Il Buio Oltre La Serie #15 – Introducing Jodie Whittaker, The 13th DoctorTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Change, my dear, and it seems not a moment too soon.”

 

Così recitava il Sesto Dottore, appena rigenerato, all’incredula Peri. Così ha recitato pochi giorni fa il suo interprete, Colin Baker, in un quanto mai azzeccato tweet.
Un cambiamento, esattamente quando avrebbe dovuto esserci.

 

Piccola digressione autobiografica

Da fan-spettatore-recensore di Doctor Who, non ero esaltato all’idea di una incarnazione femminile. Non per ipotetiche derive misogine, ma perché, come spesso avviene, temevo di trovarmi singhiozzante alla vista dell’eventuale prima invocando “i vecchi tempi”, urlando “era meglio prima” o “ridatemi Doctor Who”. Praticamente quelle formule che orde di fan declamano ogni qual volta cambia un tecnico delle luci.
I primi episodi della quinta stagione avevano colpito i nuovi fan della serie con uno shockante cambio di scenario, dovuto solo in minima parte al cambio di volto del protagonista. Un radicale cambio di atmosfere, di trame, di scrittura dei personaggi, addirittura di luci e scenografie, aveva reso la quinta stagione come una nuova prima stagione. Doctor Who era cambiato e solo il tempo e le tele narrative tessute da Steven Moffat hanno poi riportato ad un’unitarietà con il precedente lavoro più “gotico” di Russell T. Davies.
Insomma, avevo forse inconsciamente paura di trovarmi di fronte ad un altro show. Più di quanto era avvenuto con la quinta stagione. Avevo paura di non riconoscere quel protagonista che mi aveva spinto ad approfondire il suo passato con il recupero di 26 stagioni precedenti.
Ma questo timore avveniva 4 anni fa, quando si iniziava a fantasticare di una possibile incarnazione femminile, quando Moffat disse che il Dottore sarebbe stato interpretato da una donna il giorno in cui la Regina sarebbe stata interpretata da un uomo. Quando poi venne annunciato Peter Capaldi.
Nel frattempo Peter Capaldi ha dato vita ad una delle incarnazioni più convincenti della storia della serie, grazie anche alla sua conoscenza pregressa della serie, nonché grazie alla sua passione smodata per essa. Sono passati 4 anni, in cui Moffat ha creato altre trame, sempre dotate di un’originalità di fondo, ma sempre mancanti del giusto approfondimento. Situazioni coraggiosamente annunciate sono state altrettanto abilmente quasi snobbate (coff coff Gallifrey).

Così, quando Steven Moffat ha annunciato di abbandonare la serie dopo lo speciale natalizio che andrà in onda tra 5 mesi, l’annuncio di Chris Chibnall come nuovo showrunner mi ha fatto erroneamente pensare: vorrà andarci piano, ripartire dal conosciuto, dal confortante, dal tradizionale. La memoria del dolce e struggente intimismo dei paesaggi di Broadchurch  – il lavoro più recente in cui è stato possibile osservare Chibnall all’opera – avevano probabilmente offuscato il mio giudizio. E la soluzione era proprio lì, nella splendida interpretazione di una mamma disperata per la perdita del figlio. Quella Beth Latimer interpretata da Jodie Whittaker.

Who’s next?

Creare, con la 11×01 una nuova 5×01, con un reset completo dell’atmosfera della serie, con la prospettiva di oggi, avrebbe avuto addirittura una paradossale componente di ripetitività.
Poi nel frattempo c’è stata Missy, incarnazione femminile di The Master. Il suo recentissimo incontro con il Master di John Simm ha dato modo di esplorare la dinamica “Time Lord – Time Lady”. Come se Moffat stesse preparando il terreno per il suo successore e si preparasse nel frattempo per salire a Buckingham Palace.
Quindi è il momento giusto, come ha detto Colin Baker più volte. Nella girandola di nomi che si sono fatti durante questo lungo periodo tra il ciao ciao di Capaldi e l’effettivo annuncio, qualsiasi attore maschile sarebbe ora risultato ripetitivo per un semplice motivo: con le quattro (cinque se si considera Jon Hurt) incarnazioni dal 2005 a oggi, si è spaziato in diverse tipologie attoriali.
Da escludere quindi: attori giovani (Matt Smith), attori fascinosi (David Tennant), attori con accenti diversi da quello british (Peter Capaldi), attori in qualche modo già apparsi nella serie (Peter Capaldi), attori dalla faccia simpatica (Christopher Eccleston), attori con un pene (da William Hartnell a Peter Capaldi).
Jodie Whittaker darà modo a Chris Chibnall di progettare storyline cambiando, sottilmente, la prospettiva del protagonista e degli spettatori. Lo spettatore sentirà il cambio radicale, in maniera relativamente simile a quella del 2010. Ma se allora si rimase “orfani” di una particolare atmosfera, nel 2018 si tirerà un sospiro di sollievo per la ventata di aria fresca che verrà. Attori e sceneggiatori si misureranno con un mostro sacro della narrativa televisiva inglese, ma lo faranno in un territorio sì limitrofo, ma mai percorso da nessun altro.
Questa è l’importanza di Jodie Whittaker nell’economia di Doctor Who: un cambiamento, avvenuto quando doveva avvenire, quando la scrittura complessa di Steven Moffat iniziava a diventare prevedibile e riconoscibile, quando qualsiasi attore avesse preso il posto di Capaldi avrebbe avuto alle spalle almeno 4 attori per cui reggere il confronto.

Sproloqui su infermiere spaziali, battute su Tardis mal parcheggiati, su ferri da stiro sonici (questa è stata appena inventata, a dire la verità), ma anche proclami di un qualche tipo di riscatto di genere (?), grazie all’incarnazione di un alieno immaginario, sono uno scotto necessario da pagare. Fino a che non saranno le sceneggiature a parlare.

Postilla finale: per il futuro prossimo ok, ma per il futuro remoto?

Una serie di domande su come dovrà funzionare da adesso Doctor Who per apparire come politicamente corretto e originale allo stesso tempo.
  • Ma se la prossima incarnazione, dopo Jodie Whittaker, dovesse essere di nuovo un uomo, quella di Jodie Whittaker apparirà come un’eccezione che conferma la regola?
  • Non apparirebbe quasi come “contentino”?
  • Se dopo Jodie Whittaker dovesse esserci un’altra donna la cosa apparirebbe come un “rimedio” ai 54 anni di “dominio maschile”?
  • Dovesse instaurarsi una sana alternanza femmina-maschio-femmina-maschio non si avrebbe un predominio del “politicamente corretto” contro originalità ed esigenze narrative?
  • Ovviamente si ha la consapevolezza che gli showrunner di turno valuteranno in base all’interprete che riterranno più idonea/o, come sicuramente è avvenuto in questo caso, ma quanti milioni di fan non capiranno questa cosa e “politicizzeranno” il tutto, non appena si verificherà una delle alternanze sopra citate?
  • Se il Dottore di Jodie Whittaker dovesse avere un companion maschio non ci si ritroverà con un ribaltamento di genere che riporterà alle stesse dinamiche precedenti?
  • Se il Dottore di Jodie Whittaker dovesse avere una companion femmina non si manterrà comunque una percentuale di uguale status quo?
  • Alla luce di tutte queste fastidiose domande, quanto sarà importante il buon lavoro di Chibnall e collaboratori per allontanare tutta questa serie di pretenziose constatazioni?
  • Infine: quanto è disturbante che si sia sentito il bisogno di creare un IBOLS solo perché la prossima incarnazione del Dottore sarà una donna?

 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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