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Arrow 7×22 – You Have Saved This CityTEMPO DI LETTURA 6 min

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Oliver: “The fact that the city is safe is the reason why we can leave.
I’ve spent a long time thinking about my legacy as the Green Arrow.
I always hoped it would be saving the city.
But now I know that my greatest legacy Is this team.
I started this mission alone.
I was certain that I would end it alone, but the truth of the matter is that every bit of success that I’ve had along the way is because of all of you.
The city is safe because of your courage, your compassion, your selflessness, and your loyalty.

 

Una delle migliori stagioni di Arrow, ufficialmente la penultima, si chiude all’insegna della circolarità, confermando la sua buona riuscita e, allo stesso tempo, lasciando tutto aperto per il suo capitolo finale, con alcune risposte ancora da offrire.
Un season finale che gioca con il continuo parallelismo tra presente e futuro, come Arrow ha sempre fatto in passato con i vari flashback di stagione. Per ritmo e intensità, specie nella scena della “doppia” fuga con tanto di esplosione, si è forse ai livelli di uno dei più riusciti, ossa quello della seconda stagione che vedeva Oliver combattere con Slade, prima su Lian Yu poi a Star City. Certo, pur valutando che la “doppia” vittoria degli eroi arriva forse in maniera decisamente troppo lineare e quasi senza veri intoppi, compresa la redenzione di Emiko, sicuramente scontata ad un certo punto ma comunque emozionante per il suo giungere praticamente in punto di morte.
Ma il fulcro di questo finale è tutt’altro, come anticipato, ovvero il suo ruotare attorno al concetto di eredità del Team Arrow originale, com’è stato per tutta la stagione. Ed è su questo punto che la storyline principale di quest’anno registra tutta la sua risoluzione, nel suo passaggio da “i vigilanti sono il male di questa città” al suo completo ribaltamento, con i figli degli eroi che nel futuro accettano di diventare il nuovo faro di speranza della loro generazione. Niente di più “fumettistico”, niente di più epico. La nascita del “marchio dei 4” allora diventa il vero momento cruciale del finale, perché mai la portata della crociata di Oliver e della sua squadra è apparsa agli occhi dello spettatore tanto diretta e concreta, con i 4 giovani eroi che, vent’anni dopo, accetteranno consapevolmente di raccogliere quegli stessi principi e farli propri, proprio nel vecchio, e fino a quel momento abbandonato, covo in cui sono stati teorizzati e messi in pratica. Si poteva ampiamente prevedere che la meta sarebbe stata questa, ma come nelle migliori storie è stato questo viaggio pieno di dubbi, incomprensioni e vecchi rancori finalmente superati, ad innalzare notevolmente l’intensità del racconto.
Ed è proprio nella prova diretta che questi principi fondamentali saranno raccolti, dopo vent’anni, a cui vanno aggiunti gli ulteriori sette di dure battaglie, sacrifici e tragiche perdite a cui abbiamo assistito finora, che trova la propria definitiva realizzazione anche tutto il percorso personale di Oliver Queen. Sta tutta qui la grande differenza con l’ultimo addio del protagonista a Star City e al team tutto, in  “My Name Is Oliver Queen”, finale della terza stagione. In quel caso, Oliver e Felicity abbandonavano la città dopo un percorso tutt’altro che unitario e completo, facendo apparire il loro addio più una fuga dal dolore e dalle responsabilità che li stavano schiacciando che altro. Stavolta, invece, il “ritiro dalle scene” di Green Arrow sembra arrivare al momento giusto, anche solo perché adesso sappiamo che le sue idee vivranno ancora a lungo. E qui, va dato atto agli autori, la forza della sua eredità funziona molto di più proprio perché colta in sua completa assenza, oltre al fatto che riesce persino a ricoprire Felicity di un’inaspettata e commovente veste tragica, col suo indossare i panni di una moglie e una madre che aspetta vent’anni pur di compiere la volontà dell’amato, prima di poterlo finalmente raggiungere.
