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Orange Is The New Black 7×11 – God Bless AmericaTEMPO DI LETTURA 4 min

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Se talvolta Orange Is The New Black appare come statico nel suo progredire tipico da commedia, è proprio nell’esposizione del dramma che si riscontrano i punti più alti dello show.
“God Bless America” lascia contemporaneamente con un nodo in gola e con la fiducia per il prossimo futuro di parte delle protagoniste. Nell’arco degli stessi 60 minuti, vengono mostrati spiragli di luce per alcune, eterni ritorni per altre, futuro nefasto, così come nuove rinascite.
Il tira e molla silente tra Piper e Alex può aver stancato per certi versi, quasi una futilità in confronto a quanto molte delle altre carcerate o ex devono affrontare. Ciò che questa stagione finale ci sta dicendo, nel raccontarci di Piper, è che per lei in particolare il carcere rappresenta una parentesi di vita, una fotografia che permesso di entrare anche a noi spettatori all’interno di questo mondo specifico. Piper fa parte di un certo tipo di società, con alle spalle alcune scelte ma, non appena fuori da un ambiente così restrittivo e costrittivo, nulla le vieta piano piano di immergersi nuovamente nel suo mondo, anche arrivando a distaccarsi, come accade nel finale, da una storia d’amore facente comunque parte di una parentesi di vita che rimane tale. Non si sa come andrà a finire, ma Zelda allo stato attuale rappresenta l’evoluzione finale e la rinascita di un percorso specifico, mostrato dettagliatamente in questa settima stagione, forse non tra i più interessanti, ma sicuramente degno di nota.
Orange Is The New Black conferma il suo essere una serie duale (si è già parlato della continua crisi d’identità comedy/drama) anche per come vengono indirizzati alcuni personaggi verso il finale di serie. Da un lato c’è chi subisce un’evoluzione: Nicky si trova a diventare la nuova Red, prendendo sotto la propria ala protettiva persone più in difficoltà (straziante quando apprende della partenza di Shani); Figueroa, con il gesto mostrato a fine episodio, sposa un modo di vivere più idealista e meno aziendalista, anche lei rinata dalla relazione con una persona tutt’altro che perfetta ma empatica, come Caputo.
Nel decidere chi è destinato ad evolvere e chi no, non si può certo accusare gli autori di fare una scelta arbitraria, in base a come erano stati dipinti alcuni personaggi ad inizio serie. Se infatti Doggett nasceva quasi come macchietta, ora, seppur in una dimensione di contorno, la sua visione della vita è nettamente cambiata. Cosa che invece non avviene per madre e figlia Diaz, entrambe vittime di un altro tipo di rappresentazione. Questa volta ciò che emerge è pessimismo e nichilismo. Difficile immaginare risvolti positivi per le due, destinate sempre di più ad una faida senza esclusione di colpi. Come se in questo particolare caso si volesse evidenziare che la particolare natura autodistruttiva e lassista delle due non può dare nessun tipo di speranza.
Ma parlando di speranza, anche in questo caso è possibile individuare un doppio binario nella narrazione. Al di là delle evoluzioni caratteriali di alcune figure, anche la trama e il corso degli eventi decide di muoversi in direzioni differenti. La lettera finale che riceve Taystee dal proprio avvocato mostra un raggio di luce ad uno dei personaggi più positivi tra quelli scritti, facendolo riemergere dall’oscurità in cui si stava cacciando. Il determinismo in questi casi gioca un ruolo tendenzialmente positivo.
Diverso il discorso per le “protagoniste” di puntata. La scelta di mostrare tre flashback differenti di tre nuovi personaggi è una delle principali cause del nodo alla gola di cui si parlava a inizio recensione. Tre storie strazianti, destinate a finire peggio (a parte per colei che usufruisce del gesto di Figueroa), segno di risvolti di trama in cui è il sistema a decidere per personaggi che meriterebbero di più e che hanno la sola colpa di non avere, apparentemente, un passaporto statunitense. E purtroppo la parte più crudele dell’intero episodio è anche quella che più attinge alla realtà.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Piper e Alex che finalmente arrivano da qualche parte
  • I flashback
  • Figueroa e Nicky
  • Il senso di autodistruzione di Aleida e Daya
  • Il senso del dramma che aleggia nell’intero episodio
  • La canzone nel finale
  • Sophia Burset fa una comparsata celebrativa
  • Niente di rilevante, persino Piper e Alex si smuovono dalla loro condizione incerta

 

Un episodio straziante per molti versi che si spera sia solo la premessa per due episodi di altrettanta fattura.

 

The Thirteenth 7×10 ND milioni – ND rating
God Bless America 7×11 ND milioni – ND rating

Valerio Di Paolo

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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