Star Trek: Strange New Worlds 3×10 – New Life and New CivilizationsTEMPO DI LETTURA 5 min

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Star Trek Strange New Worlds 3x10Dopo una serie di episodi pieni di alti (pochini) e bassi (parecchi), la terza stagione di Star Trek: Strange New Worlds giunge alla sua conclusione. Come da tradizione delle ultime serie Trek, il season finale è chiamato a riannodare i diversi fili sviluppati nel corso delle puntate precedenti, e a dirla tutta ci riesce in maniera abbastanza soddisfacente; ma c’è ancora quella sensazione di fondo, quel sapore agrodolce di star guardando qualcosa che con il “vero” Star Trek ha sempre meno legami.

DALLA SCI-FI AL FANTASY


Una delle più diatribe nella storia della fantascienza su schermo riguarda lo status fantascientifico di Star Wars. La fortunata saga nata dall’immaginazione di George Lucas ha infatti un’impalcatura concettuale e contenutistica che rimanda platealmente al fantasy: la lotta tra Bene e Male, i superpoteri, la predestinazione, il sacro ordine custode della pace… certo, ci sono astronavi, mondi alieni ed extraterrestri, ma sono un contorno e nulla di più. Star Wars è di fatto un fantasy travestito da fantascienza.
Al contrario, la saga di Star Trek è sempre stata sinonimo di fantascienza “dura”, con una grande attenzione alla scienza, alla tecnologia, alla plausibilità di quanto mostrato sullo schermo. Anche quando comparivano entità sovrannaturali, si rivelavano sostanzialmente alieni talmente avanzati tecnologicamente da sembrare dèi, sulla base del famoso principio elaborato da Arthur C. Clarke secondo cui qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
Questo preambolo serve per capire quanto possa risultare fastidioso trovarsi di fronte a un episodio come “New Life and New Civilizations”, in cui, al di là della terminologia utilizzata, il Vezda Zeperez è né più né meno un demone extradimensionale che vuole invadere il mondo “reale” come se ne potrebbero trovare in una qualsiasi campagna di Dungeons & Dragons, mentre la Batel è ridotta alla prescelta di turno che col suo sacrificio salverà l’universo. E non basta dire che i portali sono frutto di una tecnologia antichissima o che i superpoteri di Marie derivano dall’ibridazione di DNA diversi per rendere meno fantasy questa trama.
Le belle premesse di “Through the Lens of Time” vengono così vanificate in una storia che con Star Trek non c’entra nulla e proprio per questo fa il paio con altri episodi passati, come “Subspace Rhapsody” e “The Sehlat Who Eats Its Tail” che, presi dalla foga di dover rinnovare a tutti i costi il franchise, hanno dimenticato la cosa più importante: offrire della buona, solida, credibile e godibile fantascienza.

LA FORZA DELL’AMORE


Tema centrale dell’episodio è però il rapporto tra Pike e Marie Batel. Un rapporto che abbiamo visto crescere, consolidarsi, affrontare sfide immani e tuttavia resistere a tutto e a tutti. Fino a questo momento, però, perché con la fine della terza stagione tanto il capitano quanto gli spettatori devono dire addio alla bella ufficiale (al netto di qualche improbabile ritorno nelle prossime due stagioni).
Che la Batel potesse avere un simile epilogo era un po’ nell’aria, visti gli sviluppi su Vadia IX. E non sorprende nemmeno l’indugiare sui sentimenti in questo frangente, anche perché Star Trek non è mai stata una saga fredda e asettica. Ciò che stona, però, è il modo in cui l’addio tra Pike e Marie è costruito.
L’intera parentesi in cui i due “vivono” una vita coniugale insieme è fastidioso. Non tanto perché sia stucchevole, o meglio è anche per quello, ma lo è soprattutto perché si tratta di una parentesi inutilmente prolungata. Già sappiamo i sentimenti di Pike per Marie. Già sappiamo la vita che volevano costruire insieme. Perché non limitarsi a mostrare qualche flash, qualche visione di un futuro “alternativo” che i due avrebbero potuto vivere?
La vera caduta di stile, però, arriva nello scontro finale, con tutta la retorica dell’amore che è la forza più potente dell’universo e vince su tutti, demoni extradimensionali compresi. I Vezda non possono vincere perché non conoscono l’amore, gli umani sì… ma siamo ancora dentro Star Trek o ci siamo spostati nel franchise di Harry Potter?

VERSO L’INFINITO E OLTRE


Di cose buone in “New Life and New Civilizations” ce ne sono. Tanto per cominciare, la puntata prosegue nel generare e consolidare i rapporti di amicizia tra il non-ancora-capitano Kirk e i membri del suo futuro equipaggio. Dopo Scotty è la volta di Spock, e si riesce a tratteggiare bene quel rapporto di stima reciproca, di rispetto ma anche di cameratismo che li accomunerà da qui a qualche anno. Certo, lo Spock di Strange New Worlds sembra meno compassato e più “umano” di quello della serie classica, ma è un’apparente incongruenza che si può facilmente risolvere sia tenendo conto dei diversi periodi storici a cui appartengono i due prodotti, sia pensando che il Vulcaniano diventerà più “asettico” crescendo.
Il secondo dettaglio interessante è che l’episodio si chiude con l’annuncio della scoperta di un intero settore della galassia inesplorato e l’annuncio di una missione esplorativa quinquennale. Non è un mistero che l’epilogo sia stato scritto per funzionare benissimo come finale di serie nel caso non ci fosse stato il rinnovo, ed effettivamente Strange New Worlds potrebbe chiudersi qui. Forse sarebbe un bene, per evitare altri scempi come quelli a cui ci ha costretto quell’annata. O forse è meglio che prosegua ancora un po’, per correggere il tiro e magari diventare la nuova serie di Star Trek che meritiamo. Solo il tempo saprà dircelo.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Kirk e Spock insieme
  • L’inizio della missione esplorativa quinquennale
  • I demoni extradimensionali cattivi usciti direttamente da Dungeons & Dragons
  • La parentesi “vita alternativa” di Pike e Marie
  • Marie Batel trasformata in eroina fantasy
  • La forza dell’amore per sconfiggere Zeperez… seriamente?

 

La terza stagione di Strange New Worlds poteva concludersi in maniera peggiore, ma anche decisamente migliore. L’impressione è che a questo giro gli autori si siano fatti prendere dalla smania di sperimentare, di allontanarsi dai soliti sentieri, di battere nuove strade come appunto questo epilogo più fantasy che fantascientifico. Una strada che non sempre ha dato risultati soddisfacenti e che si spera non venga più seguita in futuro, almeno non in questi termini.

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, un dottore di ricerca e un insegnante di lettere, ma non è stato ancora confermato.

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