Prosegue il nuovo corso di Star Trek sotto la guida di Alex Kurtzman, stavolta con a bordo una nuova showrunner, l’italianissima Gaia Violo. Una notizia che deve rendere particolarmente orgoglioso il fandom nostrano, e che dovrebbe rappresentare il segnale di dare una chance a una serie che non è nata sotto il segno della buona stella, essendo discendente dalla problematica Discovery. Tuttavia la speranza è che col tempo la situazione migliori, portando anche la timeline del XXXII secolo al passo con la qualità media dei prodotti odierni di Star Trek, come Strange New Worlds o Picard.
La nuova protagonista è stavolta il Capitano Nahla Ake, interpretata dalla Premio Oscar Holly Hunter, impegnata a ricostruire l’Accademia della Flotta Stellare e a formare una nuova generazione di ufficiali. Il cast presenta tanti nuovi volti, introducendo nuove razze e “tipologie” di personaggi, andando a spingere al massimo sull’acceleratore dell’inclusione, più di quanto storicamente Star Trek abbia mai fatto.
OLTRE LA DISCOVERY
Qualcuno pensava che dopo il disastro targato Discovery si abbandonasse questa linea narrativa per tornare a situazioni più classiche, però va dato atto a Kurtzman di essere un creativo coraggioso. Come se sentisse la necessità di andare oltre la timeline raccontata in televisione negli anni ’60, per raccontarne una più moderna. D’altronde, sono passati circa 60 anni dalla messa in onda della prima storica serie, e quindi, in maniera analoga, gli autori scelgono di far passare (molti) anni per raccontare un futuro che sia credibile per uno spettatore moderno.
Per quanto la tecnologia narrata in Star Trek sia futuristica, nello stile era certamente retrò ed ancorata ad una forma ormai antiquata. Al punto che già negli anni ci sono state spesso delle retcon dal punto di vista scenografico e dei costumi per svecchiare quello stile futuristico, che è già un simpatico anacronismo.
LA NUOVA FRONTIERA DELL’INCLUSIONE
In un cast di personaggi totalmente nuovi, vi sono comunque alcuni volti noti. Sia per attori conosciuti al grande pubblico come Holly Hunter o la special guest Paul Giamatti nel ruolo del pirata Nus Braka, ma anche per personaggi che ritornano da serie vecchie, come il Dottore di Robert Picardo, che proviene direttamente dall’2370, a bordo della USS Voyager. Un lieto ritorno che va ad arricchire il cast, e funge anche da chiave importante per l’introduzione di un primo personaggio unico, ovvero quello di SAM, Cadetta appartenente alla specie olografica, e quindi non un essere vivente biologico.
Questo è il caso più eclatante, ma si potrebbe comunque parlare di Lura Thok, Istruttrice Capo dell’Accademia, che è un ibrido tra Klingon e Jem’hadar, storica specie introdotta in Deep Space Nine, che rappresentano la milizia dei Fondatori, all’interno del Dominio. Una bella chicca, che insieme al Dottore continua a strizzare l’occhio agli show degli anni ’90.
LO STAR TREK DI OGGI
La storia è anche abbastanza interessante sulla carta, rendendo lo show una versione più seriosa della divertentissima serie animata Lower Decks. Purtroppo, però, le leggerezze che si portavano dietro un po’ tutti gli ultimi prodotti televisivi di Star Trek, come ad esempio la scrittura “facilona”, tornano di moda, appesantiti da un’ambientazione non così iconica, e che quindi non riesce a farsi perdonare alcuni passaggi a vuoto, risultando spesso e volentieri una qualunque serie sci-fi.
La narrazione va troppo di fretta. Nahla Ake fa una figura barbina nel farsi sfuggire il piccolo Caleb, e dopo 15 anni e una dimissione per rimorso ecco che subito si fa convincere a rivestire con convinzioni i panni da Capitano. Allo stesso modo Caleb, ribelle segnato dal trauma di essersi visto separare dalla madre da bambino, subito si convince ad entrare nell’Accademia della Flotta Stellare, artefice del dolore più grande della sua vita, convinta dalla persona che gli ha rovinato l’infanzia, solo perché si era dimessa. Serve lavorare, e tanto, per raggiungere un livello quantomeno accettabile nello storytelling.
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Una bocciatura, anche se non drastica, per il pilot della nuova serie di Star Trek, che sceglie di proseguire sulle orme di Discovery. Forse sarebbe meglio rivalutare le cose prima che sia troppo tardi.


