Hannibal 3×13 – The Wrath Of The LambTEMPO DI LETTURA 4 min

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I preliminari tra Hannibal e Will sono durati tre stagioni, per esplodere in un amplesso intenso, passionale e sanguinario che conduce lo spettatore alla fine di un percorso: un’ educazione sentimentale sui generis che ha determinato il cambiamento dei ruoli dei personaggi, da “Apéritif” fino ad oggi.
La partita a scacchi infinita tra i due protagonisti continua senza esclusione di colpi e vede Will compiere il suo destino, trasformando l’Agnello in Leone. Mai come in queste ultime puntate, come già evidenziato nella precedente recensione, la serie si è totalmente immersa nel simbolismo più religioso e filosofico: la trasformazione intesa come evoluzione resta il concetto primario sui cui i personaggi si confrontano e tocca tutti, non solo il Drago, ma anche Hannibal e, naturalmente, Will. La vicenda in linea con il romanzo di Harris non viene tralasciata, si vede infatti Francis inscenare la propria morte e Will desideroso di lasciare Hannibal nelle sue grinfie grazie ad uno stratagemma ideato con l’aiuto di Jack; è da questo punto che la serie cammina con le sue gambe, rispetto al racconto-guida e, coerentemente con  tutto quello che abbiamo visto nelle precedenti stagioni, il gioco di inganni lascia spazio alla certezza che Hannibal e Will non possono esistere e vivere pienamente l’uno senza l’altro.
When life becomes maddeningly polite, think of me. Think of me, Will“: questa è l’ennesima frase che Lecter rivolge al suo amico/amato per spronarlo ad aprire gli occhi e a non tirarsi più indietro davanti a ciò che risulta ovvio. Hannibal ne è consapevole fin dal momento in cui rinuncia alla propria libertà consegnandosi all’FBI e, ancora una volta, davanti alla richiesta d’aiuto da parte di Will, accetta il proprio destino e non teme la sua fine, se questo lo porterà a essere del tutto capito da Graham.
Come nelle più grandi e sofferenti storie d’amore, si arriva al compimento del corteggiamento tra i due protagonisti e l’estremo dualismo amore/morte si realizza inarrestabile: lo spettatore assiste al perfetto quadro in cui, prima la versione acustica/strumentale, poi l’originale Love Crime fanno da sottofondo ad una scena sconvolgente. C’è un che di primordiale nell’alleanza tra Hannibal e Will mentre scatenano la loro furia contro il Drago Rosso; il rallentatore, le pose animalesche, gli sguardi felini, ma, su tutto, l’intesa e l’accettazione da parte di Graham della propria natura oscura.
Will non è più l’uomo che uccise Hobbs nella prima stagione riempiendosi di sensi di colpa: è libero, ha assaporato l’essere sé stesso completamente e giunge alla conclusione che morire insieme a colui che lo comprende più di chiunque altro, al suo diletto, sia la soluzione giusta per un rapporto che non potrebbe mai vedere la luce nella realtà.
Così, a differenza di “Mizumono“, l’abbraccio che avvolge i due amanti è sereno nella propria tragicità, il giusto epilogo di una storia assoluta seppur disfunzionale e amorale ma bellissima e folgorante. Sembra di essere davanti ad un quadro di Turner, dove la potenza tumultuosa del mare fa da sfondo a questa coppia così particolare, illuminata dai raggi della luna.
Nessun’altra serie televisiva è riuscita a rendere credibile un sentimento così potente e malsano tra due persone, perché è di questo che si tratta; nonostante la volontà di uccidersi a vicenda e tutto quello che inevitabilmente è accaduto anche a chi ha gravitato attorno a Will e Hannibal, tra loro è nata un’emozione impossibile da ignorare, la protagonista di ogni episodio che li ha portati a confrontarsi con i propri demoni, ad accettarli senza più paura alcuna.
In questo series finale tutti trovano il giusto spazio: da Jack a Chilton, da Alana a Bedelia. Ognuno reagisce alla notizia della finta fuga di Hannibal in base al conto in sospeso che ha con lui e, nell’ipotesi di una nuova stagione, che però non troverà realizzazione, la puntata si chiude con una cena a base di carne, un tavolo finemente apparecchiato per tre persone e l’ospite d’onore, la Dottoressa DuMaurier.
Nonostante la cancellazione di una serie così unica, con conseguente sindrome dell’abbandono che attanaglierà molti spettatori devoti, questo finale ha il sapore di un lieto fine grazie all’unione di due anime differenti ma molto affini che, nonostante tutto, rinnegano una vita normale, se così possiamo definire le esistenze di Hannibal e Will, per l’intensità di un momento eternamente condiviso. La morte veicola l’amore autentico tra i due, regalando, ad un sentimento prima platonico, la devastante realtà.
H: “See Will? That’s all I ever wanted for you. For both us”
W: “It’s beautiful”.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Intenso epilogo finale senza tralasciare il racconto
  • Ottima recitazione, plauso particolare alla coppia Dancy-Mikkelsen e ad Armitage
  • Musiche e fotografia degne di una pellicola cinematografica
  • The meat is back on the menu
  • Nessuno
Hannibal conclude il suo viaggio con un episodio meraviglioso per narrazione, estetica e recitazione. Nonostante l’amarezza della cancellazione, si ha la certezza che la sua luce continuerà a brillare nel firmamento seriale e che la visione di questo prodotto sia un’esperienza sensoriale ed emotiva che pochi altri riusciranno ad eguagliare.

The Number Of The Beast Is 666 3×12 2.34 milioni – 0.7 rating
The Wrath Of The Lamb 3×13 2.85 milioni – 0.8 rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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