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Stranger Things 3×02 – Chapter Two: The Mall RatsTEMPO DI LETTURA 3 min

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Dopo la visione dei primi due “capitoli” è necessario de-costruire la struttura stagionale per capire e contestualizzare il tutto, onde evitare eccessivi allarmismi. Tradizionalmente, Stranger Things ci mette un po’ a mettere in moto l’intero comparto narrativo e, al netto dei classici 8/9 episodi stagionali, solitamente si può ben notare una suddivisione molto specifica tra prologo, sviluppo centrale ed epilogo, in genere dettata da una compartizione standardizzata delle puntate: i primi due-tre episodi servono ad introdurre da zero (e molto lentamente) la minaccia stagionale che pian piano si propaga tra le strade ed i boschi di Hawkins; tra la quarta e la sesta puntata si accelerano gli effetti del Sottosopra nella quotidianità; infine gli ultimi due episodi schiacciano il pedale sull’acceleratore e portano al tanto agognato scontro finale. Questa struttura è (sfortunatamente) molto chiara a tutti e rappresenta il primo grande problema della serie, e nello specifico della stagione, perché toglie tutta la possibilità di rimanere sorpresi da eventi che, invece di essere inattesi, sono serenamente prevedibili. Ed infatti “Chapter Two: The Mall Rats” è molto simile a “Chapter Two: Trick Or Treat, Freak” quanto ad utilità.
La lentezza generale di “Chapter One: Suzie, Do You Copy?” è già stata enfatizzata nella scorsa recensione e prosegue in maniera piuttosto preoccupante anche in questo secondo “capitolo” grazie ad un abuso di scene inutili all’interno del centro commerciale. Il focus messo in atto dai The Duffer Brothers, a posteriori, è totalmente sbagliato in quanto non si riescono a bilanciare le scene che portano in qualche modo avanti la trama (Billy meritava un po’ più di focus, così come l’attenzione al magnetismo e al ratto posseduto) con quelle che rallentano ed appesantiscono la visione (Eleven che si scopre all’improvviso donna con Max al centro commerciale dura decisamente troppo, lo stesso dicasi per Mike, Will e Lucas oppure per Hopper che va dal sindaco). Il risultato è purtroppo sotto gli occhi di tutti ed è abbastanza palese la situazione di puro attendismo che si è scelta di mantenere ad oltranza, esattamente come nelle scorse stagioni. Un grosso problema.

The week is long, the silver cat feeds, when blue meets yellow in the west.

Il filone mistery è fondamentalmente l’unico lato interessante dell’episodio e viene tenuto vivo, in qualche modo, dall’ormai consolidata coppia Nancy-Jonathan e da dall’altra strana coppia, ora trio, Dustin-Robin-Steve. Come al solito ciascun gruppetto si focalizza su un effetto collaterale, non condivide con nessun altro il mistero che sta investigando e non lo farà fino a quando le varie sottotrame non si intrecceranno forzatamente, più o meno intorno al quinto o sesto episodio. Interessante e piacevole come struttura se non fosse che è esattamente quello che ci si aspetta dalla serie e che disturba di più.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Traduzione del messaggio russo
  • Robin è un’ottima new entry
  • La vecchia ed il topo posseduto
  • Lentezza generale abbastanza allarmante
  • Piccoli problemi di cuore che francamente non interessano così tanto…
  • Troppo tempo passato al centro commerciale a non fare niente

 

Anche questo secondo capitolo di Stranger Things delude le aspettative, paradossalmente, rispettando le aspettative e la metodologia di lavoro avuta nelle scorse stagioni. Inutile dire che si possono serenamente pronosticare i prossimi eventi con una certa sicurezza. Gli unici lati positivi dell’episodio sono fondamentalmente i nuovi personaggi (ah no, solo uno…) e la trama russa che intriga abbastanza. Gli altri character sono ancora inchiodati in trame che non gli appartengono e che stanno ottenendo troppo spazio. Bisogna far saltare gli schemi per ritrovare la sufficienza.

 

Chapter One: Suzie, Do You Copy? 3×01 ND milioni – ND rating
Chapter Two: The Mall Rats 3×02 ND milioni – ND rating


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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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