Orange Is The New Black 4×09 – Turn Table TurnTEMPO DI LETTURA 7 min

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Orange Is The New Black, oramai l’abbiamo capito, vive della “soggettività” del suo spettatore, ovvero delle multi storyline all’interno della sua macro-trama (tanto che appare piuttosto indefinibile) che si rapportano con la sensibilità del singolo fruitore. Pratica narrativa portata al successo da Lost, proseguita e imitata da serie come Once Upon A Time (non a caso, avente autori in comune), ma che lo show di Netflix ha definitivamente portato allo stremo. Più avanti scopriremo meglio perché, mentre per ora constatiamo tale punto di congiunzione: per capirci, quando sull’Isola c’era il flashback su Desmond, gli autori si sbizzarrivano al massimo, in termini qualitativi, e il risultato per lo spettatore era di puro godimento; flashback che finiva di di certo per avere più effetto, almeno “oggettivamente”, dell’ennesimo e struggente passato del chirurgo Jack preso dal rapporto conflittuale col padre. Eppure, quella stessa “analessi” della trama verticale dell’episodio, poteva accontentare una buona fetta di spettatori, anche in maniera maggiore, che consideravano proprio il Dottor Shephard il proprio personaggio preferito, con l’attenzione che di conseguenza aumentava in proporzione.
Sta tutta qui la soggettività del singolo fruitore che OITNB (non amiamo usare acronimi nelle recensioni, ma in questo caso non possiamo fare altrimenti), si diceva, ha portato ancor più al limite. Perché oltre quella verticale, ossia oltre il solo flashback di puntata, la serie vede un frazionamento multiplo e costante dell’intera storyline generale. non solo all’interno di quell’ora di minutaggio, ma per tutta la durata della stagione.
Il caso di Piper e Alex a tal proposito è emblematico, in questo senso. In “Turn Table Turn” le vediamo intente a progettare un piano di corruzione ad una guardia, per ottenere un hamburger a testa. Niente a che vedere con la rilevanza, da un punto di vista tanto narrativo quanto moralistico, per esempio, dei tentativi di “Sister” Jane di farsi rinchiudere in isolamento, per sapere le sorti di Sophia. Questo sul piano “oggettivo”, poiché i fan della coppia o di Piper stessa, traumatizzati ora dall’omicidio dell’emissario di Kubra, ora dalla vendetta delle ispaniche, probabilmente non sognavano altro che vedere la/le propria/e beniamina/e vivere una parentesi di sana spensieratezza, preferendo quindi alla grande questi momenti, che quelli, anche divertenti (specie nel raggiungimento del climax finale, con la finta aggressione in mensa), della suora, che sfociano poi nel drammatico nell’ultima scena a lei dedicata. Chi, al contrario, odia profondamente la bionda protagonista, non vedrà l’ora che si passi avanti a sottotrame predilette.
Stesso discorso per la storia di Blanca, personaggio tra i più misteriosi nel comparto totale delle detenute del Litchfiled, e come la storia (specialmente recente) della serie ci ha abituato a comprendere, prima o poi un tale approfondimento tocca davvero a tutte. E allora chi ha sempre desiderato conoscere di colei che nella prima stagione aveva gabbato tutti, fingendosi pazza per nascondere un cellulare, non può che essere contento di scoprire come certe perle geniali (vedi anche il trascurare la propria igiene per evitare la perquisizione) siano in realtà da sempre indice della sua personalità, soprattutto in chiave di ribellione alle istituzioni. Chi, invece, nutre scarso interesse per l’ispanica, magari si ritroverà di malumore per tutto l’episodio, poiché sperava e preferiva toccasse a qualcun altro. Tra parentesi, il pericolo di un’impostazione del genere, non sta solo nel referenziale, ma anche nella scrittura: quella che era un’esigenza narrativa, può diventare potenzialmente un peso, una forzatura, quando non si ha molto da dire (Arrow e la TheCW tutta ne sanno qualcosa), e forse il passato mostratoci di Blanca è al confine tra questi due aspetti; divertente e interessante sì (la scena di sesso, davanti gli occhi dell’anziana e dispotica signora, “vince” indubbiamente), ma in fondo priva di particolari spunti, apparendo fin troppo lineare, a conferma di come, almeno per alcuni personaggi, il “mistero” possa valere di più dell’effettiva realtà.
