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After Life 2×04 – Episode 4TEMPO DI LETTURA 3 min

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After Life entra ufficialmente nella sua seconda metà stagionale con un episodio che comincia ad accusare un po’ di stanchezza, bruciando già una potenziale trama orizzontale (la vendita del Tambury Gazette) e rimanendo tutto sommato nel limbo da cui sembra non voler uscire. La tristezza, intramezzata da situazioni assurde e personaggi improbabili, regna sovrana e riemerge prepotentemente in alcune situazioni, anche in maniera piuttosto forzata se si vuole.
Ricky Gervais è un tuttofare: regista, sceneggiatore e protagonista. Non è una novità ma è comunque un qualcosa che va sottolineato perché, nell’economia della serie e nel lungo periodo, potrebbe aver avuto un effetto nella realizzazione anche di questo “Episode 4”.

 

Tony: People think that I’m sort of OK, you know, like I’m getting on with it, I’m snarky now and again, and that this is a lapse, but it’s not. This is me all the time now. Everything else is the front, you know? I’m not well, but I remember what it was like to be normal, so I do an impression of that. But this is what I really am. And I want to be normal again… but I’m weak, you know?

 

Non è una novità ma è abbastanza evidente come il character di Gervais in questa stagione sia diventato fondamentalmente “bipolare“, con le virgolette che sono obbligatorie per enfatizzare la scelta e non la sintomatologia del nome. Come ammette lo stesso Tony al cimitero, la sua depressione non è ancora passata ma è semplicemente mascherata di una normalità che sembra vera, potrebbe esserlo ma alla fine non è. E ci sono diversi momenti nella puntata in cui emerge palesemente questo disagio: al cimitero dove si sente libero di parlare con la sua confidente; la sera sul divano guardando vecchi filmati; all’ospizio parlando con l’infermiera. Una situazione comprensibile ma che non mostra alcun segno di miglioramento.
A compensare il lato drammatico dell’episodio ci pensano i soliti character secondari, ravvivando una normalità grazie a storie surreali. Ecco quindi che la love story ancora non sbocciata completamente tra il Postino e la Lucciola (potrebbe essere un altro nome di una favola tanto amata da Gervais) si guadagna sempre più spazio, così come se lo conquista anche la ragazza completamente rifatta che non riesce ad esprimere emozioni. Piccole storie che sono così surreali da far permettere a questi casi umani di ritagliarsi istantaneamente un po’ di comprensione e tenerezza nello spettatore, tenerezza che ultimamente sta venendo meno invece nei confronti di Tony visto che, in 10 episodi, sembra non aver compiuto alcun passo in avanti.
Ed è questo che fondamentalmente si può additare a Gervais: l’assenza di un’evoluzione che stenta ad arrivare, nonostante una stagione e mezzo e diversi possibilità di miglioramento. Non essendo né una sit-com (chiaramente), né una serie antologica, la necessità del pubblico di assistere ad un’evoluzione, positiva o negativa che sia, ad un certo punto diventa necessaria per continuare a provare interesse verso il prodotto. “Episode 4”, in tal senso, è purtroppo sulla strada sbagliata.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • La storia del postino e della prostituta è un qualcosa di speciale
  • La ragazza che si è rifatta tutto con le tette di marmo
  • La favola di “Al Lupo! Al Lupo!”: Ricky Gervais sembra veramente focalizzato sulle favole in questa stagione
  • Bruciata subito in partenza la potenziale storyline della vendita del giornale, storyline che non avrebbe fatto male alla stagione
  • Lo psichiatra comincia a risultare pesante perfino a chi apprezza le battute fuori luogo
  • Lentezza generale

 

Il lento susseguirsi della quotidianità di Tony sembra rappresentare l’unica certezza dello show che in questo terzultimo episodio conferma il suo immobilismo scenico. Chi si aspettava un qualche tipo di cambiamento da questa seconda stagione può ora serenamente mettere da parte le aspettative e venire a patti con la realtà. Un po’ come il protagonista.

 

Episode 3 2×03ND milioni – ND rating
Episode 4 2×04ND milioni – ND rating

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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