Il quinto episodio di Wonder Man è, senza troppi giri di parole, il più breve degli otto e anche quello che più apertamente si configura come un filler. Un episodio godibile, leggero, ben interpretato e consapevole dei propri limiti, ma che aggiunge davvero poco alla trama e allo sviluppo dei personaggi. Dopo la deviazione narrativa del quarto episodio, dedicato a Doorman e sorprendentemente centrale nel definire l’approccio di Simon Williams ai suoi poteri, qui si torna al presente con una puntata che sceglie deliberatamente la strada del divertissement.
UN RITORNO AL PRESENTE, MA SENZA CONSEGUENZE
Dopo la parentesi quasi intimista del quarto episodio, il quinto riporta la narrazione su binari più leggeri e contemporanei. Il problema, però, è che questo ritorno al “presente” non comporta alcun reale avanzamento. La struttura dell’episodio è quella di un buddy-movie condensato in poco più di venti minuti: Simon e Trevor finiscono coinvolti in una rissa, Simon utilizza i suoi poteri, qualcuno riprende tutto con il cellulare e da lì parte la corsa contro il tempo per evitare che il video finisca su YouTube.
La dinamica funziona, è ritmata, è scritta con mestiere e non annoia mai. Tuttavia, resta una sensazione costante di leggerezza fine a sé stessa. La “caccia al ragazzino” che ha girato il video, il tentativo goffo di recuperare il telefono, il ricatto che ne consegue: sono tutti elementi che intrattengono ma non lasciano alcun segno duraturo. Alla fine dell’episodio, Simon e Trevor sono esattamente dove erano all’inizio, con la sola differenza di aver passato ventitré minuti insieme sullo schermo.
UN EPISODIO FILLER, MA ALMENO CONSAPEVOLE
Se c’è un aspetto positivo in tutto questo, è la consapevolezza. Wonder Man non prova nemmeno a mascherare la natura filler di questo episodio. Non c’è l’ambizione di inserire colpi di scena, non ci sono rivelazioni importanti, non ci sono snodi narrativi che torneranno a pesare più avanti. È un episodio frivolo, superficiale e volutamente tale, e proprio per questo la sua breve durata gioca enormemente a suo favore.
Ventitré minuti sono il tempo perfetto per raccontare una storia di questo tipo. Se l’episodio fosse durato quaranta o cinquanta minuti, sarebbe stato un problema serio. Così com’è, invece, scorre via veloce e senza diventare indigesto. È uno di quei casi in cui la brevità salva il contenuto: lo spettatore percepisce chiaramente che non sta guardando un tassello fondamentale della serie, ma allo stesso tempo non si sente derubato del proprio tempo.
BEN KINGSLEY DOMINA LA SCENA (ANCORA)
Se l’episodio funziona più del previsto, gran parte del merito va a Ben Kingsley. Ogni volta che Trevor entra in scena, il livello sale automaticamente. Kingsley si diverte, è evidente, e quella sua capacità di rendere credibile anche il dialogo più assurdo è ciò che dà identità a un episodio che altrimenti rischierebbe di risultare del tutto trascurabile.
Il suo Trevor è sopra le righe ma mai fastidioso, caricaturale ma sempre umano, ed è probabilmente l’elemento più riuscito dell’intera serie. Anche in un episodio che non ha nulla di realmente necessario da dire, Kingsley riesce a rendere ogni scena viva, sia visivamente che a livello di ritmo. È un piacere guardarlo e ascoltarlo, e si ha la netta sensazione che sia lui stesso il primo a divertirsi all’interno di questo universo Marvel decisamente atipico.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Tirando le somme, il quinto episodio di Wonder Man è sufficiente ma ampiamente evitabile nell’economia complessiva della miniserie. Non rovina nulla, non compromette personaggi o trama, ma non aggiunge neppure qualcosa di significativo. È uno di quegli episodi che esistono perché Disney+ ne ha ordinati otto, e questa sensazione è difficile da ignorare.
La frustrazione che potrebbe generare è però mitigata da due fattori chiave: la durata contenuta e la leggerezza generale. Non è un episodio che pretende attenzione emotiva o coinvolgimento profondo, ed è probabilmente meglio così. Si guarda con piacere, si dimentica in fretta e si passa oltre.


