abbiamo capito
  • Nadine e le tende
  • Cosa è stato cambiato nel parlato del nano e di Laura?

 

Un episodio che cambia del tutto marcia regalando una sequenza di altissima fattura, non certo qualcosa di usuale in televisione.

 

VOTO 4,5/5 
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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