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Game Of Thrones 3×09 – The Rains Of CastamereTEMPO DI LETTURA 5 min

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When you play the game of thrones, you win or you die.

Ancora una volta l’avvertimento, il monito, lanciato da Cersei Lannister non è dimenticato; a Westeros si scende a patti con il demonio, la calma apparente è il preludio alla tempesta perfetta e l’innocenza, la felicità non trovano spazio in questo luogo irto di ostacoli.
L’animo umano è un fitto mistero, sempre diviso tra bene e male, il lato oscuro attende, nell’ombra, pronto a prendere il sopravvento, a distruggere con forza devastante onestà, giustizia, amore; sono le scelte che determinano chi siamo, il libero arbitrio guida le decisioni ed ogni causa scatena un effetto, proprio come nella vita reale e spesso le conseguenze sono dolorose e crudeli. È il tradimento che permea come olio sull’acqua questo episodio, che diventa soffocante, spaventa ma spiazza tutti e proprio per questo è, semplicemente, geniale.
Jon Snow non può più tardare la sua scelta: tradire e diventare davvero un Bruto o tenere fede al suo impegno di Guardiano? Il ragazzo finalmente decide, prende consapevolezza del suo destino e neanche il cuore spezzato della “baciata dal fuoco” lo farà tornare indietro; Jon, il bastardo di Eddard Stark, nato da un tradimento, decide di non essere traditore, di fare ammenda, sceglie per sè una strada diversa, rinunciando all’amore e abbracciando l’onore.
Daenerys Targaryen conquista la città degli schiavisti Yunkai attraverso il tradimento di Daario Naharis: grazie a lui, Sir Jorah e Verme Grigio espugnano la città per poi conquistarla. La giovane Madre dei Draghi ancora non conosce il prezzo di quanto accaduto ma ha imparato che per agire giustamente, si deve essere pronti a tutto e spesso, seppur il fine sia nobile, si raggiunge con il sangue.
Bran non è più lo “Spezzato”: lascia Rickon, Osha e il passato alle sue spalle, accetta il suo dono da metamorfo ed ora è davvero pronto a seguire ciò che il fato ha in serbo per lui.
Arya si lascia andare alla speranza di riuscire davvero a ricongiungersi ai suoi cari ma nessuno più di lei conosce la paura di quello stesso sentimento, di arrivare ad un passo dalla salvezza per poi vedersi togliere tutto senza pietà.
Gli occhi sono puntati sull’odissea degli Stark, la famiglia che più di ogni altra conosce il dolore, che fa scelte difficili in nome di valori puri ma che in una realtà dove il potere è potere, paga sempre la propria incorruttibilità con una sofferenza senza pari. La famiglia del Nord è destinata a sfiorarsi senza mai incontrarsi: succede tra Jon e Bran, che vede il fratellastro attraverso gli occhi di Estate; tra Catelyn, Robb e Arya che ancora una volta assiste impotente all’ingiustizia, senza poter far nulla per cambiare le cose.
Martin è uno scrittore che fa del rischio, del coraggio e diciamolo, anche del sadismo, la sua firma: la serie non è da meno, segue i passi del Maestro, fa sue le tematiche che affronta, rispetta lo spirito della saga e gli autori lo dimostrano più che mai nella sequenza delle tanto attese, da lettori e non, “Nozze Rosse”.
Lo spettatore inerme che non sa cosa aspettarsi dalla “puntata nove” ed è neofita dei libri, resta ancor più scioccato da quanto accade non solo per la crudeltà senza fine ma dal colpo di scena che si abbatte su di lui come uno tsunami. Eppure, posso assicurare che io, lettrice, sono comunque rimasta senza parole dal realismo scelto dagli sceneggiatori per mostrarci le conseguenze di una scelta fatta in nome di un sentimento sincero ma che è veicolo di tradimento per gli Stark e che diventa pretesto per anni di invidia, voglia di rivalsa e vendetta da parte di un personaggio negativo e avido.
Sulle note di “Rains of Castamere” che contribuisce alla creazione del perfetto climax, si consuma l’evento drammatico più cruento: Walder Frey, corroso dall’odio e dalla voglia di punire l’affronto fattogli da Re Robb, si unisce a Roose Bolton, ormai traditore unitosi ai Lannister, e insieme ordiscono un massacro, passando a fil di spada Talisa, Robb e infine Catelyn. Tutto è girato con una maniacale attenzione al dettaglio, assistiamo anche all’uccisione di Vento Grigio e attraverso gli occhi di Arya, restiamo distrutti, corpi vuoti senza speranza.
Mi soffermo sulla differenza più lampante tra serie e saga: la fine destinata al personaggio di Talisa e al suo bambino, entrambi inesistenti nei libri, rimarrà impressa nelle menti dello spettatore per moltissimo tempo e personalmente, ho apprezzato la scelta di unire lei e Robb anche nella morte: ciò che li lega va oltre la presenza terrena, che possano trovare pace accanto agli dei vecchi e nuovi.
Ma il personaggio che fino alla fine resiste e combatte pur nella paura è Catelyn; Michelle Fairley è magnifica nella sua disperazione, nella sua forza e piangiamo con lei la perdita del suo primogenito, la ammiriamo per la sua splendida fierezza e soffriamo nel vederla morire, nel constatare la crudezza di un mondo meschino e non possiamo che restare in un silenzio, accecante, assordante come quello dei titoli di coda. Vicende di questa portata emotiva non sono comunque esenti da difetti, da riconoscere più nella serie: il tradimento di Bolton non è stato preparato a dovere nelle puntate precendenti ma è così dirompente qui che ci si passa sopra senza troppi complimenti.
George Martin fin dalla prima pagina ci avverte che tutti sono protagonisti, come nella vita vera nessuno è immune alla morte che arriva nei modi più disparati; quello che conta è ciò che costruisci mentre sei in vita, ciò che consegni alla storia. Il rischio di una scelta narrativa di questo tipo è molto alto ma quando si riesce nell’intento, come in questo caso, di stupire, di raccontare “sporcandosi le mani” una vicenda umana che trascende il tempo, che valica i confini della finzione e ti spacca il cuore, non resta altro che riconoscere la genialità di un lavoro praticamente perfetto.

