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American Gods 3×04 – The UnseenTEMPO DI LETTURA 3 min

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Recensione American Gods 3x04 AmazonSi continua a temporeggiare, a posizionare personaggi, a risolvere piccoli snodi di trama incorniciando il tutto con splendide sequenze visive. In sostanza, American Gods continua a rimanere fedele a se stessa. Tanto chi l’ha voluta abbandonare l’ha fatto già da tempo. Mentre chi è rimasto, oltre a soffrire di una controversa forma di masochismo, si è adattato a questo tipo di narrazione. E rimane lì, in attesa.

L’IDENTITÀ DI BILQUIS


Per esempio, nell’episodio precedente Bilquis era sparita dal suo appartamento a New York dopo aver assorbito vaginalmente il finanziatore che stava aiutando i New Gods nel loro piano di impiantarsi nel cervello dei loro adepti. Dai segni lasciati e dalla presenza di Technical Boy, sembravano esserci i presupposti per un sviluppo interessante e, soprattutto, per una svolta importante nella trama. Beh, Bilquis in realtà non è stata uccisa, ma solo rapita da Mr. World che è di nuovo tornato ad un aspetto maschile e le chiede umilmente di collaborare.
Qui si aprono altri punti interrogativi, soprattutto se si tiene conto della relazione e della riscoperta della propria identità della stessa Bilquis, legata agli antichi dei africani visti nella splendida sequenza iniziale. Non viene spiegato nulla, ancora una volta. È vero che il tutto è sempre mostrato con belle immagini e sequenze interessanti ma ci si ritrova sempre allo stesso punto, alla medesima domanda: qual è il ruolo di Bilquis nel quadro generale? Potrebbe cominciare a non bastare la presenza scenica dell’attrice (Yetide Badaki), capace di ipnotizzare anche quando piove lacrime antiche.

GLI ADORATORI DI MARILYN MANS…EHM…ODINO


Anche nella parentesi dedicata a Wednesday le cose non avanzano. Il suo segmento sembra essere solo una scusa per sfruttare la presenza di Marilyn Manson, nei panni del cantante Johan Wengren della band death metal “Blood Death”, alla base del seguito degli adoratori di Odino. Usato probabilmente come mero strumento da Wednesday per sacrificare i membri della sua band, per vendicarsi si rende protagonista di una spettacolare esplosione nel locale/ritrovo degli adepti, portando alla follia lo stesso padre dei vecchi dei. Sarà vero?
Nonostante Cordelia provi a cercare aiuto per Wednesday, Shadow non sembra raccogliere la richiesta ma anzi è ancora tremendamente interessato alla ricerca di Bilquis, forse convinto che da lei troverà le risposte e il suo ruolo in tutta questa faccenda. Così prosegue il suo cammino, insieme a quel cretino di Technical Boy.

COSA SI SALVA QUINDI?


Quest’ultima coppia, per esempio? I loro segmenti riescono a strappare qualche sorriso. Certo non siamo ai livelli del primo periodo della coppia Laura/Sweeney, ma le loro scene sono un piacevole comic relief. Inoltre, Shadow sembra stia recuperando una certa autonomia e consapevolezza di sé, nonostante sia ancora manipolato dal padre (il suo arrivo a Lakeside) o da Bilquis (le visioni dove veniva richiamato). Con quest’ultima potrebbero esserci sviluppi interessanti.
Quella con cui si trovano le più grandi soddisfazioni è però Laura. La sua storyline “verso il purgatorio e ritorno” regala, oltre a splendide sequenze, anche un personaggio molto più complesso e interessante di quello che poteva apparire fino a poco prima del sacrificio per Sweeney. La sua redenzione, accompagnata dalla perdita di due delle persone che più ha amato nella sua vita (Shadow prima e Sweeney poi), l’ha portata finalmente a centrarsi, iniziando ad assaporare la vita nelle sue cose più semplici, anche fosse solo mangiare uno snack o prendere una bella boccata d’aria. La sua missione ancora non è chiara ma si percepisce quella progressione che, come detto, latita nel resto della serie.
Forse a questo si aggrappano gli strani spettatori, leggermente masochisti, di questa serie.

THUMBS DOWN
  • Il ritorno di Laura Moon
  • L’intro dell’episodio
  • Troppe trame senza connessione che si trasformano in parentesi pretestuose

 

Forse dal prossimo episodio si cambierà marcia. Per ora siamo sempre lì, in una lunga e splendida attesa. Per carità, tutto bello da vedere, ma servirebbe qualcosa di più.

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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