Hap And Leonard 3×01 – The Two-Bear MamboTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Eskimos“”e “No Mo’ Mojo“, i finali delle prime due stagioni di Hap And Leonard, sono due episodi dall’indubbio valore; non a caso, sono stati apprezzati sia dalla critica statunitense che da noi di Recenserie, assegnando un “Thank Them All” al primo season finale, e addirittura un “Bless Them All” , il quarto episodio della stagione a ricevere la valutazione più alta, al secondo. Cosa accomuna queste due puntate, oltre alla caratteristiche riportate in precedenza? In entrambe le recensioni, verso la fine dell’articolo, l’autore ha espresso la sua speranza circa un rinnovo della serie, cosa non certo scontata. Non è un mistero, infatti, che lo show di Sundance abbia sempre raccolto ascolti abbastanza grami, anche per gli standard del network, e che non abbia mai vinto alcun premio (o ricevuto una nomination). Per questo motivo, ogni finale è stato accolto dagli spettatori con emozioni contrastanti: da un lato, la felicità di aver assistito a 45 minuti di grande televisione e di conoscere uno show assolutamente di nicchia, poco pubblicizzato negli USA e per niente in Italia (dove è arrivata solo la prima stagione, grazie a Prime Video); dall’altro lato, invece, c’era la preoccupazione, mista a tristezza, di aver appena finito di guardare il series finale, non il season finale. Stando agli ascolti di questa première (0.225 milioni di spettatori e 0.05 di rating, leggermente meglio dell’esordio della seconda stagione), la sensazione è che, quando ci si troverà a scrivere di “Monsoon Mambo”, si dovrà esprimere la stessa speranza di rinnovo. A patto, ovviamente, che anche la qualità si mantenga sugli standard a cui ci si è abituati.

Every time L. C. played, that damn Devil got a little piece of somebody’s soul and replaced it with a little bit of himself. And that little bit of the Devil made the people of Grovetown crazy mean sons of bitches. Bad things happened on the tracks that night. Some say the Devil never left this place. Some say he never will. What the hell happened to you boys back there. The black and white brothers from way across the tracks found that out. Found it out the hard way.

Come di consueto, anche questa terza stagione affronterà quanto narrato in uno dei libri dello scrittore texano sessantaseienne Joe R. Lansdale (il quale si è occupato anche della sceneggiatura di “Pie a la Mojo“, quinto episodio della seconda stagione); si tratta, questa volta, di “The Two-Bear Mambo”, terzo libro della saga. La location, ovviamente, non può che essere quella dell’East Texas, con le sue mille contraddizioni e con le difficoltà quotidiane dei suoi abitanti. In particolare, questa volta si decide di non analizzare una parte qualsiasi della parte orientale del Lone Star State, bensì Grovetown. Questa cittadina, che in realtà non esiste (o meglio, in realtà esiste, ma si trova in Georgia, e non è collegata con quanto accade nello show), racchiude dentro di sé tutti gli stereotipi che si hanno sulle piccole cittadine del sud degli Stati Uniti: mentalità chiusa, diffidenza verso lo straniero (specialmente se non caucasico), Ku Kux Klan, razzismo fino al midollo e piena di tipi pronti ad intimidire chiunque voglia rompere “l’idillio” (sebbene il Klan sia un elemento tipico del Sud, non si può non nascondere lo stupore per la sua presenza così radicata nei primi anni ’90, un periodo di piena decadenza per loro; evidentemente, il messaggio che si vuole lanciare è che, contrariamente a quello che si pensa di solito, in alcune zone i fantasmi del passato, anzi, la presenza del diavolo, è sempre costante).
A differenza delle altre stagioni, sin dai primi minuti si capisce bene come i due protagonisti non escano vincitori dall’avventura in questa città, anzi, il loro ritorno a casa è caratterizzato da tumefazioni, paura e una gran voglia di imbracciare le armi e barricarsi in casa per difendersi. Per la prima volta, quindi, è usato un flashforward (nelle altre stagioni, invece, era molto comune il flashback, come quello che ha narrato la distruzione, da parte del Klan,  della chiesa dove andava MeMaw da piccola). Non si deve pensare che la conoscenza dell’esito della loro avventura a Grovetown sottragga interesse allo spettatore: innanzitutto, la scelta è stata simile a quella di Suburra, ossia di mostrare uno spezzone, interpretabile in vari modi, e vicino al finale, ma non troppo. Inoltre, dopo aver visto le altre due stagione, sarebbe abbastanza improbabile stupirsi di fronte alla visione di Hap e Leonard reduci da un violento scontro fisico.
Per concludere il discorso relativo all’introduzione, non si può non applaudire l’intera sequenza iniziale, con la narrazione del mito di L.C. Smoothe e l’apparizione del diavolo (interpretato da Nick Damici, creatore e sceneggiatore, assieme a Jim Mickle, di molti episodi della serie), un’ulteriore dimostrazione di come, oltre alle interpretazioni attoriali e all’ottimo ritmo narrativo, lo show non difetti di buoni fondamenti tecnici.

