Downton Abbey 6×09 – Christmas Special: The FinaleTEMPO DI LETTURA 8 min

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“We didn’t always think there’d be a happy ending for Edith.
Well, there’s a lot at risk, but with any luck they’ll be happy enough. Which is the English version of a happy ending.”

L’unica sorpresa di questo Speciale natalizio è che non c’è stata nessuna sorpresa. Nessuno sconvolgimento, nessun evento traumatico, nessun destino sorprendentemente maligno o benigno è planato sui personaggi o sugli spettatori che hanno assistito ad un’ora e mezza di varie salse del classico “e vissero per sempre felici e contenti”.
Fellowes non ha voluto rischiare, regalando al pubblico un finale proprio come se lo aspettava. La lunghezza dell’episodio ha dato modo non solo di portare a conclusione alcune storyline, ma anche di iniziarne di nuove, portando a conclusione pure quelle. La vicenda di Henry che decide di lasciare le corse automobilistiche per trovare un altro lavoro nasce, cresce e si conclude all’interno dell’episodio. Se ne poteva fare a meno? Probabilmente sì. Erano felicemente sposati e tanto bastava a rendere questo un finale per Mary e Henry, ma Fellowes ha voluto rassicurare anche i pochi che si sarebbero chiesti se la loro storia avrebbe retto dato il lavoro di Henry che Mary tanto detesta (se poi qualcuno si aspettasse minore accondiscendenza da parte di Mary per la brillante e-mai-passata-per-la-testa-di-nessuno idea che un appassionato di auto possa fare il meccanico, sappiate che non siete soli).
Allo stesso modo – e qui subentra anche un certo irrealismo – la vicenda del Parkinsonpalsy” di Carson, che all’interno di una sola puntata riesce a peggiorare in maniera così evidente, nonostante l’assenza finora di presagi, è stata inventata di sana pianta in occasione di questa puntata per giustificare il ritorno del povero bistrattato Barrow a Downton. Mai ritorno fu più scontato, preparato ormai da episodi, grazie alle scene che, con occhi compassionevoli, guardavano al suo personaggio e alla sua triste deriva. Cacciato e ripreso nel giro di un episodio, Thomas ha perso via via sempre più spazio, ingiustamente, aggiungeremmo. Tuttavia la soluzione trovata da Robert è rassicurante, per Barrow, per Carson, per Mary, per noi. Thomas prenderà il posto di Carson e sarà per il figlio di Mary ciò che Carson è stato per lei, un secondo padre. È forse la conclusione più bella di tutto l’episodio: riconosce a Thomas il ruolo importante che ha rivestito per anni nella Abbey. Sei anni fa era un semplice valletto, desideroso di far carriera a qualunque costo; oggi finalmente è riuscito ad arrivare all’ambito posto che fu di Carson nel modo forse più inaspettato e, sopratutto, sentendosi per la prima volta accettato e voluto. La scalata nel mondo del lavoro per Thomas è andata di pari passo con una crescita interiore: è rimasto ben poco di quello stronzetto che malignava e complottava insieme a Mrs. O’Brien.
Di poco interesse sarebbe dilungarsi ancora sul resto delle storyline a lieto (e prevedibile) fine che hanno caratterizzato questo episodio. È di un qualche interesse, invece, analizzare se la scelta narrativa di Fellowes abbia funzionato. Se, infatti, è indubbio che nessuno conferirà a Fellowes il premio all’originalità per lo script di questo series finale, non si può certo dire che abbia peccato di lungimiranza. Il panorama seriale è costellato di finali che hanno lasciato così tanto amaro in bocca nei fan (vedi ad esempio How I Met Your Mother e Dexter) da essere ancora motivo di discussione e da far rivedere addirittura il giudizio sulle intere serie, nonostante stagioni su stagioni di apprezzamenti. Fellowes, forse consapevole che quella che si è appena conclusa è stata la stagione di Downton Abbey più debole di sempre, ha deciso di lasciarsi col pubblico in buoni rapporti. Nessuno avrebbe desiderato un qualche evento traumatico per concludere la serie ma, certamente, si poteva sfruttare l’esteso tempo a disposizione per concludere le storyline rimaste in sospeso, invece di aprirne e chiudere di nuove solo per riempire il minutaggio, per lasciare lo spettatore con qualche spunto di riflessione su quello che ancora deve succedere.
In poche parole si poteva scegliere di concludere Downton con un finale alla Via Col Vento. Il film è del 1939 ma ancora chiunque ne completi la visione non può che domandarsi: “Rossella riuscirà mai a riconquistarlo?”. Nel finale di Downton nulla invece è lasciato aperto, tutti hanno avuto la loro conclusione. Se vengono lasciati spiragli per Edith e per le difficoltà del futuro “lavoro” di marchesa, nessuna ombra si proietta sul loro futuro, lasciando anche lì lo spettatore ben nutrito di fondate speranze che “everything is gonna be alright.” La più sfigata delle sorelle Crawley è stata disbrigata velocemente verso la luna di miele: la vicenda di Marigold si è risolta nel giro di due battute, così come il matrimonio. Ma sappiamo che è felice e questo ci basta per tirare un sospiro di sollievo.
