Kidding 1×06 – The CookieTEMPO DI LETTURA 5 min

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Rabbino: During your tenure on Earth, you will never know how the events of your life add to and subtract from the calculus of existence. Anyway, my girlfriend made these cookies.

 

Intro a parte, utile a dimostrare che in fondo anche Michel Gondry è umano, col suo cedere alla tentazione del cliffhanger di fine episodio (risoltosi prontamente in un nulla di fatto nei primi minuti), Kidding continua la sua marcia inarrestabile alla meritevole investitura di serie dell’anno (almeno tra le nuove proposte). Difficile, d’altro canto, individuare un altro show capace di affrontare un così elevato numero di temi tanto profondi e importanti, operando al tempo stesso su così tanti livelli di significato.
Perché non siamo morti?”, chiede Will ai propri amici, cercando di metabolizzare il miracoloso scampato pericolo. La morte, dopotutto, è indubbiamente la tematica principe dello show, più che nella sua forma naturale, nei suoi disastrosi effetti sui sopravvissuti al lutto di un proprio caro. Intanto una delle risposte alla domanda di Will, probabilmente la più divertente, nonché fonte improvvisa di gioia e incubo per gli appassionati di Lost di vecchia data, li vede morti con l’esplosione in qualche altra realtà parallela. Ed è proprio in questo continuo dualismo tra realtà e fantasia, nell’utilizzo della seconda per sconfiggere e superare i dolori infusi dalla prima, che si consuma la serie in generale, quanto la specifica storyline di Vivian. Esattamente come l’eterno equilibrio universale tra good ed evil, sempre opposti ma inesorabilmente necessari l’uno per l’altro, un po’ come la coesistenza di vaniglia e cioccolato rendono un biscotto decisamente più completo (lode a Gondry per l’analogia tanto geniale nella sua estrema semplicità). La fantasia di Vivian di avere una conclusione piena e felice per la propria vita, si deve scontrare allora con la dura realtà rivelatagli dai medici, finendo per soccombere e portare la donna ad un più disincantato cinismo (“take out my bucket list, check off ‘Fucked Mr. Pickles'”). Ma Mr. Pickles e il suo stravagante e muppettoso mondo confermano, come già accaduto in passato, il loro potere salvifico. Lo show televisivo invade letteralmente la realtà di Vivian, in uno dei finali più commoventi e potenti della serie, invitandola a sognare, ad “andare avanti” (keep going), arrivando ad avere la meglio e condizionandola positivamente nel continuare il ciclo della chemioterapia.
Il flashback d’episodio aiuta, invece, ad approfondire un altro piano in cui Pickles/fantasia opera sulla realtà, quello della comunicazione. A conferma delle parole del padre di qualche episodio precedente, si vedono Deidre e Jeff creare praticamente lo show da bambini: lei costruendo il pupazzo, lui nell’animarlo. Quello che non si era ancora detto, era come nel farlo i due interpretassero i sentimenti dell’altro, comprendendosi; ovvero quello che Deidre adesso sente di non riuscire più a fare col fratello. “You’re a good mom” le dice infine Jeff, proprio attraverso un pupazzo, senza dilungarsi ulteriormente, quasi alla ricerca di quel loro antico e personale codice. Mancanza di comunicazione che Deidre vive in casa, col proprio marito e adesso anche con la propria figlia, che addirittura vuole zittire in uno scatto d’ira (Shut up!). È proprio questo deprecabile gesto a farla rinsavire: sta diventando esattamente come sua madre (e non a caso è qui che Gondry piazza il flashback). Si capisce così perché la donna sia tanto contraria al divorzio, giungendo allo stesso tempo a comprendere che forse la separazione in sé non c’entra nulla.
L’ultimo livello di significato portante dell’episodio, dove realtà e fantasia tornano sempre a intrecciarsi (e senza comunque abbandonare mai il caro concetto di morte), è quello dell’identità. Lo si intravede all’inizio in Will che si sostituisce al gemello scomparso, per rimorchiare a scuola; lo si intuisce chiaramente nel pupazzo di Vivian, che dopo la morte della ragazza, per l’appunto, finirà la sua storia; ma il fulcro di tutto resta ovviamente il conflitto Jeff/Mr. Pickles. Mai come in quest’episodio sono stati tanto evidenti i motivi del rifiuto di Jeff a staccarsi dal personaggio di finzione. Non solo nel modo in cui salva Vivian, ma anche il flashback ha il merito di mostrare, ancora, come il protagonista abbia creato Mr. Pickles da bambino per sfuggire al divorzio dei propri genitori, alle proprie sofferenze, alla realtà. Tara Lipinski si presenta a lui in un modo, ma il pappagallo (suo riflesso rivelatore, esattamente come un pupazzo) ne scopre il suo vero lato, più aggressivo e sboccato, per usare un eufemismo. Ma il motto dei Pickels Platoon è “always be yourself”, ed è ovvio perché la pattinatrice non possa allora interpretarlo. D’altro canto, quando finisce Jeff e inizia Mr. Pickles? Il protagonista uccide il pappagallo epilettico, perché vorrebbe uccidere Tara, e alla fine si sente bene, inquadrato in un espressione quasi estatica, proprio lui, l’eroe dei bambini, che gode nell’eliminare una vita: semplicemente, il perfetto esempio vivente dell’equilibrio tra bene e male. Sempre in attesa che arrivi a uccidere lui stesso Mr. Pickles, naturalmente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jeff vs Mr. Pickles 
  • Realtà vs Fantasia by Michel Gondry
  • Il pappagallo sboccato
  • Will che rimorchia le ex-ragazze del fratello 
  • L’eredità dei Pickles Platoon, che prima torna a tormentare Jeff con Tara Lapinski, vecchia fan ora cresciuta, poi lo salva, grazie al suo motto
  • “Take out my bucket list, check off ‘Fucked Mr. Pickles” 
  • Shut up!” 
  • Always be yourself” 
  • Il finale in stile Muppet Show: solo lacrime 
  • Assolutamente nulla

 

Kidding preme ancora più brillantemente la sua componente meta-cinematografico, il suo essere uno show nello show, dove i personaggi reali attraverso Mr. Pickles e il suo mondo ricevono insegnamenti, comunicano e arrivano a rivalutare la propria esistenza. Ma, soprattutto, è sempre più un capolavoro.

 

The New You 1×05 0.20 milioni – 0.05 rating
The Cookie 1×06 0.16 milioni – 0.05 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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