A proposito di questo, va anche detto che “You Have Saved This City”, da un’altro punto di vista, si presenta tutt’altro che privo di difetti, o quantomeno completamente appagante. Alcune risposte sono state infatti disattese visto che, per esempio, non è stato spiegato perché i vigilanti verranno messi al bando e saranno odiati da tutti, proprio quando invece negli episodi precedenti sembravano essere state messe le basi in questo senso.
Scegliendo di chiudere con la loro redenzione agli occhi del pubblico, sembra piuttosto che manchi qualcosa e che la circolarità, altrimenti perfetta di questa stagione, sia stata in qualche modo minata. Non resta che prendere per buone le parole del Roy/futuro a William, ossia quel “è una lunga storia” in merito alle ragioni del suo trovarsi a Lian Yu vent’anni dopo, da leggere come dichiarazione di altro materiale utile per la prossima stagione.
Quello che, d’altro canto, è forse l’unico vero colpo di scena di questo finale si presenta nei già citati ultimi minuti, in cui viene spiegato (più o meno) dove fosse finito Oliver nel flashforward. Una soluzione metafisica che di certo può stonare col recente ritorno al realismo della serie, ma capace di possedere la duplice valenza di ricongiungersi con il crossover stagionale “Elseworlds” e, in chiave futura, con il grande evento “Crisi delle Terre Infinite” che coinvolgerà tutto l’Arrowverse l’anno prossimo, come preannunciato anche dal finale di The Flash.
Se nei fumetti la storica saga firmata da Mary Wolfman e George Pérez servì a mettere ordine “all’incasinato”, per usare un eufemismo, multi-universo DC dell’epoca, l’equivalente televisivo inizia invece con i maggiori auspici sul piano della spettacolarità e del gustoso intrattenimento. D’altro canto, però, potrebbe nascondere anche un grande pericolo, ovvero che tra paradossi temporali e realtà parallele, quella scelta tanto coraggiosa e lodevole di dare un’infanzia così difficile e oscura ai “figli del Team Arrow”, possa alla fine essere del tutto cancellata, in onore di una sorta di retcon più lieta e luminosa. In questo modo si annullerebbe di fatto questo bellissimo percorso di riscoperta dell’eroismo che ci ha entusiasmati in questa stagione, che finirebbe col rappresentare solo un riuscito e affascinante what-if? e nient’altro. Per ora, per fortuna, siamo solo nel campo dell’ipotesi e se qualcosa questo criptico finale riesce a fare, invece, è proprio di instillare una frenetica curiosità nel vedere subito il già nostalgico (comunque vada) capitolo conclusivo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il viaggio degli eroi  
  • Il montaggio alternato presente-futuro in stile Arrow-finale 
  • La morte di Emiko 
  • Il marchio dei 4… 
  • …e i futuri 4 
  • La tragica ed eroica Felicity 
  • Il percorso di Oliver Queen che finalmente, dopo tante cadute e ripensamenti, trova la sua definitiva sublimazione… 
  • …non è un caso se, quasi come se adesso gli sia permesso finalmente sfogarsi, arriva l’intensa scena delle lacrime nell’addio a Felicity. Sì, la conferma che Stephen Amell è ormai diventato un attore vero 
  • Crisis on Infinite Earths 
  • Non tutto del contesto del flashforward viene spiegato, anche se l’occasione per farlo c’è stata (e quindi risulta tutto più allungato per la prossima stagione)
  • La redenzione di Emiko, perché scontata
  • La vittoria dei protagonisti, fin troppo lineare
  • Il pericolo di annullamento totale dietro 
  • Crisis on Infinite Earths 

 

Si chiude tra un’eccessiva linearità, una commovente ed emozionante circolarità, fino ad un bizzarro e criptico cliffhanger, una delle migliori stagioni di Arrow. Alla settima stagione non è mai facile, e considerando il percorso complessivo dello show, fatto di alti e bassi continui, stavolta vanno solo ringraziati. Per la benedizione aspettiamo conferme per il vero, e a questo punto attesissimo, finale di serie.

 

Living Proof 7×21 0.63 milioni – 0.2 rating
You Have Saved This City 7×22 0.95 milioni – 0.2 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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