Forse la banalità del lieto fine potrà risultare fastidiosa per alcuni, ma in una serie come Downton Abbey è quasi d’obbligo. In realtà ciò che preme di più è proprio la celerità con cui sono avvenute molte cose: durante la visione dell’episodio si percepisce una fretta ansiogena di chiudere tutte le trame tracciate, di far dire questo piuttosto che quello a un personaggio a mezzo di scene introdotte quasi forzatamente. Un happy ending abbastanza scontato, dunque, ma funzionale a un addio al caro pubblico, spesso anche troppo fedele. Visto l’andazzo della stagione, non può non farci piacere una romantica conclusione che abbia salutato tutti i personaggi che per sei stagioni ci hanno accompagnato nei primi vent’anni del Novecento, ma ci tocca anche dover ammettere che le cose potevano essere gestite molto meglio. Cosa mancava in questo finale? Onestamente, un po’ di pathos. Ciò che abbiamo visto è stata una sfilata di tutti i personaggi (cugina Rose? Chi ne sentiva la mancanza?) che vengono fastidiosamente inseriti solo per i saluti finali. Sarebbe stato meglio – e più coerente da parte di Fellowes – concentrarsi su alcuni personaggi, invece di rifilarci un’accozzaglia di eventi e storyline buttate lì per far brodo.
Ciononostante bisogna ammettere che salutare per l’ultima volta Downton e i suoi abitanti ha fatto un certo effetto. Downton Abbey ci ha sempre mostrato, silenziosamente e con semplicità, il divenire. Ci ha sussurrato un’epoca, riuscendo perfettamente nella narrazione storica senza ostentare o gridare a tutti gli anni ruggenti. La Storia si è quietamente insediata nella Abbey, sotto forma di un telefono, di un frullatore, di un asciugacapelli. Abbiamo assistito agli orrori della guerra con Sybil; al cambiamento sociale ed economico con Mary; all’emancipazione femminile con Edith. E ancora la questione irlandese con Tom; il pregiudizio razziale con la piccola Rose; l’omofobia tramite Barrow e non da ultimo l’importantissima apparenza vittoriana di Robert, di Carson e di Lady Violet. La modernità che ha invaso la tenuta non sarebbe stata possibile senza l’ottima narrazione che l’ha preceduta: Downton Abbey ha preparato il terreno, ci ha raccontato la storia di una famiglia aristocratica e della sua servitù rendendoci partecipi del cambiamento che, lentamente e in modo impercettibile, ha travolto tutti. I tempi sono mutati, Londra è la nuova protagonista, l’uomo aristocratico è ormai obsoleto, il ceto sociale e la ricchezza non sono più un diritto di nascita, la servitù va sempre più diminuendo così come le rigide formalità che solo Carson rispettava.
Insomma, il quadro che lasciamo è ben diverso da quello che abbiamo trovato al nostro arrivo. E a intervenire e a mutare lo status quo delle cose è stata l’unica vera protagonista di Downton Abbey: la Storia.
Some say our History, but I blame the weather.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Seconda parte di episodio più coinvolgente e ritmata della prima
  • Thomas: ha finalmente trovato il suo posto, che non distava poi tanto. Miglior personaggio della stagione
  • Matthew Goode fa sempre la sua gran figura e bisogna ammettere che Henry e Mary funzionano benissimo. Gran feeling
  • Spratt & Denker
  • I Crawley e la loro servitù: solo un rapporto di lavoro non lo è mai stato
  • “English version of a happy ending.” Addio Downton Abbey
  • “What do you think makes the English the way we are?” “I don’t know. Opinions differ. Some say our history, but I blame the weather.” Grazie Lady V
  • Downton Abbey: una splendida storia nella Storia
  • Storyline aperte e chiuse nel giro di un episodio 
  • Vicenda di Carson troppo repentina
  • Tom continua a essere una macchietta all’interno della serie e della famiglia Crawley. Una stagione intera passata nell’anonimato, che gran peccato per un personaggio così
  • Un finale un po’ spento e freddo
  • Il lieto fine era quasi obbligato, ma non è stato troppo fastidioso: ciò che urta però sono modalità e tempismo utilizzati 
Questo speciale natalizio è lo specchio dell’intera annata: ne racchiude perfettamente i pregi e i difetti. Sapete già il nostro giudizio su quest’ultima sesta stagione: rasenta la sufficienza, perché non all’altezza della serie che abbiamo seguito con tanto affetto. Tuttavia è proprio l’affetto che ci guida per il voto finale, che è un omaggio a una serie che è riuscita a conquistarci e a farci viaggiare nel tempo, rendendoci partecipe delle sue storie. Un bellissimo romanzo. E non potevamo non dire grazie, Downton Abbey.

Un addio scritto a quattro mani da Giulia e Benedetta.

Episode Eight 6×08 8.87 milioni – ND rating
Christmas Special: The Finale 6×09 6.90 milioni – ND rating

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