The Man In The High Castle 3×07 – Excess AnimusTEMPO DI LETTURA 5 min

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Eccesso di animus, ossia della componente inconscia maschile nella psiche di una donna: questa è la diagnosi che il dottor Ryan fa a Helen Smith, rifacendosi alla celebre teoria junghiana degli archetipi e dell’inconscio collettivo. Il sottoscritto, che non è uno psicologo ma un recensore, ha invece una bella diagnosi per la terza stagione di The Man in the High Castle: eccesso di inconcludenza. Sia chiaro, non si pretende che la serie in questione sia una sequela infinita di sparatorie, esplosioni e colpi di scena, però è frustrante e sgradevole arrivare al settimo episodio con l’impressione che la vera narrazione debba ancora cominciare.
Siamo ormai ben oltre due terzi della stagione, e quasi tutti i personaggi sembrano bloccati in un limbo narrativo di cui a fatica si intravede la via di uscita. Solo Juliana Crain e l’ispettore Kido sembrano finalmente intraprendere una strada netta e decisa, la prima facendosi finalmente carico di scuotere le coscienze del popolo per dare vita a una ribellione contro l’Asse, il secondo scoprendo indizi determinanti nella caccia a Frank Frink che lo indirizzano verso la Zona Neutrale. Purtroppo non tutti possono concedersi questo lusso: si pensi proprio a Frink e all’impossibilità di capire ancora dove si voglia andare a parare con lui. Nemmeno l’incontro con Juliana si traduce in uno sblocco della sua condizione di stallo, perché l’uomo rifiuta la proposta della donna di unirsi alla sua lotta antifascista e preferisce rimanere a Sabra a dipingere soli nascenti. Certamente è una posizione più che legittima e coerente con quel percorso di maturazione che Frank sembra aver intrapreso dopo essere sopravvissuto miracolosamente all’attentato in Detonation, ma a questo punto diventa lecito chiedersi se sia stato riportato in scena solo per dare al pubblico il contentino di un ultimo incontro con Juliana se dietro ci sia qualcos’altro, magari una resa dei conti proprio con quel Kido che sta venendo a prenderlo.
Ci sono anche altri personaggi che danno l’impressione di continuare ad apparire nella narrazione soltanto perché gli autori non sanno come toglierli di mezzo oppure perché sperano di farsi venire presto o tardi un’illuminazione su come dare nuovamente senso alla loro esistenza. Il ministro Tagomi, che nella prima stagione aveva la sua raison d’être nel complotto per far acquisire al Giappone la tecnologia atomica e nella seconda serviva per esplorare la realtà alternativa, ormai è ridotto a un soprammobile da tirare fuori solo quando bisogna tirare Juliana fuori dai guai o rivelare ad altri l’esistenza dei mondi paralleli. Stesso discorso per Robert Childan, la cui unica utilità in sette episodi è stata quella di far capire a Kido che Frank potrebbe essere ancora vivo e trovarsi nella Zona Neutrale, e a meno di colpi di scena dei prossimi tre episodi è difficile che torni a ricoprire un ruolo diverso da quello del personaggio secondario che spreca minutaggio prezioso. L’unica speranza, nel suo caso, è che le disavventure vissute con i giapponesi possano in qualche modo spingerlo ad abbandonare quella venerazione della cultura dominante e a intraprendere la strada della resistenza.
Lascia perplessi anche la scelta di puntare con la coppia Nicole-Thelma sul tema dell’omosessualità, peraltro già accennato grazie a Eddie e al cowboy incontrato a Canon City. Sia chiaro, è lodevole quando una serie televisiva si prefigge l’obiettivo di trattare un argomento del genere, che fino a poco tempo fa era considerato addirittura tabù, e di concedere spazio anche a realtà diverse da quella eterosessuale, ma l’operazione compiuta in The Man in the High Castle si riduce finora a una pruriginosa appendice narrativa in mezzo a complotti, intrighi politici, piani nazisti per conquistare altri universi e paturnie di un’altra decina di personaggi. Si è quasi tentati di pensare che l’argomento omoerotico sia stato introdotto più per coprire delle fantomatiche quote gay che per un’effettiva esigenza ai fini della trama, anche se ci riserviamo un giudizio definitivo solo alla fine della stagione, quando si tireranno le fila del discorso e si farà un bilancio complessivo di questi dieci episodi.
Non si può non chiudere con un accenno alla famiglia Smith, ancora intenta a processare e metabolizzare il doloroso evento con cui si chiudeva la scorsa stagione e si apriva questa: la morte di Thomas. La coppia che abbiamo sempre visto molto unita, pronta persino a mentire e a delinquere per proteggere il nucleo familiare, mostra i primi piccoli ma preoccupanti scricchiolii, le prime crepe. John è sempre più schiacciato dalle responsabilità del nuovo incarico di Reichsmarshall, oberato di lavoro tra il progetto per costruire una macchina che permetta di viaggiare in altri mondi (e conquistarli, of course!) e lo studio delle pellicole provenienti dai mondi alternativi, e se da un lato questo gli permette di distrarsi dal pensiero della recente perdita del primogenito (che comunque di tanto in tanto riemerge sotto forma di incubo), dall’altro lo porta a trascurare la moglie, proprio nel momento in cui lei avrebbe più bisogno dell’affetto e del supporto del marito. Non si tratta solo del poco tempo trascorso con lei per via degli impegni di lavoro: Helen si sente donna e vuole essere per John qualcosa di più di un mero trofeo da esibire pubblicamente, come invece vorrebbe la mentalità nazista, ma si trova di fronte a un muro di indifferenza e disinteresse a cui reagisce mettendo in atto il meccanismo del transfert, proiettando quel desiderio inappagato sul proprio terapista e fantasticando su una possibile scappatella. L’inquietante sensazione di un disastro dietro l’angolo per i coniugi Smith si fa sempre più forte.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sblocco delle storylines di Juliana e di Kido
  • Childan trova un barlume di utilità ai fini della trama dopo sette puntate
  • Guai in vista in casa Smith
  • Non si capisce dove si voglia andare a parare con Frank, anche dopo l’incontro con Juliana
  • Tagomi utile solo a rivelare agli altri l’esistenza di mondi paralleli
  • La relazione tra Nicole e Thelma, in attesa di un giudizio completo alla fine della stagione

 

“Excess Animus” fa intravedere la luce in fondo al tunnel, ma si tratta ancora di qualcosa di remoto, di lontano. Il tempo stringe e bisogna dare un senso alla stagione quanto prima.

 

History Ends 3×06 ND milioni – ND rating
Excess Animus 3×07 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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