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After Life 3×06 – Episode 6TEMPO DI LETTURA 4 min

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After Life 3x06 recensioneCome predetto dalla recensione di “Episode 5“, era il caso di preparare i fazzoletti. Fazzoletti che, questa volta, non sono utili per sfogare la tristezza accumulata nel corso della visione della vita di Tony Johnson ma per esternare una rinnovata pace interiore che si è andata a maturare nel corso della serie. Una pace che viene immortalata nei momenti finali di questa “Episode 6”, a tutti gli effetti il canto del cigno dell’opera scritta, diretta ed interpretata da Ricky Gervais.
La conclusione data alla stagione, infatti, profuma di positività ma anche di accettazione per la realtà della vita passata, presente e futura di Tony. E sembra essere questa la lezione che Gervais vuole condividere con il suo pubblico tramite l’ultima inquadratura che sfuma tra le decadi e le stagioni.

Tony:You know, I think how lucky was I to exist at the same time as Lisa? Spend all my time with her. All my love. Then it all comes crashing down, and I remember she died, and I’m alone. I can’t wait to die.
It all happens in seconds, and constant, you know? And then today, at the hospice, I met a little kid. So sweet and innocent. And all my own troubles… are put on hold.
They were still there, but he became my troubles, you know? And, it sort of stopped the cycle, the descent into darkness, because I had a cause. It’s like: if the kid lives, then so do I.

C’È SPERANZA OLTRE LA SOLITUDINE


Nel variegato universo di casi umani in cui vive Tony, alla fine sembra esserci una seconda chance per tutti. La Tambury Fair è infatti l’occasione giusta per riunire in un unico posto tutti i vari personaggi secondari che popolano la cittadina e che sono fondamentalmente accomunati da una cosa sola (oltre le loro peculiarità): la solitudine.
Il tema della solitudine è infatti centrale da sempre in After Life e Gervais l’ha analizzata (informalmente) dando ampio spazio in termini di minutaggio a molti character in questa stagione. C’era la sensazione che fosse così per dare alla trama un respiro più ampio, se di trama si può effettivamente parlare, invece alla fine, guardando alla stagione nel suo complesso, si capisce il senso più generale e la motivazione. E, soprattutto, vengono presi due piccioni con una fava: c’è un happy ending per tutti grazie ad un aiutino di Tony che trova proprio nell’aiutare il prossimo la sua nuova personale motivazione per andare avanti.

IL VERO HAPPY ENDING


I’ll see you later.

L’incontro con il bambino in ospedale è oggettivamente toccante e penetra perfino il cuore di Tony. Un breve dialogo che dà finalmente la tanto attesa spinta per lanciare Tony oltre la barricata e fargli trovare un motivo per alzarsi la mattina. Tutta la seconda parte della puntata è infatti un susseguirsi di buone azioni che si manifestano con il tanto discusso ritiro del premio morte dell’assicurazione e gli assegni dati a tutti coloro che potevano beneficiare di un aiuto in denaro.
Quello che si ha di fronte allo schermo è un Tony diverso, che ha accettato la sua situazione, non cerca più il suicidio e ha finalmente scelto di andare avanti, soffrendo ma anche guardando al passato e al presente in una maniera differente. La scena finale in cui si allontana nel prato è toccante e profondissima e riassume in pochi secondi il corso dell’intera vita fino al suo momento finale. La dissolvenza di Lisa e Brandy enfatizzano il lutto che Tony ha già vissuto e che dovrà vivere quando sopravviverà anche al suo cane, il tutto fino a quando non sarà il suo turno e si riunirà alla moglie defunta e al suo quattro zampe.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scena finale con dissolvenza e alberi che segnano il passare degli anni e delle stagioni
  • Tony viene finalmente a patto con la sua solitudine
  • Generale senso di speranza
  • Ottima colonna sonora
  • Il dialogo tra Tony ed il bambino in ospedale
  • Niente da segnalare

 

Onestamente, guardando alla trama e al percorso fatto da Tony, questo sembra essere il miglior series finale che si potesse sperare di avere. Semmai ci dovesse essere un passo indietro e di conseguenza una 4° stagione, il tutto andrà rivalutato a posteriori, per ora non si potrebbe chiedere di meglio.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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