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The New Pope 2×04 – Episode 4TEMPO DI LETTURA 4 min

in Recensioni/The Young Pope by

Sul piano spirituale

Uno dei piccoli privilegi dell’essere eletti al soglio pontificio è quello di poter incontrare le proprie celebrità preferite. La puntata inizia dunque a schiaffo, con un cameo di Marilyn Manson a colloquio con il nuovo Papa.
La controversa rock star non fa nulla di strano, tutto il dialogo rimane su toni educati e sommessi, ma la sceneggiatura riesce ugualmente a essere graffiante ai massimi livelli. Manson, diciamo così, ha saltato un paio di passaggi ed è rimasto a papa Pio XIII. Ne viene fuori un’ironia sulfurea degna del famoso titolo “E’ rimorto il Papa”, attribuito al giornale Il Manifesto o a Lotta Continua, alla scomparsa di Giovanni Paolo I, avvenuta dopo soli 33 giorni di pontificato.
Sir John Brannox, comunque, non si perde d’animo. Se John Malkovich, nel presentare il suo personaggio, si è servito di tutti i mezzi attoriali in suo possesso sin dai tempi del film Le Relazioni Pericolose, ora incarna un uomo carismatico e coraggioso, con quasi ogni parola dei suoi discorsi citabile. Si è inoltre scelto il nome di Giovanni Paolo III: quando il cardinal Ratzinger fu eletto Papa, dopo i 27 anni di pontificato di Giovanni Paolo II, si disse che era stato scelto perché “non avrebbe avuto paura di essere se stesso”, nel succedere a una persona per cui la gente urlava “Santo subito!”, ma lui assunse comunque il nome di Benedetto XVI.
Al nuovo pontefice fa da degna controparte il cardinal Spalletta, interpretato da Massimo Ghini. L’interazione fra i due si muove su di un piano altamente cerebrale e astratto. Il tutto, comunque, resta sempre sottolineato da composizioni geometriche (vedere foto sopra) e tocchi onirici, propri dello stile del regista.

Sul piano fisico

Molto più fisico è il mondo in cui si muove il cardinal Voiello, così come era molto più giocata sul piano fisico la presenza di Lenny Belardo. Il porporato, tra un’occhiata e l’altra alle vicende del suo amatissimo Napoli, deve affrontare una protesta delle suore di clausura. Qui viene fuori tutto il maschilismo della Chiesa. Il nocciolo della questione sembrano essere vesti da lavare e stirare, calzini da rammendare e pranzi da cucinare: nessuno se ne vuol fare carico se può sbolognare l’incombenza a qualcun altro. Per fortuna, la simpatia e la vitalità infuse da Silvio Orlando al suo personaggio rendono più tollerabile la visione, soprattutto nella scena in cui guarda la sua preziosa Venere di Willendorf, simbolo preistorico della Dea madre Terra, quindi della femminilità primigenia.
Dove invece sorrisi e comprensione non trovano assolutamente spazio è nella vicenda di Ester, convinta da Fabiano a concedersi ad un ragazzo le cui deformità si possono solo intuire, perché la sua immagine è sempre lasciata nel buio. Quella definita “operatrice sessuale” è una figura esistente e professionalmente riconosciuta in diverse nazioni del mondo a favore dei disabili, ma qui la prestazione è pretesa gratis e sotto ricatto, perché se lei non si sottomettesse non sarebbe “una buona cristiana”. Ripugnante e semplicemente inqualificabile.
La sotto trama del ruolo della donna nella Chiesa non è l’unico richiamo all’attualità presente nell’episodio: il nuovo governo italiano (non si nomina il partito, ma il sapore populista e sovranista è evidente) vuole togliere alla Chiesa cattolica l’8 x 1000. Si tratta di una pesantissima minaccia per il Vaticano.
Si vedrà, dunque, nei prossimi episodi quali “armi poetiche” tirerà fuori Sir John Brannox per fronteggiare il problema, se la differenza da lui sentita fra ciò che è da solo e ciò che è con gli altri cambierà le cose anche nella società. Già nelle prossime puntate si parla di un suo importantissimo discorso a Lourdes.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le sigle
  • Il cameo di Marilyn Manson
  • Giovanni Paolo III, carismatico e coraggioso
  • Il cardinal Spalletta
  • Il cardinal Voiello (soprattutto con la Venere di Willendorf) 
  • Ma proprio Fabiano lo dovevano chiamare quell’essere turpe?!

 

Seguire questa serie si conferma, per lo spettatore, esperienza raffinata e soddisfacente, dalla sigla iniziale (“Good Time Girl” dei Sofi Tukker) a quella finale (per l’occasione, L’orchestrina di Paolo Conte). In questa seconda annata, inoltre, la narrazione rilancia aggiungendo un nuovo piano di lettura, più intellettuale, alle vicende. Tutto dimostra la capacità di tenere insieme con stile ed ironia gli elementi più disparati. Il prodotto risultante certo non è per tutti, ma è di alta qualità.

 

Episode 3 2×03 ND milioni – ND rating
Episode 4 2×04 ND milioni – ND rating

 

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