PRO:

  • Le “Nozze Rosse”: da brivido
  • Michelle Fairley e la sua interpretazione da Oscar o almeno da Emmy
  • Il silenzio durante i titoli di coda
  • Maisie Williams che dona alla sua Arya una forte profondità
CONTRO:
  • Il tradimento di Roose Bolton non è stato ben preparato nel corso delle puntate

 

Game Of Thrones è una serie con mille facce, mai scontata, mai banale, non sempre perfetta ma coerente e coraggiosa: ci avviamo al finale di stagione storditi, dispiaciuti o arrabbiati ma non annoiati; la qualità delle scene, i dialoghi, l’introspezione dei personaggi è di altissimo livello e senza dubbio questa puntata merita la promozione a pieni voti.

 

VOTO EMMY

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

3 Comments

  1. Sarà una mia impressione ma Jon non ha mai dato nemmeno per un'istante impressione di voler diventare bruto.
    Se poi mi stai spoilerando il libro..'tacci tua:D

    Poi la parte su Dany mi puzza di spoiler da libro (per inciso io ho cominciato a leggerli da poco): come puoi parlare di conseguenze? Non hanno fatto vedere nulla!

  2. I momenti in cui Jon sta con Ygritte sono quelli in cui diventare Bruto è qualcosa a cui ha pensato: ha definitivamente chiarito che non sarebbe stato così in questa puntata.
    Nelle serie precedenti Dany ha avuto tantissime esperienze cruente pagate con il fuoco: la rinascita come Madre dei Draghi, la distruzione della Casa degli Eterni e qui lo sterminio dei padroni; ogni azione bagnata dal sangue ha fino ad ora avuto delle conseguenze e ne deduco che ci saranno anche in futuro, sulla scia di quanto accaduto alla ragazza fino ad ora.
    Non spoilero, non mi permetterei mai!

  3. Per quel che riguarda Jon mi dava l'impressione esattamente opposta. Vuole essere un fratello, e teme di rompere il proprio giuramento, ma non sa come fare senza farsi scoprire. Poi ovvio con Ygritte durante l'atto è preso da tutt'altro(:D) ma poi ritorna a restare convinto dalla parte della guardia. IMHO.

    Per Dany parlare di un prezzo di quanto accaduto mi pare sospetto ecco: finora da quando ha i draghi con sè non ha mai pagato conseguenze particolarmente negative per le sue scelte. Le morti di schiavisti non le considero esperienze che la segnino o la strazino per intenderci.

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