The Last Of Us 2×04 – Day OneTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Last Of Us 2x04 recensione

Se c’era ancora bisogno di dimostrare che The Last Of Us è molto più di una “trasposizione ben fatta” di un videogioco, “Day One” lo fa con la forza di un pugno nello stomaco e l’eleganza di una scrittura impeccabile. Alla regia troviamo l’efficace Kate Herron, ma è la penna di Craig Mazin che dà corpo e anima a questo episodio, probabilmente il più completo e bilanciato dell’intera stagione.
Un perfetto mix tra azione brutale e approfondimento emotivo, “Day One” gioca con l’ordine cronologico degli eventi del gioco e si prende delle libertà coraggiose, ma sempre a servizio del racconto.
Nessun vezzo autoriale, nessun tradimento gratuito: qui ogni deviazione è un atto di cura verso la storia e i suoi personaggi.

L’INTRODUZIONE DI ISAAC


L’episodio si apre con una scena che introduce Isaac (interpretato magistralmente da Jeffrey Wright, che era anche la voce di Isaac nel videogioco) in maniera impeccabile. Si parte dal 2018, con Isaac che, alla guida del Washington Liberation Front (WLF), compie un agguato letale contro i soldati FEDRA. La scena di tortura, che segue, ci dà subito il tono del personaggio: un leader spietato, ma non privo di una propria visione del mondo. Mazin sceglie di non nascondere il volto del “villain” e lo fa in modo diretto, mostrando subito le sue priorità e il suo carattere.
Questo approccio ben differisce dal videogioco, dove l’introduzione di Isaac era più sfumato e meno immediato, con una caratterizzazione arrivata più per “sentito dire” invece che con un flashback. L’interpretazione di Wright, a tratti glaciale, a tratti umana, è fondamentale per rendere l’intero episodio così coinvolgente e dare alla WLF un volto concreto.

DIFFERENZE CON IL VIDEOGIOCO


Un altro grande passo avanti rispetto al videogioco riguarda il rapporto tra Ellie e Dina, che viene trattato con maggiore intensità e drammaticità. Nel videogioco, la scena in cui Ellie si rivela immune, mostrando il suo segreto a Dina, è gestita con una certa disinvoltura. Mazin, invece, rivede completamente questo momento, trasformandolo in una scena di enorme tensione emotiva. Ellie viene morsa da un infetto e Dina, costretta ad affrontare il rischio di perderla, è pronta a ucciderla per evitarle una morte orribile. In questo caso, il morso diventa un momento drammatico assoluto, un segreto che non può più essere nascosto, e la reazione di Dina è completamente diversa rispetto al videogioco, dove il personaggio non sembrava così preoccupato, né mostrava il senso di urgenza che vediamo qui. La scelta di Mazin di far morire Ellie, anche solo momentaneamente, attraverso un morso rende la scena molto più iconica per lo spettatore. È un colpo emotivo che aggiunge spessore alla loro relazione.
Un altro cambiamento significativo riguarda l’assenza di maschere antigas durante la sequenza nelle metropolitane di Seattle, dove nel videogioco le due ragazze erano costrette a proteggersi dalle spore. La mancanza di questa protezione fisica aumenta il pericolo e il rischio di Ellie, rendendo il momento ancora più angoscioso e significativo, e aggiunge un elemento visivo di grande impatto. Questo è uno degli esempi dove Mazin e Neil Druckmann si prendono delle libertà creative per dare maggiore drammaticità alla situazione, e queste scelte non solo sono giustificate, ma sono decisamente efficaci nel trasmettere il terrore.

MEGLIO NON PRENDERE LA METROPOLITANA


Una delle sequenze più riuscite dell’episodio è la caccia all’uomo nella metropolitana, in cui Ellie e Dina si trovano nel mezzo di un conflitto tra infetti e soldati della WLF. Questa scena è una delle migliori dell’intera stagione, dove Mazin mette in scena una tensione che non ha niente da invidiare al videogioco. La metropolitana, infestata dagli infetti, diventa un labirinto claustrofobico dove ogni angolo è una potenziale minaccia, e il ritmo dell’azione cresce in maniera esponenziale. L’azione è ben coreografata, le scene di fuga sono tese, e l’uso degli spazi è semplicemente perfetto.
Le libertà creative prese da Mazin, che rivedono gli eventi del videogioco, sono tutte benefiche per l’evoluzione della trama. L’aggiunta di scene d’azione più dinamiche e veloci, arricchisce l’esperienza visiva e narrativa, offrendo una tensione che nel videogioco viene proposta in maniera differente per via del gameplay ma che qui trova una nuova verve creativa culminata nel morso.
La regia, inoltre, fa un ottimo lavoro nel mantenere alta la suspense, accrescendo la sensazione di pericolo imminente in ogni scena, con una costruzione del ritmo che aumenta gradualmente fino a un climax morso esplosivo.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • L’introduzione di Isaac è fantastica e Jeffrey Wright è un’ottima scelta (che mantiene anche la “continuity” con il videogioco visto che era la sua voce)
  • Dina incinta
  • Il morso a Ellie invece della maschera
  • Scene d’azione nella metropolitana perfette
  • Niente

 

Questo è il perfetto esempio di come una serie televisiva possa prendere delle libertà rispetto al materiale di partenza senza perdere in qualità o impatto. Craig Mazin riesce a trasformare una trama già conosciuta in una nuova esperienza visiva e narrativa, con momenti iconici, un approfondimento psicologico dei personaggi più incisivo e un’azione che non lascia spazio alla noia. L’introduzione di Isaac è gestita alla perfezione, e la tensione tra Ellie e Dina dà profondità a una relazione che nel videogioco non era così pregnante. Le scelte creative sono azzeccate, e ogni cambiamento rispetto al videogioco arricchisce la serie, rendendo “Day One” un episodio che non solo intrattiene, ma resta impresso nella memoria.

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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