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Away 1×05 – Space DogsTEMPO DI LETTURA 4 min

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A metà strada tra la Terra e Marte gli astronauti stanno per affrontare la sfida più difficile: perdere i contatti diretti con la Terra e con le loro famiglie. Se le difficoltà legate ai problemi spaziali sembrano aggirabili per l’esperienza, l’abilità e la preparazione dell’equipaggio, questo family drama ha insegnato, fino ad ora, che non è questo il punto.
Non si tratta di una missione di robot ma di una missione di esseri umani con un carico emotivo e di esperienze che può diventare preponderante al momento opportuno prendendo il sopravvento.
In “Space Dogs” ci si trova di fronte ad una situazione del tutto spiacevole ma comunque ipotizzabile vista la tipologia del viaggio: gli astronauti hanno la consapevolezza che nel giro di 48 ore non potranno più parlare direttamente con la Terra. Come quando si deve strappare un cerotto, i momenti precedenti all’atto, così difficili, pieni di paura e sudore freddo, sono i peggiori; allo stesso modo gli astronauti devono affrontare queste ore. È con questo episodio centrale che emerge la consapevolezza che niente sarà più come prima per nessuno. La cifra caratteristica di questa serie – e, ormai, al quinto episodio si può ben dire – sta nel mostrare la reazione umana di fronte ad una missione che reca in sé tratti di divinità. È molto interessante, quindi, osservare come gli sceneggiatori si confrontino con una tematica che è stata trattata più e più volte ma non da questa angolazione. I sentimenti rendono gli esseri umani davvero umani e questo episodio in particolare mostra questo aspetto che, in serie dello stesso tipo, troppo spesso viene meno in favore di sterile action che riempie la stagione oppure situazioni paradossali in cui i protagonisti compiono scelte incomprensibili. Qui è l’essere umano al centro, con tutte le sue fragilità ed emozioni. Non può essere altro che un pregio.
Complice anche il Natale, festa drammatica per chi subisce un’assenza come in questo caso, le luci dell’albero di Matt e Lex si divertono a segnalare l’assenza e la flebile presenza di Emma e fanno sentire ancora di più alla figlia di Misha il fatto di essere stata abbandonata dal padre in tenera età.
Se Lex si allontana in qualche modo definitivamente dal mondo di scienza dei genitori rifugiandosi, dopo essere scappata di casa, in una chiesa per la messa di Natale, Matt continua ad avere fiducia nella missione e attende speranzoso l’ultimo collegamento di Emma.
I controlli medici di routine dell’equipaggio rappresentano l’unico momento di stacco rispetto alla drammatica situazione sentimentale dei protagonisti: l’atrofizzazione di parti del corpo di Quaesy sono un momento leggero che porta al riso ma torna la drammaticità con la situazione di Misha che, come ipotizzabile, ha e avrà un peso ben più rilevante nel proseguo della missione. Per questi motivi, ognuno dei partecipanti alla missione cerca di ricreare una normalità che però sfugge via.
L’ineluttabilità di quanto sta per accadere, unita al sentimento di scoperta dell’ignoto che ha animato tutti i partecipanti e li ha portati sull’Atlas in quell’esatto istante, si uniscono in un mix esplosivo che aumenta il pathos della situazione. Nessuno di loro ha intenzione di tornare indietro: tutti hanno un obiettivo e vogliono portarlo a termine. L’antico dilemma tra il perseguire una vita di gloria, o, in questo caso, di ricerca della conoscenza, per essere ricordati e la vita tranquilla, qui la terrestre e rassicurante quotidianità, si presenta con tutta la sua forza.
Come Achille che parte per la guerra di Troia, consapevole di poter morire, ma volendolo fare comunque per un sentimento che potrebbe essere definito di egoismo, così i cosmonauti, nonostante le loro famiglie, le loro vite, decidono di partire e lo fanno consapevoli della loro intrinseca natura.
L’allestimento di uno spettacolo di marionette da parte di Misha, che rappresenta il momento di maggior pathos dell’episodio, mostra plasticamente questo concetto. Le parole scritte dal cosmonauta per il cane spaziale esplicitano il pensiero di tutti i partecipanti alla missione. Non sono cani terrestri, anche se lo vorrebbero essere: sono cani spaziali e non possono essere nient’altro. È questa la loro vera natura. Diversamente nessuno di loro sarebbe stato quello che ora è.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Spettacolo di marionette dall’altissima carica emotiva
  • Prosegue la scontata ribellione adolescenziale di Lex anche se del tutto giustificata dalla situazione che vive e dalla sua età

 

Se dal punto di vista della trama l’episodio è di passaggio, dal punto di vista dell’esplorazione dell’interiorità dei personaggi, invece, l’episodio si mostra capace di aggiungere un tassello in più, importantissimo, e cioè quello della motivazione umana che spinge verso l’impossibile a prescindere dai costi. Ciò non toglie che ormai si rende necessaria più action per risollevare le sorti di questa serie tv con momenti più “leggeri”.

 

La notte sognivaga passeggia nel cielo ed il gufo, che mai dice il vero, sussurra che sono in me draghi ch'infuocano approdi reali e assassini seriali, vaghi accenti d'odio feroce verso chiunque abbia una voce e un respiro di psicosfera che rende la mia indole quanto mai nera. Però sono simpatica, a volte.

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