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Arrow 7×15 – 7×16 – Training Day – Star City 2040TEMPO DI LETTURA 6 min

in Arrow/Recensioni by
John: “Compromise, do whatever you have to do because if you want a new future for this baby of yours, it won’t come by doing the same thing we used to do.
We have to we have to be something else. Something better.

Il compromesso è alla base di ogni rapporto, che sia esso amoroso, familiare o di semplice amicizia. Ma in fondo, per estensione, può essere anche la chiave della buona riuscita di una prodotto televisivo. E se questa settima stagione di Arrow, fino ad ora, si sta rivelando tra le migliori della serie, è anche perché gli autori, rispetto al passato, hanno finalmente trovato l’equilibrio tra i pregi dell’avvincente e crudo stile action/urban delle origini e i difetti cronici da show generalista e facilone per lungo tempo dominanti.
In “Training Day”, per esempio, si registra ancora una volta la perfetta coesistenza tra presente e flashforward, uniti poi da collegamenti tematici tutt’altro che forzati. Da una parte, quindi, il compromesso tra polizia e team Arrow, che non è altro che la metafora di quello più filosofico tra ragione e impulsività. Esattamente lo stesso dualismo che separa, e poi riconcilia, i due figli di Oliver e Felicity, la cui rispettiva natura corrisponderà sì più banalmente a quella dei loro genitori, a sessi opposti (come si vedrà ancor meglio in “Star City 2040”), ma può anche nascondere una costruzione più sofisticata. Come nel presente Dinah è alle prese col compromesso interiore tra il suo ruolo nelle forze dell’ordine e quello di vigilante, così Mia e William rispecchiano i due lati interiori dei loro stessi genitori, eternamente divisi tra il rispetto della legalità ed il proteggere i propri amici e familiari a qualunque costo.
In merito alla pura trama, la conferma ulteriore del buon momento degli autori è l’attenzione ai dettagli e le poche incongruenze tra i due livelli temporali, quando una volta sarebbero stati probabilmente la fiera dell’errore. Così vediamo apparire il figlio del detenuto/ex-nemico di Oliver che passa le informazioni a Laurel, chiamato “Connor” dal padre, quindi con ogni probabilità sarà lui ad essere adottato da John e ad essere messo a protezione di Mia; e ancora, sempre in “Training Day” è John l’unico a venire a conoscenza della gravidanza di Felicity, come conferma “Star City 2040” dove invece tutti gli altri membri del team ne sono all’oscuro, cosa che fa presagire che l’evento che li esilierà tutti (o almeno la gran parte) non dev’essere ormai tanto lontano.
A proposito di quest’ultimo, la storyline dello scontro tra Laurel e una Emiko Queen manipolata da Dante, nasconde forse l’unica vera pecca in vista del gran finale. La possibilità che ci sia tutto un piano per screditare i vigilanti, con Dante potenziale “master villain” a tirare le fila dietro le quinte, sembra smentire, rispetto a quanto si è fatto credere a lungo, che ci siano colpe effettive dei protagonisti, che era in fondo l’eventualità più interessante della stagione. “Star City 2040” lo confermerà, ma già “Training Day”, col team Arrow che si riappacifica con la polizia e vede assegnarsi una task force, sembra chiarirlo. Un compromesso trovato, quindi, destinato però a saltare, e stavolta come detto speriamo non si porti dietro anche l’ottimo equilibrio della serie.

Mia: “For once in your life, mom, put your family first.
Felicity: “Being a hero, Mia, means choosing other people’s safety above your own, including your family.

