
“I’m not a good man, Ellie. I don’t think I’m a bad man either. There are takers in this world and those who get took. I just got fed up with being took. But I’m not evil. I take no pleasure in another man’s pain. They pay a man $20 a day to work the fishing trawlers out of Portland. Dutton has half this county, half the next one. No bigger taker in the state. But the man ain’t evil. Whitfield’s evil, Ellie. Heart black as coal. Dutton he takes. He don’t care if you suffer. I understand that.
I respect it, even. Whitfield takes to make you suffer. It ain’t the taking he wants. It’s the suffering. I don’t beat no women. Use ‘em up. Kill ‘em. Throw ‘em off a cliff and go find another. I’m a man. Man’s got to look his son in the eye. Stand by what he did. I can’t do that here. Not anymore. Get packed. We’re leaving.”
Dopo 2 stagioni intere di preparazione, 1923 ha finalmente raggiunto il momento del gran finale, quello per cui ha sostanzialmente lavorato sin dal pilot. Da un certo punto di vista, lo show ha sofferto la presenza di ben 2 forme di path-dependence. In primo luogo, 1923 è il prequel di Yellowstone; per questo motivo, il tentativo di Whitfield di impadronirsi del ranch non poteva avere successo. Inoltre, un giovane membro della famiglia Dutton sarebbe dovuto sopravvivere, in modo da far continuare la dinastia. Tale elemento di interseca con il fatto che tutto il racconto è stato costruito come una lunghissima attesa del ritorno a casa di Spencer, il figliol prodigo e l’unica speranza dei Dutton.
Tutti gli eventi, le vicende e i comportamenti dei personaggi dovevano – nella mente di Taylor Sheridan – portare a questo fatidico momento, tanto atteso. Ciò a cui lo spettatore ha assistito, dunque, forse avrebbe dovuto essere titolato “Spencer Dutton: Homecoming“. Al netto della trama dedicata a Teonna Rainwater, infatti, il resto dello show è sempre stato – in modi più o meno velati – legato a Spencer (o meglio, al suo ritorno). Si tratta di una scelta che comporta dei pro, come dimostrato dal discreto livello di adrenalina e pathos che questo finale di serie ha garantito.
Al tempo stesso, la scelta ha portato con se anche dei contro, i quali sono stati descritti nel corso delle varie recensioni. Ad esempio, diversi accadimenti non sono plausibili e varie volte si è proceduto con dei veri e propri Deus-Ex-Machina. Senza dimenticare, per di più, i momenti in cui il comportamento dei protagonisti è stato a dir poco illogico e irrazionale. Tutto, pur di far tornare Spencer a casa da eroe. Questo è stato il motto dello show, con i relativi oneri e onori.
LA STAZIONE DEL TRENO
In questo finale alquanto lungo (circa 1 ora e 50 minuti), la location primaria è stata rappresentata dalla stazione dei treni di Deadwood. In spasmodica attesa del treno con all’interno Spencer vi erano sia Jacob Dutton e i suoi alleati, sia gli uomini di Whitfield. Oltre a loro, per di più, vi era anche Banner con la sua famiglia, intenti a partire in direzione Portland. Questa vicenda merita un veloce approfondimento, in quanto si tratta di uno dei casi di comportamenti illogici che hanno caratterizzato anche questa puntata.
Pochi episodi fa, Banner e la moglie parlavano del fatto che – in Scozia così come in Montana – l’unico modo di arricchirsi fosse rendere povero qualcun altro. Per questo motivo, entrambi erano d’accordo sul fatto che spodestare i Dutton fosse non solo legittimo, ma anche auspicabile. Ora, invece, la situazione si è completamente ribaltata. Agli occhi di Banner, Jacob Dutton è diventato un uomo stimabile, una persona con dei valori. Addirittura, nel corso dello scontro a fuoco, Banner aiuta i Dutton uccidendo uomini di Whitfield. Nonostante ciò, lo sceriffo lo colpisce a morte, ma Banner è comunque contento e passa gli ultimi istanti della propria vita parlando serenamente con l’uomo che ha cercato di uccidere per due stagioni.