Hanson: “Well, I’m worried about her. She went down to Grovetown the other day. See a client. Told her it was a bad idea, but  she wouldn’t listen.”
Hap: Well, Grovetown’s always a bad idea.”
Hanson: “I mean, she can take care of herself. She’s smart.”
Hap: “Maybe too smart for her own good.”
Hanson: “She called me from there yesterday. I didn’t like the way she sounded. Well, I tried. I tried everything.”

Come accaduto nelle precedenti stagioni, la vita più o meno ordinaria dei due amici texani viene scossa da un avvenimento improvviso, che li porta a gettarsi a capofitto in storie sempre molto più grandi di loro. Questa volta, dopo la ricomparsa di Trudy e la morte di Chester, è il turno della sparizione di Florida Grange, la quale sarà un personaggio chiave anche in questa nuova tornata di episodi, così come il detective Hanson. A differenza delle altre volte, però, è Hap ad essere in una condizione migliore rispetto a Leonard. Se Leonard è stato sin da subito un uomo irascibile e incline a perdere le staffe, allo stesso tempo è stato spesso e volentieri lui a tirare fuori dai guai l’amico, o ad avvertirlo (vedi, soprattutto, la prima stagione) circa un rischio o un pericolo. A dirla tutta, ciò era diventato meno evidente nella scorsa stagione, mentre adesso la situazione si è praticamente ribaltata. Si può dire, quindi, che il character di un sempre ottimo Michael K. Williams fatichi sempre di più a trovare un minimo di stabilità, cosa che sembra riuscire meglio al suo amico (a proposito, va sottolineato un James Purefoy sempre più convincente, ormai allo stesso livello del collega).
Non è un caso che questa perdita di controllo di Leonard coincida con il focus sempre maggiore sulle vicende relative alla comunità afroamericana: Leonard Pine è un uomo che ci tiene alla sua comunità e, per questo, cerca di difenderla sia dai nemici interni (gli spacciatori) che da quelli esterni (le persone come gli abitanti di Grovetown). Se a ciò si unisce la durezza del suo temperamento (non presente in Hap, il quale viene infatti definito molto spesso “hippy” dal suo amico), si ottiene molto facilmente un mix esplosivo. E, a giudicare dai suoi primi minuti in città, crediamo proprio che questo mix esploderà a breve.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Interpretazioni attoriali 
  • Trama
  • Ritorno di Hanson e Florida
  • Leonard l’incendiario 
  • Grovetown
  • Come spesso accade alla première di Hap And Leonard, c’è una certa lentezza narrativa

 

Hap And Leonard è finalmente tornato, e lo fa nel suo solito stile. In attesa di dare il giudizio più alto, per questa settimana ringraziamo sentitamente il prodotto di Mickle e Damici.

 

No Mo’ Mojo 2×06 0.17 milioni – 0.04 rating
The Two-Bear Mambo 3×01 0.23 milioni – 0.05 rating

 

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