“Star City 2040”, episodio interamente ambientato nel futuro, non poteva arrivare in un momento più azzeccato, ossia quando la trama cominciava ad esigere un approfondimento a largo raggio necessario e doveroso, dettato da un lato con lo spuntare di indizi concreti sul grande evento che sconvolgerà il presente, dall’altro con la rivelazione sulle origini di Mia e la caratterizzazione dei due fratelli Queen/Smoak. In un colpo solo l’episodio riesce così a dissipare un po’ di dubbi, chiarisce le diverse fazioni in causa, arricchisce il background dei giovani protagonisti (Mia, naturalmente, su tutti), ma soprattutto intrattiene con piacevole disinvoltura.
“Star City 2040” è infatti la dimostrazione che, una volta accantonate per un attimo le solite dinamiche “verticali” del team Arrow, gli autori sappiano ancora il fatto loro. Pur non mancando, certo, di cadere nell’estrema semplicità per quanto riguarda le risoluzioni di trama (Connor Hawke deus ex machina, in particolare, ma anche la scontata redenzione di René), l’episodio mostra ottima azione e un bel ritmo per tutta la missione di infiltrazione.
Si entra, soprattutto, nel vivo della distopia, fino a qui relegata alla malandata “periferia”, mostrando finalmente il Glades dei “privilegiati”. E qui va notata l’analogia rovesciata con la prima stagione, dove l’Undertaking di Moira Queen e Malcolm Merlyn voleva sacrificare (con abitanti annessi) proprio il quartiere che, nel futuro, tenterà invece la medesima iniziativa contro i vicini confinanti. Ma la caratteristica più “nuova” e pregevole dell’episodio sta tutto nello stile di narrazione adottata, che non si perde in stucchevoli spiegoni, buttando continuamente nella mischia nomi e informazioni generali sul contesto, lasciando allo spettatore l’onere di collegare le fila di nozioni e indizi, esattamente come un racconto distopico che si rispetti dovrebbe fare.
A dispetto del finale, che ricollegandosi a quel “colpa mia” confessato a Mia, mostra Felicity nel presente creare di fatto Archer, il sistema con cui presumibilmente il regime del futuro consoliderà il proprio potere, quel “è solo propaganda” sembra confermare che i vigilanti saranno probabilmente più vittime che colpevoli effettivi di quanto sta per accadere. D’altro canto però, “Star City 2040” aggrava insospettabilmente le colpe di “genitori” di Oliver e Felicity, nel mostrare la reclusione di Mia che fa il paio con l’abbandono ventennale di William. Certo, il loro atteggiamento sarà sicuramente giustificato con una necessità di estrema sicurezza e protezione, oltre al senso di colpa di Felicity nell’aver creato Archer; ma nell’ammissione della donna alla figlia, sul privilegiare la salvezza della massa rispetto a quella dei propri cari, si legge un’interessante e in qualche modo sorprendente radicalizzazione della crociata dei coniugi Queen, portando ad un nuovo e poco battuto livello la dicotomia famiglia/eroismo che sta caratterizzando questa stagione (evidenziato tra l’altro dalla citazione “ragnesca” di Connor a Mia). Questo senza considerare, inoltre, che all’appello manca ancora il destino di Oliver, la cui assenza è stata fin qui il gigantesco elefante nella stanza, che sarà probabilmente il “mistero finale” che muoverà l’hype per i prossimi e ultimi episodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La caratterizzazione rovesciata dei figli di Oliver e Felicity 
  • Il parallelismo tra presente e futuro, non solo tematico, ma persino filosofico   
  • Star City 2040: il momento giusto, per tutto 
  • L’azzeccata narrazione distopica
  • La storia di Mia 
  • Da grandi poteri derivano grandi responsabilità…“: cross-over Marvel/DC. Proprio vero che in televisione fingono di volersi tutti bene 
  • Oliver e Felicity: genitori eroi degeneri 
  • Le colpe dei vigilanti: solo “propaganda” del futuro
  • Felicity/Emily Bett Rickards del futuro: con gli anni la sua recitazione, se possibile, peggiora solamente 
  • L’antico gusto per inverosimili deus ex machina rimane duro a morire

 

Sono finalmente arrivate molte e doverose risposte, pur permanendo alcuni quesiti cruciali ancora insoluti. L’unica certezza, ormai, è il buon intrattenimento regalato da Arrow. E il fatto che non faccia più notizia, almeno per noi, la dice lunga.

 

Brothers & Sisters 7×14 0.89 milioni – 0.2 rating
Training Day 7×15 1.02 milioni – 0.3 rating
Star City 2040 7×16 1.00 milioni – 0.3 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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