Whitfield è senza dubbio un uomo malvagio e la richiesta di disfarsi del cadavere di una delle escort ha senz’altro colpito Banner. Tuttavia, basta ciò per convincerlo a cambiare radicalmente la sua opinione di Dutton, abbandonare Whitfield e addirittura provare a trasferirsi in Oregon? D’altronde, lui già conosceva la natura del suo datore di lavoro e il desiderio di uccidere Dutton precedeva l’inizio della collaborazione con Whitfield.
IN TRENO E NEL RANCH
Mentre in stazione si consumava una lunga guerra di attesa e di sguardi, nel ranch dei Dutton era partito l’assalto frontale da parte degli uomini di Whitfield. Lo scenario è tipico e già visto in molteplici occasioni: i cattivi della storia sono più numerosi e meglio armati, mentre i buoni della storia cercano di resistere in ogni modo in attesa dell’arrivo del salvatore.
In questo caso, l’unica speranza è rappresentata da Spencer, grazie alla sua giovinezza e alla sua straordinaria capacità di utilizzare le armi da fuoco. L’erede della dinastia Dutton, però, deve anche ricongiungersi con sua moglie, Alex. A questo proposito occorre sottolineare un altro elemento eccessivamente forzato e poco realistico, ossia il salvataggio di Alex da parte dello stesso Spencer, che la vede chiedere aiuto dal finestrino del treno. Spencer si trovava nel lato giusto del treno, Alex era ferma proprio vicino a dove passava quel treno, e l’incontro avviene proprio pochi minuti prima che la giovane donna morisse assiderata. Pur mantenendo la sospensione dell’incredulità, tutto ciò appare eccessivo.
Nel breve volgere di qualche ora, Spencer salva Alex, scopre che lei aspetta un figlio, aiuta suo zio Jacob nella sparatoria in stazione, torna al ranch e uccide 2 dozzine di uomini di Whitfield in un batter d’occhio. Il giorno successivo, poco dopo aver dato l’ultimo saluto alla sua amata consorte, Spencer va a casa di Whitfield – la quale è priva di qualsiasi protezione – e lo uccide. A costo di essere ripetitivi, la sensazione a momenti è stata quella di assistere alle vicende di un supereroe, piuttosto che di un uomo del 1923.
Il rammarico è che – dal punto di vista concettuale – quanto descritto poco fa è assolutamente sensato, come finale di serie. Ha senso che Spencer sia decisivo nel salvare il ranch, ha senso che Alex muoia dopo essere stata 2 giorni al gelo, e ha anche senso che Spencer finisca per uccidere Whitfield. Tuttavia, l’esecuzione è stata tropo frettolosa e ha causato un effetto di irrealismo diffuso.
COSA RESTERÀ?
Yellowstone e i suoi prequel si prefiggono sempre l’obiettivo di fornire un grande racconto di uno spaccato dell’America nella sua quintessenza. Mentre la serie originale e 1883 hanno saputo veicolare con efficacia il messaggio, in 1923 c’è sempre stata un’ambiguità di fondo, una mancanza di decisione che impediva di intraprendere una strada decisa. Ciò accade perché – a differenza degli altri 2 show – in questo caso il vero protagonista è stato in un continente diverso dagli altri personaggi per la maggior parte del tempo.
Al netto di tutti i difetti descritti in questa recensione e nelle precedenti, 1923 ha parlato di temi cari all’universo di Sheridan, quali la famiglia, ha portato sullo schermo una critica conservatrice al progresso economico/tecnologico e ha cercato di raccontare con tono sobrio ma epico la vita straordinaria – nella sua normalità e nella sua tragicità – di persone che vivono in uno scorcio idealtipico di America.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Una serie con tante potenzialità e altrettanti difetti. Nel complesso, un prequel di cui probabilmente non si aveva bisogno,ma che conclude la sua corsa in modo quantomeno dignitoso nonostante diverse esagerazioni.