C’è così anche l’utente medio, immaginiamo una buona parte (per esempio, chi scrive), che predilige godersi la narrazione così com’è, non desiderando allo stremo di vedere approfondito quel personaggio o quell’altro, scegliendo piuttosto di non aspettarsi nulla e di lasciarsi trasportare dalla casualità degli eventi. Perché OITNB vive sì di soggettività, ma oggettivamente è nato ed è cresciuto a suon di buona sceneggiatura e di consapevole e spesso raffinata tecnica, a tutti i suoi livelli artistici. Scene come quella, già citata, di Piper soggetta alle violenze delle ispaniche, fanno il pari con quella di quest’episodio riguardante il confronto tra Nicky e Red (benedetto il giorno del ritorno a tempo pieno di Natasha Lyonne, a proposito). Ma, soprattutto, è ancor più materiale di lodi la grande programmazione della storia generale, tra le più notevoli e curate del panorama televisivo odierno. OITNB, infatti, procede infinitamente per gradi, portando quella narrazione che ai tempi del cinema classico sarebbe stata considerata “ininfluente” e “inutile” (ora caratteristica massima degli show televisivi moderni da Breaking Bad in poi) ad un livello ancor più definitivo. Si parlava prima di importanza tra una storyline e l’altra: in questa serie non sai mai davvero qual è, almeno per gli autori, puoi solo procedere per interpretazioni, che non sempre si rilevano azzeccate. Basti vedere l’evoluzione che sta avendo l’originale piano di Taystee & Co., di fotografare Nina Sharp Judy King a scopo di lucro, trasformatosi nella messa in scena saffica tra lei e Cindy. Una trama scherzosa, un divertissement, che in qualsiasi altra serie “normale” sarebbe durata al massimo un episodio, che qui invece sta occupando praticamente metà stagione. Svolta dopo svolta, la sottotrama cresce, fino a sfociare nella ricerca del cellulare per tutto l’istituto (a proposito, il colpo di genio di Blanca, nella prima stagione, viene decisamente ridimensionato, a posteriori), coinvolgendo l’amicizia tra la stessa King e il complice Luscheck, minacciando di esplodere da un momento all’altro.
In questo senso, infine, storyline apparentemente tanto divise tra loro, possono congiungersi in svariati modi, sia letteralmente, come spiegato poco fa nel caso del rapporto Luscheck-King e del “piano della foto”, sia concettualmente, e questo è il caso del contenuto “principe” della serie, ovvero del rapporto tra mondo maschile (le guardie) e mondo femminile (le detenute) individuato nel micro-cosmo della prigione. Un micro-cosmo fatto di maschilismo e misoginia, di sudditanza psicologica e fisica,  e che OITNB da sempre si prefigge di rendere senza filtro, a volte in veste di arguta satira a volte di esplicita e drammatica condanna (in fondo, il termine “dramedy” è stato coniato quasi per questo show). Da un lato quindi Doggett e la violenza subita da Coates. Doggett che, nell’esprimere la possibilità a Boo di perdonare la guardia, presenta in maniera così inverosimilmente umana (e quindi con sfumature così grigie e labili) la reazione della tipica vittima di uno stupro, a metà tra la minimizzazione dettata dal desiderio di dimenticare e di non star più male e quella che riguarda la volontà di tornare a inserirsi in un gruppo e a non essere più marchiata dalla società; dall’altro, malgrado le paure della stessa Doggett (unico punto di contatto effettivo tra le due storyline), la violenza psicologica e fisica subita da Maritza, non portata però avanti dallo stesso carnefice, bensì da un’altra guardia, che arriva ad attuarla in maniera tanto semplice e minimale quanto, proprio per questo, quasi più spaventosa. La facilità con cui un uomo può passare, da un momento all’altro e senza il minimo preavviso (se non un paio di sguardi e battute nelle precedenti puntate, ma di certo non così rivelatorie) a compiere gesti tanto duri e perversi, e soprattutto la loro assoluta imperdonabilità, rispecchia ancora una volta la terribile realtà di tutti i giorni, e l’ennesima conferma di come Orange Is The New Black riesca a rappresentare la società contemporanea in modo così unico e verosimile, rispetto a tante altre “colleghe”.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Suor Jane e i tentativi, a vuoto, di farsi rinchiudere in isolamento 
  • Piper e Alex e quel sogno chiamato “hamburger” 
  • La ricerca dei cellulari e Luscheck alle prese con Piscatella 
  • Il climax della storia di Blanca
  • Boo vs Doggett/Maritza e Humphrey 
  • Il flashback di Blanca in generale, fin troppo lineare e privo di particolari spunti brillanti 
Altro tassello, sempre di pregevole fattura, alla macro-storia di questa stagione OITNB. Dove si voglia andare a parare resta ancora un mistero, ma per ora preferiamo goderci il viaggio.

Friends In Low Places 4×08 ND milioni – ND rating
Turn Table Turn 4×09 ND milioni – ND rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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